
Attualità
Da Andria verso Gaza: Sara Suriano e la missione di pace che attraversa i confini
Intervista all'attivista andriese in partenza con Global Sumud: «Uso il mio privilegio per chi non ha più diritti, la solidarietà non è un crimine»
Andria - lunedì 27 aprile 2026
12.29
Nel panorama dell'attivismo internazionale e della solidarietà dal basso, emerge con forza la testimonianza di Sara Suriano, giovane cittadina andriese attivista della Global Sumud. La sua partecipazione alla missione verso i territori palestinesi segna un punto di congiunzione significativo tra la sensibilità della comunità locale e le drammatiche urgenze della crisi umanitaria a Gaza.
Sara, cosa significa per lei, personalmente e come attivista, il concetto di "Sumud" (perseveranza resiliente) e come pensi che questo spirito possa concretamente fare la differenza sul campo a Gaza?
«Sumud" per me è resistere al senso di impotenza che proviamo davanti all'ingiustizia, scegliere di agire mettendoci il corpo. La missione ha l'obiettivo di riaccendere la luce sul genocidio in Palestina, rompere l'assedio e portare, attraverso un percorso che parte dalla Mauritania e arriva al valico di Rafah passando per l'Egitto, 100 mezzi tra camion di aiuti umanitari, case mobili e ambulanze, nonché medici, costruttori, ma anche volontari. Saremo 1500 persone da tutto il mondo, mentre circa 100 imbarcazioni della Flotilla arriveranno via mare».
Al centro dell'impegno di Sara Suriano vi è la convinzione che la società civile debba farsi carico di una responsabilità diretta laddove le istituzioni sembrano ferme. Per l'attivista andriese, la missione non è solo una consegna di aiuti, ma un atto di presenza politica e umana.
Qual è la spinta più forte che l'ha portata a decidere di partire in prima persona e cosa rispondi a chi vede in queste missioni un rischio troppo elevato?
«Io insegno a scuola e tra le responsabilità di una docente c'è quella di trasmettere a ragazze e ragazzi i valori di solidarietà e giustizia, di insegnare i principi della Costituzione e ricordare che l'articolo 11 non solo dice che "l'Italia ripudia la guerra" ma che "promuove la pace e favorisce le organizzazioni rivolte a garantire la pace e la giustizia tra le nazioni". Il genocidio in Palestina è l'apice di una torsione autoritaria mondiale che riguarda tutti: apartheid, imperialismo, criminalizzazione delle diversità, repressione del dissenso, crescente povertà, normalizzazione della violenza e criminalizzazione della solidarietà. — Prosegue Sara, ponendo un interrogativo che scuote le coscienze —. È questo il mondo che vogliamo? Partire, per me, significa usare il "privilegio" dei miei diritti a servizio di chi quei diritti se li è visti negare. Partire significa, per citare una persona a me molto cara, dimostrare che ci sarà sempre qualcuno affianco a te che lotterà per i tuoi diritti. La solidarietà non è un crimine. Quello che succederà durante la missione dipenderà dalla decisione dei governi, che devono scegliere da che parte stare. Chi resta è equipaggio di terra e ha la possibilità di fare pressione sui governi scendendo in piazza, organizzando presidi, dimostrando che siamo un popolo solidale».
La scelta di Sara non è un atto isolato, ma il frutto di un percorso che parte dalle radici della propria terra per abbracciare una causa universale. La sua figura diventa simbolo di una generazione che non resta indifferente di fronte alle immagini che giungono dai teatri di crisi.
Come reagisce la comunità di Andria alla sua scelta? Sente che il nostro territorio sta maturando una nuova consapevolezza su quanto accade in Palestina grazie a iniziative come la vostra?
