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AGISI e CIWAS contro la chiusura di palestre e piscine

Fanno discutere le nuove misure per il contrasto e il contenimento dell'emergenza Covid-19

AGISI (Associazione Gestori Impianti Sportivi Italiani) e CIWAS (Confederazione Italiana per il Wellness e Attività Sportive per la Salute) hanno appreso con grande preoccupazione i contenuti del Dpcm del 18 ottobre 2020 recante le nuove misure per il contrasto e il contenimento dell'emergenza Covid-19.

«Le ultime disposizioni emanate dal Governo hanno generato una nuova fase d'inquietudine e incertezza tra i gestori d'impianti sportivi che rappresentiamo. È un'incertezza che sopraggiunge in un quadro di estrema difficoltà finanziaria, ereditato dai mesi del lockdown e mai sanato con opportuni provvedimenti volti al sostegno dell'impiantistica sportiva.
Come gestori in prevalenza di piscine e palestre, siamo molto turbati dalla "finestra" di monitoraggio di una settimana concessa a quei centri che ancora non si sono allineati ai protocolli. È nostro interesse far adeguare chi non è a norma e noi stessi saremo in prima linea per vigilare sui nostri associati. Il rischio concreto, però, è che un intero comparto possa pagare a causa di pochi. Ciò recherebbe al settore un danno incalcolabile.
Dalla riapertura di giugno, l'ampia maggioranza dei quasi 100.000 gestori di impianti sportivi italiani ha dimostrato di essere nel pieno controllo dei protocolli e di essere efficiente nel garantire il distanziamento sociale all'interno delle strutture.
Le società di gestione, in gran parte SSD e ASD, hanno operato con grande attenzione investendo risorse economiche importanti nella sanificazione di ambienti e materiali. Ad oggi, però, il ritorno del credito d'imposta sulle sanificazioni, ipotizzato al 60%, è stato pari a zero. L'impegno non è stato onorato e ciò ha aggiunto ulteriori danni finanziari.

Le misure finanziarie a fondo perduto sugli impianti sono per altro insufficienti: considerato l'inverno alle porte e l'alta incidenza dei costi da qui alla prossima primavera, la situazione si annuncia come insostenibile.
Già oggi l'impiantistica sportiva accusa un calo medio del 50% per iscrizioni e fatturato. Molti hanno già aderito ai finanziamenti del Fondo di Garanzia ma un nuovo lockdown provocherebbe un'autentica catastrofe.
Qualora ci fosse una nuova stretta, con garanzia d'uso degli impianti solo per gli agonisti, non ci sarebbero le condizioni minime per tenere aperti i nostri centri. Di conseguenza l'intero sistema andrebbe a collassare.
Siamo certi di non dover rimarcare in questa sede l'importanza che l'attività sportiva ricopre sia a livello sociale che di prevenzione e benessere fisico. Al momento i nostri centri sono tra i luoghi più sicuri. L'attuale livello di controllo non è e non può essere in nessun modo un veicolo di contagio.
Osservando, leggendo e studiando le ultime misure che il Governo ha rivolto al mondo sportivo, non abbiamo potuto fare a meno di notare alcune incongruenze di fondo che aggiungono ulteriori problematiche a un quadro già drammatico. È il caso del nuoto sincronizzato, da pochi giorni considerato uno sport di contatto. Si tratta di un'anomalia, forse un piccolo dettaglio, ma la dice lunga sulla scarsa attenzione e la poca conoscenza, in questo specifico caso, del mondo natatorio.
Sperando che il Governo possa comprendere le specifiche necessità attraverso il confronto con il presidente di Sport & Salute S.p.A., dottor Vito Cozzoli, che in questa emergenza si è sempre dimostrato coerente, attento e vicino alle problematiche del mondo sportivo, dell'impiantistica e dei gestori, auspichiamo che anche tra una settimana le piscine e le palestre italiane possano proseguire la loro regolare attività, naturalmente nel pieno rispetto dei protocolli anti-Covid già in vigore».

Giorgio Lamberti (presidente AGISI): «Rivendichiamo il rispetto di una categoria, quella dello sport, che si è dimostrata collaborativa e disciplinata lungo tutta l'emergenza. Siamo stati i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire. Ci siamo allineati ai protocolli e alle disposizioni, per la realizzazione dei quali abbiamo compiuto grandi sacrifici e sforzi economici non indifferenti. Le espressioni usate dal presidente Conte a margine dell'ultimo Dpcm non fanno parte della nostra indole e del nostro modus operandi. Se ci fosse la necessità di adottare ulteriori misure ci adegueremo senza se e senza ma. Nel contempo, però, vorremmo sapere se l'accanimento contro il mondo sportivo sia supportato da dati oggettivi. Esiste una relazione del CTS da cui si evince che il mondo sportivo è tra i primi elementi di contagio? A noi risulta esattamente il contrario».

Andrea Pambianchi (portavoce CIWAS): «Siamo stati condannati ad una settimana di agonia in cui le nostre strutture saranno deserte, guardate con sospetto, nell'ansia di controlli a tappeto per essere giudicate l'una per l'altra, colpevoli a prescindere. Rimanere aperti o chiusi ora è indifferente, in ogni caso la paura e il sospetto hanno già eseguito la condanna. Anche se non dovessero chiuderci, ci hanno già dato il colpo di grazia con l'annuncio di domenica sera. Non si possono affermare simili cose con tale leggerezza e senza condividere alcun dato al riguardo: quante Strutture Sportive, dai controlli ufficiali effettuati dal 25 maggio ad oggi, sono state trovate non a norma ? Quanti focolai, dal sistema di tracciamento ufficiale delle ASL, sono stati ricondotti a Palestre, Piscine e Centri Sportivi dal 25 maggio ad oggi ?»
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