
Attualità
Elezioni comunali: Il Comitato residenti centro-storico presenta il "conto" ai prossimi amministratori
Il centro storico al centro: le problematiche e le possibili soluzioni della parte più antica di Andria
Andria - venerdì 15 maggio 2026
17.17
Il centro storico al centro. Il Comitato dei residenti del centro storico ha invitato i candidati sindaco ad un incontro pubblico, per martedì, 19 maggio 2026, alle ore 20 in Largo Toniolo. Un appuntamento a cui il candidato sindaco dr. Sabino Napolitano ha declinato l'invito per inderogabili impegni precedenti. Sull'argomento ecco una nota del prof. avv. Giuseppe Losappio, residente nel centro storico.
«Come accade in tutte le campagne elettorali, anche Giovanna Bruno e Sabino Napolitano presentano idee e progetti per il centro storico della città. I programmi sono pubblicati sul sito del Comune. Tutti possiamo consultarli e maturare un'opinione. Non intendo discutere nel dettaglio le proposte. Peraltro, sulla carta, tutto bene, tutto interessante, tutto convincente. W la movida, W i giovani, W i residenti. Peace&love. Più musica, più tranquillità, più tutto per tutti.
Ci sta, ma la realtà è un'altra, molto più complessa e problematica.
Per cercare di comprendere bisognerebbe, innanzitutto, sgombrare il campo da tre equivoci.
Il primo è che parlare di centro storico al singolare ha poco senso. Il centro storico è al plurale. Più di qualsiasi altro quartiere della città, le istanze, le risorse e le criticità cambiano ad ogni incrocio. Il centro storico è un coacervo di mille differenze e contrasti; è allo stesso tempo nucleo, scrigno identitario e periferia, integrazione ed emarginazione; bellezza e degrado; fermenti vitali, cupa depressione e inciviltà; forza e fragilità di equilibri delicati e precari. Basti pensare all'assenza di palazzi, di garage, alla integrazione, quasi simbiotica in alcuni casi, tra strade e abitazioni. Non è un'esibizione di sociologia o urbanistica a buon mercato. È un appello ad un ascolto più attento e articolato.
Il secondo equivoco riguarda il rapporto tra esercizi commerciali, aggregazione giovanile e residenti. La storia, che qualcuno vuole accreditare, di un conflitto endemico è falsa. I residenti non hanno avuto e non hanno alcun problema né con i "ragazzi" che popolano civilmente le nostre strade, né con la stragrande maggioranza dei locali: bar, enoteche, pizzerie, paninerie, "panzerotterie", ristoranti. Anzi, sappiamo bene che queste imprese rendono più prezioso il quartiere, lo rendono più attrattivo, calamitando l'interesse di turisti e avventori dei paesi vicini con benefici, non solo economici, per la "comunità" locale e quella cittadina. La verità è che, anche oggi (come nel recente passato), le contrapposizioni sono circoscritte agli imprenditori – pochissimi – che non intendono rispettare le regole fondamentali di una convivenza pacifica, che pretendono di fare business, martellando i vicini con la musica a palla. Chi non reagirebbe se sotto case aprisse una discoteca che stravolge la vita domestica e impedisce il riposo? La Polizia locale, i Carabinieri, la Polizia di Stato hanno condotto e conducono un lavoro straordinario, risolvendo situazioni complesse e delicate con grande professionalità. Ma non basta, anche perché mancano i mezzi, soprattutto sul terreno dell'inquinamento acustico. Basterebbero poche migliaia di euro per acquistare i fonometri per rilevare e reprimere prontamente le emissioni sonore superiori ai limiti di legge. Nel centro storico e in altre aree della città risolveremmo molti problemi con un cospicuo risparmio di risorse per tutti, persino per gli stessi esercizi commerciali, che a volte sono mal consigliati da professionisti incompetenti. Vorrei che entrambi i candidati sindaco si impegnassero in questa direzione.
Terzo equivoco. Non siamo all'anno zero. Il centro storico di oggi non è la landa desolata di due decenni fa quando attività storiche (e benemerite) come il Bar de Lucia furono affiancate da nuove e coraggiose proposte come il Cinema Roma, il Turacciolo, Pane e pomodoro, il B&B Palazzo Ducale. Da allora, i cambiamenti in meglio sono stati tanti: la sicurezza è molto migliorata (nonostante alcune aree restino "fuori controllo"); l'illuminazione pubblica è presente quasi ovunque, la pulizia è più efficiente ecc.. E ancora. Penso ai tantissimi interventi ultimati o intrapresi: il restyling di larghi e piazze (Cattedrale, Toniolo, Fravina, Sant'Agostino, Porta la Barra), il recupero di "largo grotte" con il trasferimento in quella sede di alcuni uffici (es. il SUAP); il restauro del mercato di via Flavio Giugno; la rivitalizzazione dei locali del Chiostro di San Francesco; la realtà un po' intermittente dell'Officina di San Domenico, il trasferimento della biblioteca comunale in Piazza Sant'Agostino. Il quadro (di sicuro mi è sfuggito qualcosa) sarebbe (sicuramente) incompleto senza considerare le molteplici manifestazione di impegno del "privato": Italia nostra (cui ha contribuito anche la Fondazione Porta di S'Andrea) per la Chiesa di Sant'Anna; famiglia Mucci con il punto vendita e il Museo del Confetto; Diocesi con il polo museale di via Fravina, la biblioteca diocesana (per la quale tanto si deve ai Vescovi Luigi Renna e Domenico Basile), il chiostro e il teatro del Seminario Diocesano; Borgo murgia con Andria sotterranea; tantissimi residenti (un certo numero anche stranieri) che hanno investito nell'acquisto e nel restauro di case "storiche" contribuendo a mantenere vivo, popolato il quartiere».