«Il 25 aprile, in Officina San Domenico, si è tenuto un incontro in collaborazione con la Global Sumud Puglia in cui ho avuto l'occasione di raccontare la missione a cui mi accingo a partecipare e che ha visto una testimonianza diretta dai Territori Palestinesi occupati, il collegamento di Tony La Piccirella dalla Flotilla. È stato un momento di riflessione ma anche di grande emozione, in cui tante realta locali come Amnesty International Andria-Barletta, ANPI Andria, Cgil Bat, MòMò Murga hanno scelto di diventare una rete. Nel corso di questi ultimi anni sono state molteplici le iniziative a sostegno della Palestina e la città ha dimostrato grande solidarietà: nella partecipazione ai talk, nella presenza ai cineforum, nella disponibilità alle raccolte fondi — Spiega l'attivista, evidenziando come il fermento andriese si inserisca in un contesto regionale più ampio — Allargando lo sguardo, i pugliesi hanno salutato le barche della Flotilla partite da Bari con due grandi eventi: una 13 ore di musica e parole e l'azione artistica a cura di Gaza Free Style che ha dipinto murales a tema palestinese. Questi due momenti sono stati possibili grazie a una rete di persone coordinata da Global Sumud Puglia, non solo attivisti, ma anche artisti, volontari che hanno offerto il loro supporto in qualunque forma: da una semplice telefonata, all'ospitalità di 80 attivisti o all'offrire la propria professionalità gratuitamente. Una rete che ha dimostrato tutta la solidarietà dei pugliesi».
L'impegno di Sara Suriano interroga la coscienza collettiva, dimostrando come sia possibile incidere nei percorsi di solidarietà internazionale partendo da una realtà locale. La sua voce sarà quella di molti che, pur restando qui, scelgono di non voltarsi dall'altra parte. La partenza di Sara è prevista per il prossimo 7 maggio verso la Libia, da dove la carovana si muoverà pochi giorni dopo per proseguire il suo cammino.
Qual è il messaggio principale che vuoi portare con se in questa missione e cosa si augura di poter raccontare al suo ritorno alla città di Andria?
«Porto con me la consapevolezza di poter fare la differenza: abbiamo il potere di boicottare e dissentire, di fare pressioni sui governi, di tenere la luce accesa, poiché le ingiustizie hanno sempre interessi economici alle spalle e tutte le istituzioni temono di perdere il consenso. Siamo Flottilla nelle piazze, siamo Flotilla alle urne, siamo Flottilla nella scelta di ciò che mettiamo nel carrello. Al ritorno mi piacerebbe poter raccontare una Palestina un po' più libera».
Sara, cosa significa per lei, personalmente e come attivista, il concetto di "Sumud" (perseveranza resiliente) e come pensi che questo spirito possa concretamente fare la differenza sul campo a Gaza?
«Sumud" per me è resistere al senso di impotenza che proviamo davanti all'ingiustizia, scegliere di agire mettendoci il corpo. La missione ha l'obiettivo di riaccendere la luce sul genocidio in Palestina, rompere l'assedio e portare, attraverso un percorso che parte dalla Mauritania e arriva al valico di Rafah passando per l'Egitto, 100 mezzi tra camion di aiuti umanitari, case mobili e ambulanze, nonché medici, costruttori, ma anche volontari. Saremo 1500 persone da tutto il mondo, mentre circa 100 imbarcazioni della Flotilla arriveranno via mare».
Al centro dell'impegno di Sara Suriano vi è la convinzione che la società civile debba farsi carico di una responsabilità diretta laddove le istituzioni sembrano ferme. Per l'attivista andriese, la missione non è solo una consegna di aiuti, ma un atto di presenza politica e umana.
Qual è la spinta più forte che l'ha portata a decidere di partire in prima persona e cosa rispondi a chi vede in queste missioni un rischio troppo elevato?
