Luisa e Carolina Porro
Luisa e Carolina Porro
Speciale

Memoria di comunità: un elogio alle sorelle Porro

Colpevoli di avere alle spalle una storia secolare di ricchezza e di appartenere a un ceto sociale privilegiato

Ricorre oggi il 77 anniversario dell'eccidio delle sorelle Porro, compiuto in quel fatidico 7 marzo del 1946 ad Andria. Una dignità storica che merita di essere ricordata.

E' noto che in quel periodo i braccianti agricoli andriesi versavano in gravi condizioni economiche da cui nacque, accecati dall'odio di classe, una consequenziale violenza: usarono le armi e cercarono la morte per rivendicare i propri diritti.

Vittime indiscusse di tanta violenza, nella città di Andria furono le sorelle Porro: Stefania, Vincenzina, Carolina e Luisa.

Le sorelle Porro donne di Chiesa e di preghiera, ricordate per la loro profonda fede, erano ricche proprietarie terriere. Si impegnarono nei lavori domestici, nell'ago e nel cucito. Dedite alla beneficienza e alla preghiera, incapaci di far del male, elargirono la somma di cinquecento mila lire ai Salesiani per acquistare un terreno e costruire un oratorio, ancora oggi in vita, "Don Bosco" che, che con la sua costruzione avrebbero trovato lavoro tanti disoccupati andriesi.

Colpevoli di avere alle spalle una storia secolare di ricchezza agraria e per questo di appartenere a un ceto sociale privilegiato.

Il loro destino fu credule. Nel 1945 i rapporti tra la classe dei braccianti e le istituzioni pubbliche e religiose e i proprietari terrieri si aggravarono. Tanto che nel 1946, i primi di marzo, quando gli scontri divennero sempre più accesi, le tre sorelle ormai anziane e fiduciose nella loro preghiera rifiutarono di lasciare la loro dimora in piazza Municipio certe che nessuno avrebbe mai fatto del male.

Il 6 marzo, alcuni individui si presentarono al loro palazzo in piazza Municipio per rovistare i loro appartamento in cerca di armi e persone. Ma nulla trovarono. Così il pomeriggio del 7 marzo mentre la piazza gremita, attendeva l'inizio di un comizio, da parte di Giuseppe Di Vittorio, in piazza Municipio con l'intento di pacificare gli animi, uno sconosciuto, senza tener conto delle conseguenze, sparò un colpo di pistola in aria. Fu il segnale della rivolta. In via Ferrucci furono innalzate barricate per impedire l'arrivo delle forze dell'ordine. Il Palazzo Porro fu incendiato, saccheggiato e gli occupanti trascinati per strada.

Stefania e Vincenzina nonostante le violenze scamparono alla morte, mentre per Luisa e Carolina non ci fu nulla da fare. Subirono una violenza efferata che non conosce ugual nella storia della città federiciana.

Carolina fu uccisa da un colpo di baionetta allo stomaco e pestata a sangue mentre Luisa dopo aver "benedetto" il suo carnefice fu spinta violentemente contro uno spigolo della porta attigua all'armeria Giannotti. Le sorelle Caroline a Luisa giacquero nel fango per tutta la notte e i loro corpi abbandonati sul marciapiede, vicino all'armeria Giannotti in via Bovio.

Al mattino dell'8 marzo girava voce che i due corpi inermi sarebbero stati addirittura strascinati per le vie della città. Finalmente intervenne la forza pubblica e su sollecitazione del Vescovo Di Donna, i cadaveri furono finalmente trasportati al cimitero.

Quando poi alle ore 11:00, l'onorevole Giuseppe Di Vittorio parlava alla gremita piazza Municipio in cui prometteva che il lavoro molto presto sarebbe arrivato e che l'ordine pubblico doveva subito ritornare sovrano.
Le sorelle Porro pagarono così un prezzo troppo alto e ingiusto nella lotta tra le classi sociali, e per questo oggi si rende doveroso rendere memoria delle vittime non ricordate a sufficienza della storia cittadina, come dichiara il Sindaco di Andria, avv. Giovanna Bruno.

(fonte iporro.it)
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