«È un indice (ribadisco, non un elenco) -prosegue il prof avv. Giuseppe Losappio- nel quale ho volutamente lasciato in coda il restauro dell'ex mercato di via De Anellis e quello, ancora più importante, del Palazzo Ducale. Sono due interventi strategici che rappresentano un'occasione unica ed irripetibile per il centro storico e tutta la città.
Non si dovrebbe attendere che i lavori siano ultimati per intraprendere una progettazione unitaria. Un insieme di suggestioni può indicare la strada. La prossimità del Food policy hub e il già citato restauro del mercato di via Flavio Giugno, la brulicante presenza di attività commerciali del settore food, gli esempi di altre città, come Bologna con il Mercato di Mezzo o piazza delle Erbe a Padova. Tutto converge nel senso di sognare – o immaginare – che l'anello di Via Vaglio, Piazza la Corte, via De Anellis, via de Excelsis fino a Piazza Sant'Agostino possa diventare il polo per la valorizzazione e promozione dei prodotti tipici locali: olio, caseari, vini, forno ecc.. Penso a qualcosa di analogo al distretto della ceramica di Ceglie Messapica, che si potrebbe replicare favorendo l'insediamento nei tanti locali vuoti dell'area che ho appena descritto di punti vendita, magari con piccola ristorazione, delle imprese impegnate con successo ed eccellenti risultati nella straordinaria filiera andriese agroalimentare. Questa iniziativa potrebbe essere sorretta da un collegamento con il flusso turistico del Castel del monte. Nei giorni di maggiore affluenza, si potrebbe pensare ad un mercatino nell'area del parcheggio e – con gli opportuni accorgimenti – sulla salita, lato chiesa Santa Maria del Monte – e persino nella Pineta. L'interessante iniziativa dell'ITS, presieduto dal Prof. Savino Santovito, infine, potrebbe assicurare percorsi di formazione mirati a consolidare il know how per sostenere questa progettualità».
«Come accade in tutte le campagne elettorali, anche Giovanna Bruno e Sabino Napolitano presentano idee e progetti per il centro storico della città. I programmi sono pubblicati sul sito del Comune. Tutti possiamo consultarli e maturare un'opinione. Non intendo discutere nel dettaglio le proposte. Peraltro, sulla carta, tutto bene, tutto interessante, tutto convincente. W la movida, W i giovani, W i residenti. Peace&love. Più musica, più tranquillità, più tutto per tutti.
Ci sta, ma la realtà è un'altra, molto più complessa e problematica.
Per cercare di comprendere bisognerebbe, innanzitutto, sgombrare il campo da tre equivoci.
Il primo è che parlare di centro storico al singolare ha poco senso. Il centro storico è al plurale. Più di qualsiasi altro quartiere della città, le istanze, le risorse e le criticità cambiano ad ogni incrocio. Il centro storico è un coacervo di mille differenze e contrasti; è allo stesso tempo nucleo, scrigno identitario e periferia, integrazione ed emarginazione; bellezza e degrado; fermenti vitali, cupa depressione e inciviltà; forza e fragilità di equilibri delicati e precari. Basti pensare all'assenza di palazzi, di garage, alla integrazione, quasi simbiotica in alcuni casi, tra strade e abitazioni. Non è un'esibizione di sociologia o urbanistica a buon mercato. È un appello ad un ascolto più attento e articolato.
