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Il vincolo sportivo, l'abbandono dello sport in età giovanile

Sborsate cifre esagerate per sciogliere questo legame: è successo anche nella Bat

Giocare a calcio sin dalla tenera età, imparare l'arte del pallone per poter arrivare un giorno a calcare i campi di calcio più famosi: è il sogno di qualsiasi ragazzino. Ce ne sono tantissimi, poi, che nel corso dell'età adolescenziale cominciano a fare "carriera" giocando le prime serie partite nei campionati dilettantistici a livello provinciale, o regionale per i più bravi. E ancora, se un ragazzo dimostra di avere stoffa e talento, può suscitare l'interesse anche di grandi squadre che potrebbero persino decidere di puntare su di lui per farlo crescere ancora e trasformarlo, un giorno, in un campione. Tutto ciò costituirebbe il sogno perfetto, certo. Ma a dare un calcio a questo sogno c'è un inghippo, un "legame" tutt'altro che affettivo: il vincolo sportivo.

Si tratta, essenzialmente, di un vincolo (vigente ancora, a livello europeo, solo in Italia e in Grecia) che lega un atleta alla società di appartenenza, e ha inizio con il tesseramento dell'atleta alla federazione di competenza. Il vincolo sportivo è concretamente rappresentato dal cartellino, il documento che attesta il tesseramento di un atleta presso una società sportiva. Il cartellino è, in sostanza, una tessera plastificata portabile (deve però esistere anche un corrispondente documento esteso in forma di contratto cartaceo presso gli archivi della società sportiva e in copia all'atleta), recante il nome, la foto riconoscibile, le altre generalità, il club di appartenenza e la federazione ufficiale di riferimento. Deve inoltre essere esibito nelle competizioni riconosciute dalle federazioni ufficiali per provare l'effettiva appartenenza dell'atleta alla società per cui concorre. Spesso si sono però verificate, anche nelle nostra Regione e Provincia, manomissioni dei cartellini con falsificazioni delle date di nascita (soprattutto nelle categorie giovanili) o della nazionalità di appartenenza; questi atti sono considerati frodi sportive e puniti severamente. Il cartellino viene considerato di proprietà della società sportiva con vincolo solo nei confronti della società presso cui l'atleta ha effettuato l'addestramento e la formazione tecnica. Sulla durata e proprietà del contratto di vincolo sportivo si è spesso acceso un dibattito in ambito legale e legislativo, in quanto la sua proprietà ne determina anche un eventuale valore monetario che può essere oggetto di speculazione economica o perfino di azioni ricattatorie.

E proprio qui risiede il problema, di cui molti genitori non sono a conoscenza perchè non esiste un'adeguata informazione a tal proposito e, soprattutto, spesso manca trasparenza da parte delle società sportive: in Italia i ragazzi non sono così liberi di giocare a calcio, e ad un certo punto del loro percorso calcistico sono costretti a rinunciarvi poichè il vincolo sportivo lega questi ragazzi alle società di appartenenza per anni. Secondo le norme federali, i ragazzi che giocano a calcio fra gli 8 e i 16 anni sono inseriti nella categoria Giovani e sono vincolati alla propria squadra di stagione in stagione. Ma a 14 anni, a seconda della categoria della società di appartenenza si aprono due strade diverse. I ragazzi tesserati per squadre della Lega Dilettanti diventano Giovani dilettanti e possono essere sottoposti a vincolo con quella società, un legame che si scioglie solo al compimento del 25° anno di età. I tesserati di società professionistiche diventano Giovani di serie e il loro vincolo va dai 14 ai 18 anni. Se per i professionisti il limite è la maggiore età, per chi gioca nelle serie minori cambiare squadra è quasi impossibile. E se, ad esempio, una famiglia di un giovane calciatore si trasferisce altrove, il ragazzo avrà la possibilità di cambiare squadra solo se il trasferimento è in un'altra regione e, addirittura, in una provincia che non sia contigua a quella di partenza; bisogna persino che si trasferisca l'intero nucleo familiare.

Il vincolo sportivo, pur variando (anche se di poco) da disciplina a disciplina, dura mediamente 10 anni: troppi per un ragazzo che vuole ambire a palcoscenici di un certo livello piuttosto che rimanere nella propria città o provincia o regione. Il dato più preoccupante, come già accennato, è che il vincolo sportivo, nato con l'intento di essere un elemento di salvaguardia per le piccole società, si è in realtà trasformato in una fonte di guadagno e, in molti casi, anche di ricatto, che impedisce la libertà individuale di un ragazzo che non è più libero di andare a giocare dove vuole. Anche nella nostra provincia Bat, come in tante altre parti d'Italia, è accaduto che i genitori dei ragazzi intenti ad iscriversi a una società sportiva non fossero a conoscenza della presenza del vincolo sportivo, che di fatto lega il proprio figlio a quella società per molti anni. E' successo a Bisceglie, ad esempio, che nel momento in cui una ragazza ha sentito il desiderio di andare a giocare in una società di pallavolo più importante a livello nazionale, dopo che questa stessa società aveva mostrato interesse nei confronti della "giovane promessa", la società sportiva di livello provinciale in cui militava ancora la ragazza ha richiesto ai genitori l'esorbitante cifra di 12 mila euro per sciogliere il vincolo sportivo. Ovviamente, i genitori si sono trovati completamente spiazzati di fronte a una simile folle richiesta in quanto non sono stati informati dell'esistenza di questo vincolo nel momento in cui hanno firmato l'iscrizione della propria figlia all'associazione sportiva.

Come è evidente, il vincolo sportivo rappresenta la maggiore causa di abbandono dello sport in età giovanile. L'articolo vuol essere un mezzo informativo rivolto principalmente a tutti i genitori, i cui figli amano lo sport e vogliono crescere a livello sportivo in una società, ad essere consapevoli che il proprio/a figlio/a sarà legato a una determinata società per molto tempo. E si raccomanda, soprattutto, che le società si comportino nella maniera più trasparente possibile, esplicitando in particolare l'esistenza di questo vincolo all'atto del tesseramento di un ragazzo presso il proprio sodalizio.
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