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Vita di città

Diffamazione via social, condannata hater in sede penale. Vivace il dibattito sulla vicenda

Sindaco Bruno: “Legittimo il confronto ma non l’offesa all’Istituzione”

Vivace dibattito nelle scorse ore intorno alla notizia circa la condanna di una cittadina andriese al pagamento di una multa di oltre duemila euro, imputata di aver offeso e diffamato la figura del Sindaco via social. E' dei giorni scorsi, infatti, la conclusione del procedimento penale avviato a seguito di querela sporta dal sindaco di Andria per gravi offese e minacce rivolte alla sua persona, nello svolgimento del suo ruolo istituzionale.
Situazione non nuova per tanti amministratori locali, costretti a tutelarsi nelle sedi legali opportune, per tentare di arginare una pericolosa deriva che lede gravemente le Istituzioni medesime e danneggia le persone in quanto tali.
Il Giudice ha emesso un decreto penale di condanna nei confronti dell'autrice dei fatti perché, si legge nel medesimo decreto, "[...]avvalendosi del social network Facebook e comunicando con più persone, offendeva l'altrui reputazione; in particolare […] sulla pagina denominata "Giovanna Bruno Sindaco", offendeva la reputazione del sindaco della Città di Andria, Giovanna Bruno, pubblicando commenti diffamatori e lesivi della sua persona", accusando la stessa di aver intascato soldi pubblici, oltre ad una serie di invettive e volgarità.

I fatti risalgono al 2024, così come la querela. Per rispetto della legge e della dignità delle persone coinvolte, non verranno resi noti i dati identificativi della persona condannata al pagamento della pena pecuniaria quantificata in € 2.250,00. Il decreto non è stato opposto nei termini di legge né l'imputata si è avvalsa del pagamento in misura ridotta.
Nella sua querela, circostanziando i fatti occorsi e richiamando vari precedenti che hanno visto coinvolti altri primi cittadini, oltre a richiamare la giurisprudenza in materia, il sindaco aveva già preannunciato che in caso di condanna, l'eventuale somma dovuta a titolo di risarcimento del danno nell'apposito giudizio civile, sarebbe stata devoluta a beneficio della Città, per un intervento di carattere socio-culturale.
«E' evidente che si è travalicato il confine tra critica politica e diffamazione – dichiara la sindaca Bruno - con espressioni gravemente lesive non solo della mia persona, ma in primis della carica che ricopro. Oggi sono io il sindaco, ma questo principio vale per chiunque e ritengo non abbia colore politico. Rappresentando una istituzione, che piaccia o no, il rispetto è dovuto a questa fascia che indosso: in democrazia è assolutamente legittimo criticare, anche duramente, l'operato di un amministratore pubblico, ma c'è un limite che l'ordinamento non consente di oltrepassare. Questo provvedimento di condanna conferma che criticare è lecito, offendere e minacciare no. Mi auguro che chi è stata condannata si avveda di quanto fatto, per non commetterlo ancora. Questo è un monito innanzi tutto per me come primo cittadino, come genitore, come componente di una comunità che vuole e deve essere rispettosa delle leggi e del buon vivere civile.
E' un appello che faccio mio scusandomi per toni che a volte ho magari contribuito ad alzare, senza avvedermene o come reazione scomposta agli occhi di qualcuno.
Con il decreto penale procederò in sede civile per il risarcimento del danno, come previsto dalla legge. L'eventuale somma risarcitoria sarà da me destinata interamente a iniziative e progetti di pubblica utilità per la nostra Città. E' un modo per trasformare una vicenda spiacevole, nata da parole violente e ingiuste, in qualcosa di costruttivo a beneficio di tutti.

A tal proposito duole constatare come nelle ultime ore il discorso sia stato deviato su un aspetto puramente tecnico (appunto il risarcimento in sede civile) anziché stigmatizzare il reato in quanto tale, a prescindere dalla solidarietà all'Istituzione prima e alla mia persona poi. Ai cittadini è doveroso far arrivare un messaggio: la diffamazione è un reato, abbiamo il dovere di saperlo e di testimoniarlo soprattutto ai piccoli della nostra Comunità. Purtroppo ho dovuto far ricorso alle querele anche per altri episodi che hanno colpito me, la mia famiglia o la comunità intera, che reputo diffamazione a mezzo social e non solo. Attendo gli esiti accettando di buon grado qualsivoglia decisione. Palazzo di Città resta comunque sempre aperto per ogni confronto e dibattito, in maniera reale. Il dibattito virtuale lo lasciamo ad altri.
Resta certamente l'impellenza di continuare ad educarci, orientando ogni nostra azione al rispetto reciproco oltre che al doveroso rispetto delle istituzioni. Avrei il piacere di incontrare e conoscere l'imputata come faccio per ogni situazione simile a questa, che ha riguardato altri soggetti per altri reati o danni commessi nei confronti della Città o di altri soggetti. Di una cosa sono convinta: non si può far passare per normale ciò che per la legge è reato, come il decreto penale di condanna in questione sancisce inequivocabilmente».
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