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scuola "Cotugno" di Andria
Commento

Nuovo anno scolastico: Don Ettore Lestingi: "Insegnanti, artigiani di qualità”

Lettera aperta agli Insegnanti di ogni ordine e grado

Carissimi Insegnanti, all'inizio di un nuovo anno scolastico sento il profondo bisogno di rivolgervi un augurio non privo di reali preoccupazioni per il presente e il futuro della nostra società… Innanzitutto l'augurio. Lo formulo partendo dal significato stesso del termine che vi qualifica non solo come "categoria lavorativa", ma soprattutto come protagonisti nella costruzione di personalità sulle cui spalle un domani, non molto lontano, poggerà il nostro futuro. Insegnare significa incidere, segnare, quasi scolpire, modellare, ferire, insomma "lasciare traccia" del vostro "passaggio" nel cammino di crescita e nelle fasi più delicate dell'età evolutiva dei nostri ragazzi, adulti di domani.

E' vostro il compito di arricchire il patrimonio artistico e culturale della nostra città con "le vostre opere d'arte": i ragazzi a voi affidati. Conosco perfettamente la fatica del vostro operato: è il sudore dello scultore che allo stesso tempo deve colpire con lo scalpello e accarezzare con la mano la pietra, realtà che reca già dentro di sé l'opera da far emergere (cfr. Michelangelo). I ragazzi che vi sono affidati considerateli "diamanti grezzi", da cui eliminare scorie superflue al fine di farli brillare in tutta la loro bellezza. Quindi auguri "artigiani di qualità". So bene anche che il vostro lavoro molte volte non viene apprezzato, né riconosciuto e neanche giustamente remunerato: è il destino dei veri artisti, il cui valore viene riconosciuto sempre dopo, perché la bellezza delle loro opere non tramonta mai. A volte sperimentate l'amarezza dell'incomprensione e della solitudine anche da parte di chi ha il compito di sostenervi nel vostro servizio, perché schiavi del sistema scolastico aziendale dove si deve produrre, fare numero, attività prescindendo dalla vita e dei ragazzi e di voi insegnanti.

A ciò si aggiunge "l'orfananza genitoriale", che si manifesta nel disinteresse sistematico " di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli " (cfr. art. 147 della Costituzione) da parte di chi è genitore solo per un errore di calcolo o distrazione e non per scelta e vocazione. I nostri ragazzi rischiano di essere figli di nessuno, perché gli adulti sono malati dell'eterno mito della giovinezza e amano essere considerati amici, non capendo che i figli di amici ne hanno tanti, di genitori invece al massimo uno. Le derive giovanili a cui stiamo assistendo hanno una unica causa: la deresponsabilizzazione del mondo degli adulti, il loro venir meno al compito educativo: non si è genitori solo perché si genera, si è padri e madri quando alla generazione segue l'educazione, l'accompagnamento, il coinvolgimento nel destino dei propri figli, avendo il coraggio di fare qualche passo indietro perché il proprio figlio avanzi. Qualche mese fa è venuta a mancare una grande artista rock Tina Turner, donna-tigre, anticonformista, idolatra dell'eterna giovinezza. Negli ultimi mesi della sua vita, superati gli ottant'anni, in una intervista ebbe a dichiarare: "Ora capisco che per me è finito il tempo di portare la minigonna". Cioè di diventare adulta. Magari lo capissero i genitori dei nostri ragazzi.

Un'ultima considerazione la faccio a partire dalla nostra Costituzione "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi". (art. 34). Il diritto allo studio deve essere garantito a tutti, come strumento di civilizzazione soprattutto oggi in cui assistiamo a quella che i sociologi chiamano "deumanizzazione o animalizzazione dell'umano". L'istruzione obbligatoria non va intesa però come promozione obbligatoria, questo è il peggior contributo che si può dare alla non crescita umana e civile delle giovani generazioni, e alla diffusione della idea "a che serve studiare, tanto sarò promosso ugualmente". E così passa come colpa o stranezza essere "capaci e meritevoli". Carissimi Insegnanti, in un tempo in cui tutti hanno tirato in barca i remi della responsabilità, dalla famiglia alle varie associazioni, e considerata la poca importanza che oggi si dà alla dimensione religiosa della vita, questa è la vostra ora. Date il meglio di voi stessi! Contiamo su di voi. Grazie a auguri!.

Don Ettore Lestingi
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