«Io insegno a scuola e tra le responsabilità di una docente c'è quella di trasmettere a ragazze e ragazzi i valori di solidarietà e giustizia, di insegnare i principi della Costituzione e ricordare che l'articolo 11 non solo dice che "l'Italia ripudia la guerra" ma che "promuove la pace e favorisce le organizzazioni rivolte a garantire la pace e la giustizia tra le nazioni". Il genocidio in Palestina è l'apice di una torsione autoritaria mondiale che riguarda tutti: apartheid, imperialismo, criminalizzazione delle diversità, repressione del dissenso, crescente povertà, normalizzazione della violenza e criminalizzazione della solidarietà. — Prosegue Sara, ponendo un interrogativo che scuote le coscienze —. È questo il mondo che vogliamo? Partire, per me, significa usare il "privilegio" dei miei diritti a servizio di chi quei diritti se li è visti negare. Partire significa, per citare una persona a me molto cara, dimostrare che ci sarà sempre qualcuno affianco a te che lotterà per i tuoi diritti. La solidarietà non è un crimine. Quello che succederà durante la missione dipenderà dalla decisione dei governi, che devono scegliere da che parte stare. Chi resta è equipaggio di terra e ha la possibilità di fare pressione sui governi scendendo in piazza, organizzando presidi, dimostrando che siamo un popolo solidale».
La scelta di Sara non è un atto isolato, ma il frutto di un percorso che parte dalle radici della propria terra per abbracciare una causa universale. La sua figura diventa simbolo di una generazione che non resta indifferente di fronte alle immagini che giungono dai teatri di crisi.
Come reagisce la comunità di Andria alla sua scelta? Sente che il nostro territorio sta maturando una nuova consapevolezza su quanto accade in Palestina grazie a iniziative come la vostra?
«Il 25 aprile, in Officina San Domenico, si è tenuto un incontro in collaborazione con la Global Sumud Puglia in cui ho avuto l'occasione di raccontare la missione a cui mi accingo a partecipare e che ha visto una testimonianza diretta dai Territori Palestinesi occupati, il collegamento di Tony La Piccirella dalla Flotilla. È stato un momento di riflessione ma anche di grande emozione, in cui tante realta locali come Amnesty International Andria-Barletta, ANPI Andria, Cgil Bat, MòMò Murga hanno scelto di diventare una rete. Nel corso di questi ultimi anni sono state molteplici le iniziative a sostegno della Palestina e la città ha dimostrato grande solidarietà: nella partecipazione ai talk, nella presenza ai cineforum, nella disponibilità alle raccolte fondi — Spiega l'attivista, evidenziando come il fermento andriese si inserisca in un contesto regionale più ampio — Allargando lo sguardo, i pugliesi hanno salutato le barche della Flotilla partite da Bari con due grandi eventi: una 13 ore di musica e parole e l'azione artistica a cura di Gaza Free Style che ha dipinto murales a tema palestinese. Questi due momenti sono stati possibili grazie a una rete di persone coordinata da Global Sumud Puglia, non solo attivisti, ma anche artisti, volontari che hanno offerto il loro supporto in qualunque forma: da una semplice telefonata, all'ospitalità di 80 attivisti o all'offrire la propria professionalità gratuitamente. Una rete che ha dimostrato tutta la solidarietà dei pugliesi».
L'impegno di Sara Suriano interroga la coscienza collettiva, dimostrando come sia possibile incidere nei percorsi di solidarietà internazionale partendo da una realtà locale. La sua voce sarà quella di molti che, pur restando qui, scelgono di non voltarsi dall'altra parte. La partenza di Sara è prevista per il prossimo 7 maggio verso la Libia, da dove la carovana si muoverà pochi giorni dopo per proseguire il suo cammino.
Qual è il messaggio principale che vuoi portare con se in questa missione e cosa si augura di poter raccontare al suo ritorno alla città di Andria?
«Porto con me la consapevolezza di poter fare la differenza: abbiamo il potere di boicottare e dissentire, di fare pressioni sui governi, di tenere la luce accesa, poiché le ingiustizie hanno sempre interessi economici alle spalle e tutte le istituzioni temono di perdere il consenso. Siamo Flottilla nelle piazze, siamo Flotilla alle urne, siamo Flottilla nella scelta di ciò che mettiamo nel carrello. Al ritorno mi piacerebbe poter raccontare una Palestina un po' più libera».

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