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Quarta Domenica di Avvento: "…per un Natale reale: un Dio con i piedi per terra"

Riflessione di don Ettore Lestingi, presidente della Commissione Liturgica diocesana

DAL VANGELO DECONDO MATTEO (1,18-25)
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, a quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

"Buon Natale a chi non sa più che cosa è Natale…" Questa espressione augurale che troviamo in un brano musicale della canzone italiana degli anni 90, sottolinea con preoccupante evidenza la perdita di memoria collettiva circa un avvenimento realmente accaduto più di duemila anni fa, che noi cristiani celebriamo non come un evento del passato ma come un avvento sempre presente: la nascita di Dio nel tempo che, se anche oggi "non fa cronaca, fa storia".

E a chi pensa che Natale sia il titolo di un libro di favole da rispolverare ogni anno in una notte di inverno per addolcire i cuori e riscaldare di calore umano le relazioni famigliari, l'Evangelista Matteo, bussando alle porte delle nostre case e delle nostre chiese in festa, con voce ferma e decisa proclama: "Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo". E lo fa non per rovinare la festa, ma per ridarle la motivazione e magari aiutare tutti noi a scendere dalle nuvole e recuperare il realismo dei Natale.

Lasciamo ai bambini sognare… E' bello vederli la sera di Natale affacciati alla finestra con manine che reggono il visino rivolto all'insù nella speranza di vedere il passaggio di slitte dorate, trainate da renne imbiancate, guidate da nonni dalla barba bianca che, solcando mari e monti, distribuiscono doni a tutti, buoni e cattivi, perché immagine di un Dio Babbo "che fa piovere sui buoni e sui cattivi". Lasciamo che i bambini nella loro innocenza odano ancora canzoni da note angeliche che mettono pace al cuore e concedono sonni tranquilli tra cieli azzurri e stelle luccicanti: "Quando suona mezzanotte di Natale ogni bimbo con la mente in cielo sale e a cavallo della stella se ne va al presepio della sua felicità".

Ma per noi adulti la narrazione della nascita di Gesù secondo l'Evangelista Matteo è un invito alla concretezza e se ai bambini è concesso "con la mente salire in cielo", a noi, come nel giorno dell'Ascensione di Cristo, "due uomini in bianche vesti ci dicono: «Perché state a guardare il cielo?". (Luca)

Allora, perché il Natale sia spogliato da ogni pennellata fiabesca e non sia ridotto ad un bel sogno di mezzanotte, "Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: Una ragazza di un villaggio sperduto della Galilea, di nome Maria, fidanzata con un giovane della casa di Davide, chiamato Giuseppe, senza concorso umano, si scopre incinta per opera dello Spirito Santo… E questo non è l'inizio di una favola dal finale della serie "e vissero felici e contenti", ma è il prologo di una storia fatta di turbamenti, di ripudio, probabile lapidazione e poi rifiuto, persecuzione, fuga, incomprensione e…morte. Ed è la storia di un Dio che ha voluto nascere nel tempo così: prendendo forma nel grembo verginale di una ragazza, vestendosi con la sua carne, irrobustendosi con le sue ossa, nutrendosi al suo seno, per poter essere uno di noi, facendo scorrere nelle sue vene il sangue dell'umanità e nelle vene dell'umanità il sangue della divinità. E Dio nasce "in solitudine e più alto silenzio" (D. M. Turoldo)

E oggi come ieri, stessa notte, non c'è spazio per Dio nei nostri alberghi, alloggi, B&B o case, perché c'è il tutto esaurito per le vacanze di Natale. E Gesù, l'Autore del Natale, resta fuori… Come fuori restano dalle nostre feste i tanti affamati e assetati, ammalati e nudi, forestieri e carcerati, che sono il Natale quotidiano, mensile e annuale di un Dio che viene a noi in ogni tempo e in ogni uomo. E già, non c'è posto per Dio nei nostri alloggi, oggi e mai, perché Lui non è venuto per alloggiare in case, alberghi o palazzi,, ma per stare "in mezzo" alla gente, perché Lui è il Dio con noi, il Dio tra noi … Sempre in mezzo… Nasce in mezzo a un bue e a un asinello… A dodici anni lo troviamo in mezzo ad una carovana e nel Tempio in mezzo ai dottori della Legge… Nella sua vita mortale in mezzo alla gente "come colui che serve" e sulla croce in mezzo a due ladroni. Un Dio non al centro dell'attenzione , ma in mezzo ad ogni situazione.

Dove cercarlo per trovarlo? In cielo? sulle nubi? Tra Angeli e santi? No! Ma sulla terra, nella siccità di un mondo assetato di Dio, a tavola con e in mezzo ai peccatori. Questo è il Natale reale. E se Dio ha i piedi per terra, cercalo seguendo le sue orme e fermati dove esse scompaiono e appare un uomo. E' Dio! Prostrati a Lui.

È venuto, è qui tra noi
il Messia è disceso per le strade.
Non veste come un re
non ha case né granai
sorride con gli amici come tutti noi.
Si è seduto a mensa con noi
fa prodigi ed è profeta fra la gente.
Sa parlare insieme con tutti
trova il tempo di giocare con i bambini.
  • don Ettore Lestingi
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