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Nuova tangenziale di Andria, Montepulciano: "La bretella sud, il nostro ambiente, la nostra storia"

Intervento di Nicola Montepulciano, storico ecologista andriese

Continua ad essere particolarmente "animato", il dibattito cittadino sulla così detta "bretella sud", ovvero la nuova strada tangenziale - da via Corato a via Canosa che dovrebbe sorgere alla periferia di Andria e delle conseguenze sull'ambiente e sul territorio che avrebbe questo tipo di opera pubblica. Accogliamo oggi l'intervento dello storico ambientalista andriese, Nicola Montepulciano.

«E' stato detto tutto o quasi sulla inutilità, sotto molti aspetti, della realizzazione della così detta "Bretella sud". Vogliamo soffermarci sui notevoli danni ecologici e culturali che comporta. E' evidente che ci sarà un ennesimo, forsennato consumo di suolo e questo deve farci paura: siamo il Paese che ne consuma di più in Europa, per l'equivalente di ottomila campi di calcio all'anno e questo vuol dire impermeabilizzazione continua del territorio. E anche la Puglia concorre in questo poco piacevole primato e il pensiero va a quel che è successo in Emilia-Romagna. Scusate, signori, una strada lunga, 9km e larga, 18,60m costituisce una vastissima fetta di territorio di Andria da impermeabilizzare, che non potrà più assorbire l'acqua piovana; dovesse piovere lentamente e per poco tempo il terreno circostante potrebbe farcela ad assorbirla, ma se dovesse cadere la metà della pioggia caduta in Romagna per il nostro territorio e per noi sarebbe la catastrofe, vista la presenza di molte strade, alcune alquanto inutili, che impermeabilizzano il nostro territorio. Non parliamo poi del calore che l'asfalto riverbera nell'ambiente, aumentando la temperatura estiva già rovente. E non è da pensare che in Puglia eventi simili a quelli della Romagna non si possano verificare. Speriamo mai. Ma a pag. 9 della Determinazione Dirigenziale n. 142 del 20/1/2014, a proposito del proponente, si legge: "Dal punto di vista naturalistico la zona presenta un elevato degrado dovuto all'alto tasso di antropizzazione: vi e' scarsa o nulla vegetazione. l'ecosistema presente in area vasta e' per la maggior parte un ecosistema di tipo artificiale, ossia prodotto da attivita' dell'uomo. attualmente, infatti, i coltivi occupano la maggioranza dell'area. la fauna vertebrata presente nell'area e' piuttosto esigua". Osservazioni che lasciano sbalorditi. Tutti gli oliveti, pometi, orteti, vigneti, mandorleti sarebbero ecosistemi degradati, artificiali dovuti all'intervento dell'uomo e quindi, alla bisogna, si possono asfaltare. Così allora le dighe, che sono bacini di raccolta acqua artificiali sono ecosistemi degradati perché creati dall'uomo e quindi, al momento opportuno, possiamo fare quel che ci fa comodo: sci nautico, canottaggio, immersioni in apnea, giochi d'acqua e, eventualmente, svuotarli e asfaltarli per farne strade. Ma molti volatili d'acqua dolce quasi sempre colonizzano questi specchi d'acqua e se ne servono come se ci fossero stati da sempre, come veri e propri laghi, creando interrelazioni ecosistemiche completamente simili a quelli che si osservano nei bacini naturali, si ha una sorta di naturalizzazione a tutto vantaggio dell'umanità. Stesso discorso vale per i rimboschimenti che sono "ecosistemi di tipo artificiale, ossia prodotti da attività dell'uomo", perciò "dal punto di vista naturalistico presentano un elevato degrado". Per questo si possono tranquillamente eliminare se un giorno salta in testa a qualcuno di costruire un campo da golf o di calcio, un residence, con tanto di strade. In tutti e tre i casi si dimentica che sono artifici utilissimi all'umanità e sempre con l'aiuto della Natura e ci sembra inutile spiegare perché. Se poi si vuole sostituire l'olio d'oliva con quello di semi, col burro o col grasso suino ben vengano, così l'ictus e l'infarto sono ben serviti a tavola. Ma l'ultima frase ci svela che è stata condotta da valenti ecologi una esemplare ricerca sulla fauna dell'oliveto: "La fauna vertebrata presente nell'area é piuttosto esigua". E' come dire che giardini o ville comunali sono luoghi degradati perché sono creati dall'uomo e perché non vi è fauna vertebrata. Ma non è difficile osservare negli oliveti, a seconda delle zone, la presenza di volpi, cinghiali, donnole, faine, ricci, conigli selvatici, tassi, seppur occasionalmente. Una buona parte di questi animali la si può osservare solo di notte. Ma non è che si pretende di vedere negli oliveti cervi, capre selvatiche, caprioli, daini? C'è qualcuno che li ha visti nei nostri boschi? Qui si trovano tantissimi insetti che saremo costretti a mangiare se si continua ad asfaltare. La così detta "Bretella sud" toccherà, purtroppo, le località di Monte Faraone e di Santa Barbara ed altre contigue, di notevolissima importanza storico-archeologica. Moltissime sono le ricerche condotte in queste località da storici ed archeologi di fama nazionale ed internazionale, che poi ne hanno chiesto la protezione insieme alla Soprintendenza di Bari. Accanto a questi possiamo annoverare, dai secoli scorsi sino ad oggi, una nutrita schiera di validissimi studiosi locali. Tutte queste località rientrano magnificamente nella Legge Galasso dell'8 Agosto 1985 e nella Legge 29 Giugno 1939. Se malauguratamente le ruspe dovessero arrivare a sventrare queste località sarebbe l'ennesimo ladrocinio di Storia ma anche di Archeologia e di Natura. Sarà un duro colpo anche all'ecosistema boschivo di Santa Barbara (anche questo artificiale?) poiché vi è un piccolo bosco di querce roverella e relativa fauna. In un'area di questa collina, lasciata in pace, si sta assistendo alla espansione boschiva per via naturale. Ma, indipendentemente dal piccolo bosco, una volta intaccata la collina potrebbero verificarsi frane. Politicamente si prendono provvedimenti tanto per far vedere che si fa qualcosa, ciò che, scusando il non eccelso neologismo tutto mio, possiamo definire "farismo". Siamo permeati della mentalità che la Terra debba essere trattata come schiava, come prostituta per soddisfare capricci ammantati dalla prospettiva di miglioramento economico. Sono questi i motivi che spingono i giovani a protesti eclatanti, con modi che sembrano dannosi ma non lo sono. Ci dicono che per pulire i muri che imbrattano, ma non danneggiano, si spendono centinaia di euro, ma quanti miliardi si spenderanno per il disastro romagnolo per la follia umana del non rispetto della Natura? Ora i giovani di Ultima Generazione protestano imbrattando il proprio corpo a significare che il non rispetto della Natura uccide», conclude il suo intervento Nicola Montepulciano.
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