
Vita di città
Sara Suriano, ad un passo da Gaza: nello zaino i disegni dei suoi alunni
La giovane insegnante andriese da sette giorni in tenda in Libia con trecento attivisti internazionale sceglie di restare sfidando il blocco
Andria - domenica 24 maggio 2026
8.34
L'attesa logora, ma non spegne il sorriso. Anzi, a volte lo trasforma nell'arma di resistenza più potente. Da sette giorni Sara Suriano, giovane cittadina e insegnante andriese, dorme in una tenda a Sirte, in Libia. È a un passo dal varco che conduce alla zona militarizzata, l'ultima barriera prima di cercare di raggiungere la Palestina con il convoglio umanitario della Global Sumud Flotilla.
Ieri sera, a tarda notte, la delegazione internazionale ha tenuto un incontro cruciale per decidere le sorti di oggi. La prospettiva, cruda e reale, è che varcando quel confine verso la Libia Est e Gaza potrebbe esserci una risposta violenta da parte delle autorità. Eppure, Sara resta.
Di fronte a un rischio così imminente, l'umanità della giovane pugliese emerge in tutta la sua forza, spazzando via le fredde analisi geopolitiche per fare spazio alla più pura empatia.
«Avere paura? Chi non ha paura forse è un po' stolto», confida Sara. «Ma avere coraggio significa andare oltre, nonostante la paura, nella consapevolezza che ci sia qualcosa di infinitamente più importante. È questo che ti permette di superarla».
La vera notizia non è lo stallo delle frontiere, ma il cuore della sua missione.
Partita questo 6 maggio, Sara non è un soldato, è un'insegnante di scuola media. Nel suo zaino non ci sono armi, ma i disegni dei suoi alunni della 1ª C. Ha fatto loro una promessa: li porterà fino a destinazione. È per onorare quel patto, e per provare a fermare l'orrore che si consuma a Gaza, che oggi è disposta a mettere a rischio la propria libertà personale.
Costretti in un semicerchio di sicurezza tracciato dai loro stessi veicoli, i volontari sperimentano sulla propria pelle il vero significato di Sumud, la parola araba che indica resilienza. La vita nel campo è fatta di dettagli profondamente umani. Nei giorni vuoti, passati ad aspettare, la priorità è prendersi cura gli uni degli altri. «Incrociare lo sguardo di chi in quel momento è giù di morale o si sente solo, ed essere pronte a stargli accanto, è vitale», racconta.
La lingua araba è diventata una melodia familiare e rassicurante. E poi c'è il profumo costante del riso con salsa di cipolle, preparato ogni giorno dai volontari libici, persone «meravigliose e coraggiosissime» che aiutandoli, paradossalmente, rischiano la vita molto più degli occidentali.
Le notizie arrivate dal mare, con le violenze subite dai compagni della flottiglia navale e il temporaneo fermo dell'attivista barese Simona Losito da parte delle forze israeliane, hanno gelato il sangue nell'accampamento. Ma non hanno piegato gli animi. «Mi fa arrabbiare che delle persone debbano mettere in pericolo se stesse e rischiare l'arresto solo per farsi ascoltare dai governi e dall'opinione pubblica», sottolinea Sara.
A darle la forza per affrontare la giornata di oggi è il calore della sua terra. Ad Andria, all'Officina San Domenico, è nato un presidio permanente in suo supporto. «Mi arrivano foto di giovani e di anziani dell'Università della Terza Età che creano insieme bandiere palestinesi. Chi decide di restare al Sud porta avanti una forma di resistenza che troppo poco viene raccontata. Sapere che c'è qualcuno lì a tenermi il pensiero, tiene accesa la luce sulla Palestina».
Se oggi, contro la rigidità delle divise e delle dogane, quel confine dovesse aprirsi senza manette, Sara sa già quale sarà il suo primo gesto: «Abbraccerei i miei compagni, grideremmo tutti in coro FREE PALESTINE e scriverei a chi mi è caro di non preoccuparsi. Che stiamo andando oltre.»
Ieri sera, a tarda notte, la delegazione internazionale ha tenuto un incontro cruciale per decidere le sorti di oggi. La prospettiva, cruda e reale, è che varcando quel confine verso la Libia Est e Gaza potrebbe esserci una risposta violenta da parte delle autorità. Eppure, Sara resta.
Di fronte a un rischio così imminente, l'umanità della giovane pugliese emerge in tutta la sua forza, spazzando via le fredde analisi geopolitiche per fare spazio alla più pura empatia.
«Avere paura? Chi non ha paura forse è un po' stolto», confida Sara. «Ma avere coraggio significa andare oltre, nonostante la paura, nella consapevolezza che ci sia qualcosa di infinitamente più importante. È questo che ti permette di superarla».
La vera notizia non è lo stallo delle frontiere, ma il cuore della sua missione.
Partita questo 6 maggio, Sara non è un soldato, è un'insegnante di scuola media. Nel suo zaino non ci sono armi, ma i disegni dei suoi alunni della 1ª C. Ha fatto loro una promessa: li porterà fino a destinazione. È per onorare quel patto, e per provare a fermare l'orrore che si consuma a Gaza, che oggi è disposta a mettere a rischio la propria libertà personale.
Costretti in un semicerchio di sicurezza tracciato dai loro stessi veicoli, i volontari sperimentano sulla propria pelle il vero significato di Sumud, la parola araba che indica resilienza. La vita nel campo è fatta di dettagli profondamente umani. Nei giorni vuoti, passati ad aspettare, la priorità è prendersi cura gli uni degli altri. «Incrociare lo sguardo di chi in quel momento è giù di morale o si sente solo, ed essere pronte a stargli accanto, è vitale», racconta.
La lingua araba è diventata una melodia familiare e rassicurante. E poi c'è il profumo costante del riso con salsa di cipolle, preparato ogni giorno dai volontari libici, persone «meravigliose e coraggiosissime» che aiutandoli, paradossalmente, rischiano la vita molto più degli occidentali.
Le notizie arrivate dal mare, con le violenze subite dai compagni della flottiglia navale e il temporaneo fermo dell'attivista barese Simona Losito da parte delle forze israeliane, hanno gelato il sangue nell'accampamento. Ma non hanno piegato gli animi. «Mi fa arrabbiare che delle persone debbano mettere in pericolo se stesse e rischiare l'arresto solo per farsi ascoltare dai governi e dall'opinione pubblica», sottolinea Sara.
A darle la forza per affrontare la giornata di oggi è il calore della sua terra. Ad Andria, all'Officina San Domenico, è nato un presidio permanente in suo supporto. «Mi arrivano foto di giovani e di anziani dell'Università della Terza Età che creano insieme bandiere palestinesi. Chi decide di restare al Sud porta avanti una forma di resistenza che troppo poco viene raccontata. Sapere che c'è qualcuno lì a tenermi il pensiero, tiene accesa la luce sulla Palestina».
Se oggi, contro la rigidità delle divise e delle dogane, quel confine dovesse aprirsi senza manette, Sara sa già quale sarà il suo primo gesto: «Abbraccerei i miei compagni, grideremmo tutti in coro FREE PALESTINE e scriverei a chi mi è caro di non preoccuparsi. Che stiamo andando oltre.»






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