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Raddoppio import olio tunisino a dazio zero è scelta suicida

Coldiretti e Unaprol: vanno fermati i trafficanti di olio

Nei primi nove mesi del 2025 gli arrivi di olio tunisino in Italia sono già aumentati del 38%, facendo crollare i prezzi dell'extravergine italiano di oltre il 20%,
Raddoppiare le importazioni a dazio zero di olio tunisino sarebbe l'ennesima scelta suicida di un'Unione Europea che ha evidentemente deciso di cancellare le proprie produzioni agricole distintive e di qualità, a partire dall'olio d'oliva, favorendo un modello di mercato che spinge l'industria ad approvvigionarsi di prodotto estero a basso costo, spesso spacciato come made in Italy fuori dall'Europa, invece di valorizzare l'olio italiano al giusto prezzo. A denunciarlo sono Coldiretti e Unaprol, commentando l'annuncio del Governo tunisino dell'avvio di negoziati con l'Ue per rafforzare il quadro giuridico bilaterale e portare a 100.000 tonnellate annue il contingente di esportazione agevolato.
Nei primi nove mesi del 2025 gli arrivi di olio tunisino in Italia sono già aumentati del 38%, facendo crollare i prezzi dell'extravergine italiano di oltre il 20%, secondo un'analisi Coldiretti su dati Ismea. L'olio tunisino viene oggi venduto sotto i 4 euro al litro, esercitando una forte pressione al ribasso sulle quotazioni dell'olio nazionale e spingendo gli olivicoltori a svendere il prodotto al di sotto dei costi di produzione.
Una dinamica favorita dall'accordo europeo che consente l'importazione annuale di 56.700 tonnellate di oli vergini d'oliva a dazio zero, contingente che ora si vorrebbe ulteriormente ampliare. A questo si aggiunge il meccanismo del perfezionamento attivo, che permette di nazionalizzare l'olio per poi riesportarlo, con un grave danno per il vero made in Italy, come denunciato anche dal Financial Times.
"Combattiamo ogni giorno i trafficanti di olio. Aumentare gli arrivi a dazio zero favorirà ulteriormente l'immissione di olio extravergine d'oliva a basso costo, spesso di dubbia qualità, che colpisce gravemente il nostro patrimonio agroalimentare di eccellenza – spiega David Granieri, vicepresidente nazionale Coldiretti e presidente Unaprol – Si tratta di un modello che incentiva l'industria a scegliere il prezzo più basso anziché la qualità incidendo sulla tenuta economica dei produttori agricoli. Non possiamo permettere che una concorrenza sleale danneggi il mercato dell'olio d'oliva e le nostre produzioni di alta qualità. Siamo pronti con le nostre bandiere gialle, con le nostre imbarcazioni e soprattutto con i nostri soci olivicoltori a presidiare i porti e le frontiere da cui passano le cisterne di olio pronte a diventare italiane con l'inganno. Difendiamo così anche la salute dei cittadini, perchè non vorremmo che questi oli finti made in Italy presentassero anche rischi anche sulla possibile tossicità. Diciamo basta, basta, basta".
Un'ipotesi che avrebbe effetti devastanti in particolare per la Puglia, cuore pulsante dell'olivicoltura nazionale. L'ulivo è presente in regione su oltre 370mila ettari di terreno coltivato, rappresentando la coltura più estesa del territorio regionale con il 64% della superficie agricola utilizzata. Il comparto coinvolge 148.127 aziende, pari al 43% del totale, che producono 5 oli extravergine DOP e 1 IGP Olio di Puglia.
L'olivicoltura pugliese è la più grande fabbrica green del Mezzogiorno d'Italia – sottolinea Coldiretti Puglia – con 60 milioni di ulivi, il 40% della superficie olivicola del Sud, quasi il 32% di quella nazionale e l'8% di quella comunitaria, per un valore di 1 miliardo di euro di Produzione Lorda Vendibile di olio extravergine di oliva.
"In Italia produciamo circa 300mila tonnellate di olio, ne consumiamo 400mila e ne esportiamo 300mila. E allora come si spiega che il prezzo dell'olio italiano pagato agli agricoltori sia crollato? È evidente che siamo di fronte a una speculazione che va fermata", denuncia Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia, nel sottolineare che "alcuni industriali trafficanti di olio approfittano delle falle del sistema per immettere sul mercato prodotto che di extravergine ha solo il nome, danneggiando i produttori onesti e ingannando i consumatori".
"Così si consente a questi trafficanti di dichiarare, senza colpo ferire, che l'olio imbottigliato è italiano al 100%, quando non lo è affatto – afferma Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia –. È una truffa che colpisce l'intera filiera, ma anche la salute e la tranquillità dei cittadini, perché l'olio è uno degli alimenti più utilizzati dalle famiglie italiane e simbolo della nostra cucina, riconosciuta patrimonio immateriale Unesco".
Coldiretti e Unaprol chiedono alle autorità competenti di moltiplicare i controlli presso le industrie olearie, verificando gli acquisti di olio EVO provenienti da fantomatici frantoi che operano in Italia e che regolarizzano come extravergine olio che extravergine non è, come testimoniato dai numerosi sequestri delle forze dell'ordine del 2025 in Puglia.
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