Il secondo equivoco riguarda il rapporto tra esercizi commerciali, aggregazione giovanile e residenti. La storia, che qualcuno vuole accreditare, di un conflitto endemico è falsa. I residenti non hanno avuto e non hanno alcun problema né con i "ragazzi" che popolano civilmente le nostre strade, né con la stragrande maggioranza dei locali: bar, enoteche, pizzerie, paninerie, "panzerotterie", ristoranti. Anzi, sappiamo bene che queste imprese rendono più prezioso il quartiere, lo rendono più attrattivo, calamitando l'interesse di turisti e avventori dei paesi vicini con benefici, non solo economici, per la "comunità" locale e quella cittadina. La verità è che, anche oggi (come nel recente passato), le contrapposizioni sono circoscritte agli imprenditori – pochissimi – che non intendono rispettare le regole fondamentali di una convivenza pacifica, che pretendono di fare business, martellando i vicini con la musica a palla. Chi non reagirebbe se sotto case aprisse una discoteca che stravolge la vita domestica e impedisce il riposo? La Polizia locale, i Carabinieri, la Polizia di Stato hanno condotto e conducono un lavoro straordinario, risolvendo situazioni complesse e delicate con grande professionalità. Ma non basta, anche perché mancano i mezzi, soprattutto sul terreno dell'inquinamento acustico. Basterebbero poche migliaia di euro per acquistare i fonometri per rilevare e reprimere prontamente le emissioni sonore superiori ai limiti di legge. Nel centro storico e in altre aree della città risolveremmo molti problemi con un cospicuo risparmio di risorse per tutti, persino per gli stessi esercizi commerciali, che a volte sono mal consigliati da professionisti incompetenti. Vorrei che entrambi i candidati sindaco si impegnassero in questa direzione.
Terzo equivoco. Non siamo all'anno zero. Il centro storico di oggi non è la landa desolata di due decenni fa quando attività storiche (e benemerite) come il Bar de Lucia furono affiancate da nuove e coraggiose proposte come il Cinema Roma, il Turacciolo, Pane e pomodoro, il B&B Palazzo Ducale. Da allora, i cambiamenti in meglio sono stati tanti: la sicurezza è molto migliorata (nonostante alcune aree restino "fuori controllo"); l'illuminazione pubblica è presente quasi ovunque, la pulizia è più efficiente ecc.. E ancora. Penso ai tantissimi interventi ultimati o intrapresi: il restyling di larghi e piazze (Cattedrale, Toniolo, Fravina, Sant'Agostino, Porta la Barra), il recupero di "largo grotte" con il trasferimento in quella sede di alcuni uffici (es. il SUAP); il restauro del mercato di via Flavio Giugno; la rivitalizzazione dei locali del Chiostro di San Francesco; la realtà un po' intermittente dell'Officina di San Domenico, il trasferimento della biblioteca comunale in Piazza Sant'Agostino. Il quadro (di sicuro mi è sfuggito qualcosa) sarebbe (sicuramente) incompleto senza considerare le molteplici manifestazione di impegno del "privato": Italia nostra (cui ha contribuito anche la Fondazione Porta di S'Andrea) per la Chiesa di Sant'Anna; famiglia Mucci con il punto vendita e il Museo del Confetto; Diocesi con il polo museale di via Fravina, la biblioteca diocesana (per la quale tanto si deve ai Vescovi Luigi Renna e Domenico Basile), il chiostro e il teatro del Seminario Diocesano; Borgo murgia con Andria sotterranea; tantissimi residenti (un certo numero anche stranieri) che hanno investito nell'acquisto e nel restauro di case "storiche" contribuendo a mantenere vivo, popolato il quartiere».
«È un indice (ribadisco, non un elenco) -prosegue il prof avv. Giuseppe Losappio- nel quale ho volutamente lasciato in coda il restauro dell'ex mercato di via De Anellis e quello, ancora più importante, del Palazzo Ducale. Sono due interventi strategici che rappresentano un'occasione unica ed irripetibile per il centro storico e tutta la città.
Non si dovrebbe attendere che i lavori siano ultimati per intraprendere una progettazione unitaria. Un insieme di suggestioni può indicare la strada. La prossimità del Food policy hub e il già citato restauro del mercato di via Flavio Giugno, la brulicante presenza di attività commerciali del settore food, gli esempi di altre città, come Bologna con il Mercato di Mezzo o piazza delle Erbe a Padova. Tutto converge nel senso di sognare – o immaginare – che l'anello di Via Vaglio, Piazza la Corte, via De Anellis, via de Excelsis fino a Piazza Sant'Agostino possa diventare il polo per la valorizzazione e promozione dei prodotti tipici locali: olio, caseari, vini, forno ecc.. Penso a qualcosa di analogo al distretto della ceramica di Ceglie Messapica, che si potrebbe replicare favorendo l'insediamento nei tanti locali vuoti dell'area che ho appena descritto di punti vendita, magari con piccola ristorazione, delle imprese impegnate con successo ed eccellenti risultati nella straordinaria filiera andriese agroalimentare. Questa iniziativa potrebbe essere sorretta da un collegamento con il flusso turistico del Castel del monte. Nei giorni di maggiore affluenza, si potrebbe pensare ad un mercatino nell'area del parcheggio e – con gli opportuni accorgimenti – sulla salita, lato chiesa Santa Maria del Monte – e persino nella Pineta. L'interessante iniziativa dell'ITS, presieduto dal Prof. Savino Santovito, infine, potrebbe assicurare percorsi di formazione mirati a consolidare il know how per sostenere questa progettualità».


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