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La buona sanità: «Colpita da una malattia rara, nell’ospedale di Andria ho ritrovato la vita»

La testimonianza di Anna Maria Barresi dopo la diagnosi di sindrome di Guillain-Barré

Una malattia rara, improvvisa e devastante che nel giro di poco tempo ha paralizzato il suo corpo. Ma anche una storia di rinascita, di competenza medica e di umanità. È quella raccontata da Anna Maria Barresi, che ha voluto condividere pubblicamente la sua esperienza con la sindrome di Guillain-Barré, una patologia neurologica poco frequente che può provocare una progressiva paralisi degli arti.
«Sono stata colpita da una malattia rara che mi ha improvvisamente paralizzata, prima agli arti inferiori e poi a quelli superiori», racconta Barresi. Un percorso drammatico, iniziato con sintomi inizialmente sottovalutati.

Il suo messaggio, infatti, è prima di tutto un appello all'ascolto. «Quando i primi sintomi sono comparsi - spiega - i sanitari del 112 arrivati a casa hanno attribuito tutto all'ansia, sottovalutando le mie parole. Ma il corpo non mente. Se fossi stata ascoltata subito, forse la diagnosi sarebbe arrivata prima».
La svolta è arrivata all'ospedale di Andria, dove Barresi racconta di aver trovato una vera eccellenza sanitaria. «La mia salvezza è stata lì - afferma - grazie al primario dottor Gianluca Masi e alla sua equipe: professionisti competenti, rapidi nella diagnosi e dotati di una grande empatia».

Parole di profonda gratitudine anche per tutto il personale sanitario del reparto. «Infermieri, OSS e ausiliari sono stati pilastri fondamentali: mi hanno fatto sentire in famiglia, con un sorriso e una mano sempre tesa». Un ringraziamento speciale è rivolto alla fisioterapista Nunzia Silvestre, che ha accompagnato Barresi nelle prime fasi del recupero: «Con dolcezza e sicurezza mi ha presa per mano in questo percorso così difficile».
Secondo Barresi, proprio il lavoro di squadra tra medici, operatori sanitari e terapisti rappresenta la vera forza che permette ai pazienti di affrontare la malattia con maggiore serenità.

Ora per lei si apre una nuova fase. «Domani inizierò il percorso riabilitativo: sarà un periodo intenso, ma necessario per tornare alla mia vita e riabbracciare i miei nipotini, che sono la mia vera linfa vitale».

Il suo pensiero finale è un ringraziamento sentito: «Grazie a chi mi ha curata e a chi saprà sempre ascoltare i pazienti. E grazie a tutti coloro che hanno sostenuto me e la mia famiglia con affetto sincero».
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