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Religioni

Quando la parola si fa storia

L'importanza della Sacra Scrittura nella vita del cristiano e della Chiesa

La scorsa domenica 24 gennaio, memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, la Chiesa celebrava con solennità la "Giornata della Parola". Istituita lo scorso anno da Papa Francesco, è l'occasione per affermare l'importanza della Sacra Scrittura nella vita del cristiano e della Chiesa, ma anche per riscoprire la verità di Gesù Cristo, Parola fatta Carne, che è entrato nella storia per rivelare all'umanità il mistero dell'Amore Personale e Trinitario di Dio. Non si può separare la Parola di Dio dalla fede in Gesù Cristo e nella Comunione Trinitaria! Il rischio e il pericolo in cui si incorrerebbe è la riduzione della fede cristiana a etica, insegnamenti morali, regole di comportamento, dove è completamente assente il rapporto personale con Dio.

Questa breve premessa mi fa ricordare una mia lettera, scritta in prossimità del Natale dello scorso anno, inviata al giornalista Corrado Augias, sulla missione della Chiesa nella nostra società e sul legame che intercorre tra i Vangeli e la Persona di Gesù Cristo, da cui scaturisce la fede cristiana. Il giornalista rispose tra l'altro: "Il massimo che la religione cristiana oggi può forse fare è additare alcuni valori e sperare che qualcuno colga il senso di quelle parole e le condivida… Ed è anche il significato positivo che tutti gli uomini di buona volontà possano condividere nel Natale, aldilà del dogma di un uomo-Dio disceso dal cielo". Non sono pochi gli intellettuali o i cosiddetti "laici" che la pensano così, che considerano Gesù un grande uomo che ha detto cose meravigliose, ma un uomo! Quanti cristiani, leggendo affermazioni di questo tipo, che sembrano disperatamente segnare un confine privo di speranza tra vita e morte, riescono a riconfermare il senso della propria fede in Cristo, figlio di Dio?

Qualche giorno fa mi è capitato di rileggere il testo di una meravigliosa lettera dello scrittore russo Dovstoevskij, già citato altre volte nelle mie lettere, inviata alla signora Fonvizina nel 1854: "Vi dico di me stesso che io sono figlio di questo secolo, ancora adesso figlio dell'ateismo e dei dubbi e che addirittura (questo lo so) rimarrò tale fino alla tomba. Che terribili tormenti mi è costata, e mi costa ancora, questa sete di credere…E pur tuttavia, a volte Dio mi concede dei minuti in cui sono perfettamente sereno; in questi minuti io amo e mi accorgo di essere amato dagli altri e in momenti simili io ho formulato il simbolo della mia fede… È un simbolo molto semplice, eccolo: credere che non ci sia niente di più bello, profondo, simpatico, ragionevole, virile e perfetto di Cristo…". Alcuni hanno definito queste parole come il credo più bello che sia mai stato scritto in letteratura. Lo scrittore ritrova Cristo nella bellezza dell'amore reciproco e senza condizioni; tale sentimento è reso simbolo della propria fede in Lui, come del resto già per Sant'Agostino.

In un altro romanzo, I Demoni, lo scrittore russo compendia in modo più definito il suo pensiero: "Non la morale di Cristo, né l'insegnamento di Cristo salveranno il mondo, ma la fede che il Verbo si è fatto carne". Questo grande Mistero, che dà risposta netta alla domanda precedente, costituisce il fondamento della nostra fede: Dio si è fatto uomo, "carne", ha condiviso la nostra condizione umana, la nostra vita! Ha vissuto, amato, sofferto, gioito, come e con noi uomini. E' l'Emmanuele, cioè il "Dio con noi", con la nostra vita. E' entrato nella storia perché questa diventi storia di salvezza! Nella Lettera agli Ebrei (4,15) San Paolo, parlando di Gesù Cristo, dice: "…non abbiamo un Sommo Sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato".

Non possiamo ridurre la fede cristiana a etica, a insegnamenti morali! Sicuramente i Vangeli e la Sacra Scrittura ci indicano la strada per vivere nella verità, ma è Gesù "la Parola, il Verbo fatto carne"! La fede cristiana nasce e si fonda sulla Persona di Gesù Cristo: a noi è concesso liberamente di negarLo contro ogni evidenza, o di accoglierLo nella nostra vita (soprattutto nel dono dei Sacramenti, che realizzano la Sua Presenza), di vivere in Lui ogni momento, ogni esperienza e relazione, ripetendo con San Paolo: "Per me vivere è Cristo… Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me!" (Fil.1,21). La nostra vita in Lui non è statica, ma coinvolge la tempestosa marea di sentimenti e di eventi in cui quotidianamente tentiamo di dare e ottenere risposte, che ci travolgono quando non corrispondono alle nostre aspettative, che spesso condizionano e incrinano il nostro rapporto con Lui. La vita cristiana non è solo uno stile di vita da imitare, seguendo gli insegnamenti di Gesù; non nasce semplicemente dall'impegno umano nel seguire valori e norme di vita o, peggio ancora, regole da rispettare per dirsi cristiani. E' scoprire e vivere nella certezza "che non c'è niente di più bello, profondo, ragionevole e perfetto di Gesù Cristo"! E' sentirsi amati e amare, perché non c'è nulla di più convincente, realizzante e liberante, di sapere che Egli ci cerca, ci ama come siamo e ci infonde il coraggio, che a noi viene meno, per proseguire nel cammino della vita. Sempre!
Don Felice Bacco Direttore Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali.
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