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Territorio

Emergenza nei campi causa scarsezza di manodopera

Allarme per le prossime grandi raccolte: ciliegie, albicocche, pesche, percoche ed uva da tavola

Il blocco delle frontiere ha fatto venire meno la presenza di gran parte dei lavoratori stranieri dai quali dipende ¼ della produzione di Made in Italy alimentare, con oltre 973mila giornate di lavoro fornite da lavoratori stagionali stranieri solo in provincia di Foggia nel 2018, il 27,61% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore, numeri e necessità avvertite anche nelle altre province della Puglia. E' quanto denuncia Coldiretti Puglia, con l'intera filiera alimentare in Puglia impegnata in prima linea a garantire il cibo necessario alle famiglie che rischia di mancare se non verranno assunti provvedimenti straordinari per assicurare la presenza di manodopera nelle campagne.

"Il tema della regolarizzazione degli immigrati extracomunitari è un problema che va affrontato con urgenza per ragioni sociali e di ordine pubblico, ma è fuorviante associare i 600mila extracomunitari in attesa di essere regolarizzati presenti in Italia con il settore agricolo, perché vengono impiegati prioritariamente in altri settori lavorativi e produttivi e soprattutto perché l'agricoltura ha bisogno di manodopera stagionale, per cui non può garantire un reddito per tutto l'anno, ma solo per brevi periodi. Per questo ogni anno, attraverso il Decreto flussi, giungono in Italia e in Puglia lavoratori prioritariamente dai Paesi Europei e in misura inferiore da Paesi extraeuropei che prestano la loro opera per pochi mesi e poi tornano a casa", tiene a precisare Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

"Sono oltre centomila gli stagionali agricoli che arrivano ogni anno dalla Romania ed è per questo importante la disponibilità espressa dall'ambasciatore romeno in Italia George Bologan all'impiego dei suoi connazionali per la raccolta e i lavori nelle aziende agricole italiane", aggiunge il presidente Muraglia.
Per questo in una situazione di emergenza nazionale serve una radicale semplificazione del voucher "agricolo" – insiste Coldiretti Puglia - che possa consentire da parte di cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università attività economiche ed aziende sono chiuse e molti lavoratori in cassa integrazione potrebbero trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta nelle campagne.
"Chi si oppone ai voucher per il lavoro agricoltura si assume la responsabilità di situazioni di tensione sociale generata da una parte dalla mancanza di lavoro e di fonti di reddito per sé e per la propria famiglia e dall'altra dal rischio di carenza di prodotti alimentari in negozi e supermercati. In questo momento la Puglia e l'Italia non hanno bisogno di posizioni ideologiche, ma di scelte pragmatiche per il bene del Paese, come quelle che riguardano l'agricoltura e la produzione alimentare", incalza il delegato confederale di Foggia, Pietro Piccioni.
L'intera filiera alimentare in Puglia è impegnata in prima linea – conclude Coldiretti Puglia - a garantire il cibo necessario alle famiglie, che rischia di mancare se non verranno assunti provvedimenti straordinari per assicurare la presenza di manodopera nelle campagne.
Una esigenza che si è fatta drammatica con il calendario delle raccolte – conclude la Coldiretti - che si intensifica con l'avanzare della primavera, dopo fragole, asparagi, carciofi, ortaggi in serra, ci saranno le grandi raccolte di ciliegie, albicocche, pesche e percoche fino all'uva da tavola, con la scalarità delle diverse varietà fino a settembre.
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