mons. Luigi Mansi. <span>Foto Riccardo Di Pietro</span>
mons. Luigi Mansi. Foto Riccardo Di Pietro
Religioni

"La parola come balsamo, non come arma. Riscoprire la sacralità del linguaggio"

Riflessione domenicale di Mons. Luigi Mansi Vescovo di Andria

Mi rivolgo all'intera comunità diocesana con il cuore di pastore e padre, mosso da una profonda inquietudine e da un insopprimibile desiderio di bene. Sono profondamente convinto che la nostra comunità, ricca di storia, fede e tradizioni, sia chiamata a riflettere su un fenomeno che, con crescente evidenza, intacca il tessuto del nostro vivere civile e spirituale: la diffusione di un linguaggio scurrile, volgare e, a volte, dolorosamente blasfemo, specialmente tra i nostri adolescenti e giovani. Io stesso più volte ne ho fatto ultimamente amara e dolorosa esperienza con gruppi di ragazzini che facevano a gara a chi la sparava più grossa, perché…il Vescovo che era nei pressi potesse sentire!
Non si tratta di un semplice scivolone lessicale o di una momentanea leggerezza. Quando le parole sono impregnate di disprezzo e irriverenza, e quando a esse si accompagnano atti irrispettosi e di bullismo verso il prossimo, siamo di fronte a una ferita aperta che mina le fondamenta della convivenza e della dignità umana. E poi non ci meravigli il fatto che dalla violenza delle parole si passa inevitabilmente alla violenza dei comportamenti.
La Parola, per noi cristiani, è all'origine di tutto – In principio era il Verbo. Essa è il primo strumento che Dio ci ha donato per creare relazioni, per elevare lo spirito, per costruire la pace. Abusare del linguaggio, svilirlo con volgarità o, peggio ancora, profanarlo con la bestemmia – che è l'offesa più diretta al Nome di Dio, fonte di ogni bene – significa impoverire l'anima e degradare l'immagine stessa dell'uomo, creato a Sua somiglianza.
"Il vostro parlare sia sempre gentile, sensato, in modo da saper come rispondere a ciascuno come si deve." (Col 4,6). Questo monito Paolino è oggi più che mai attuale.
Il linguaggio scurrile e irrispettoso non è solo un problema di forma, ma è sintomo di una profonda crisi di senso e di valori. Esso rivela spesso una mancanza di autostima, una difficoltà a comunicare in modo autentico e costruttivo, e talvolta, purtroppo, una assenza di educazione al sacro e al rispetto del prossimo. Il vuoto che non si sa riempire con l'ascolto, la pazienza e la carità, viene riempito con il grido della volgarità.
Mi rivolgo a chi usa queste parole: sappiate che ogni parola ha un peso, ogni espressione lascia un segno. Scegliere la scurrilità e il non rispetto è una scelta di inciviltà che rende il cuore duro e allontana la grazia.
Come Vescovo di Andria, desidero lanciare un appello sentito a tutta la comunità educante:
Alle famiglie: siete la Chiesa domestica, il primo e insostituibile luogo dove si impara l'amore, l'ascolto e il rispetto per il prossimo e per il Nome di Dio. Sorvegliate e dialogate con i vostri figli sull'uso responsabile e dignitoso della parola.
Alle scuole e alle istituzioni: siate promotori instancabili della cultura della gentilezza, della solidarietà e del dialogo costruttivo. L'educazione civica passa anche e soprattutto attraverso il linguaggio.
Alla Comunità cristiana (parrocchie, associazioni e movimenti): rafforziamo l'impegno nella catechesi e nell'educazione alla fede, riscoprendo la sacralità della vita e di ogni essere umano, che riflette il volto di Dio.
Non possiamo restare inermi di fronte a questa inciviltà che si diffonde. Dobbiamo essere tutti sentinelle vigilanti e costruttori di ponti, non di muri. Dobbiamo offrire ai nostri giovani un modello di vita dove la parola sia balsamo di consolazione e strumento di comunione, non arma di offesa.
Chiedo al Signore che lo Spirito Santo illumini i nostri cuori e le nostre labbra, affinché ogni nostra parola possa essere segno di benedizione e non di maledizione.

+ Mons. Luigi Mansi
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