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Nuova sede del Consiglio Regionale: M5S "Gravi irregolarità", Regione "modifiche obbligatorie"

I pentastellati all'attacco del progetto, risalente al 2003, che avrebbe dovuto essere terminato nel 2014, ma è ancora in corso d'opera

I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle vanno all'attacco sulla nuova sede del Consiglio Regionale, progetto risalente al 2003 che avrebbe dovuto essere terminato nel 2014 e invece è ancora in alto mare, con conseguente aumento dei costi.

«Quello che sta accadendo per la costruzione della nuova sede del Consiglio regionale - dichiarano Antonella Laricchia, Grazia Di Bari e Gianluca Bozzetti - è un gigantesco scandalo da manuale nella realizzazione di un'opera pubblica che, ironia della sorte, dovrebbe essere l'icona più prestigiosa della politica pugliese. Una storia che dura da oltre 15 anni e che, ad oggi, costa ai pugliesi oltre 90 milioni di euro».

«In quasi un anno di approfondimenti - sottolineano - abbiamo cercato di fare chiarezza su quanto accaduto. È emerso un preoccupante quadro sul quale chiameremo, attraverso un esposto, a pronunciarsi la Procura di Bari, la Corte dei Conti e l'ANAC al fine di accertare ogni eventuale responsabilità. Depositeremo, inoltre, una mozione urgente finalizzata ad evitare il pagamento delle parcelle dei progettisti che ad oggi ammontano a circa 12 milioni di euro».

I consiglieri cinquestelle hanno ripercorso tutte le tappe della vicenda, analizzando sia l'aumento di tempi che quello dei costi, a partire dal 2003 data di aggiudicazione della gara di progettazione per un importo complessivo di 39.500.000 euro. Una cifra a cui si sono aggiunti dal 2003 al 2010 i costi di alcune prime varianti al progetto stesso per un importo di 27.830.690€ che hanno fatto lievitare il costo dell'opera, alla data di aggiudicazione dell'appalto (26 aprile 2010), fino a 67.330.690 €.

«In alcuni casi - sottolineano i pentastellati - si stanziavano milioni di euro per adeguare alle sopravvenute normative antisismiche un progetto che già dal 2003 doveva essere rispondente alle normative antisismiche. Il sospetto espresso non da noi, ma dalla stessa Regione Puglia nel momento in cui si era costituita parte civile nella memoria difensiva depositata presso il GUP del Tribunale di Bari in data 04/07/08 è che il costo dell'opera fosse stato "artatamente 'compresso' nell'importo di 39,5 milioni di euro (immediatamente al di sotto del limite massimo) al solo fine di rientrare nei parametri imposti dal bando, per poi assumere portata reale in relazione alle effettive esigenze ed ai contenuti del progetto"».

in data 21 marzo del 2012 è avvenuto l'inizio dei lavori mai terminati, d'altronde come spiegano i consiglieri del Movimento risultano anche dalla documentazione quasi 1000 giorni di sospensione lavori, assolutamente inspiegabili. I cinquestelle sono poi passati ad analizzare anche alcuni degli interventi inseriti nelle successive 5 varianti in corso d'opera, intervenute dal 2012 ad oggi, che hanno fatto lievitare l'importo complessivo dei lavori di ulteriori 27.668.000 euro arrivando all'entità dei lavori attuali di quasi 95 milioni di euro.

Laricchia, Bozzetti e Di Bari hanno concluso individuando le precise responsabilità politiche di chi doveva controllare e non l'ha fatto: «Si tratta di esponenti dei vecchi partiti sia di destra che di sinistra. A cominciare da Raffaele Fitto, Presidente della Regione Puglia nel 2003, continuando con il presidente Nichi Vendola, sotto la cui Giunta tutte le varianti progettuali sono andate avanti senza incontrare ostacoli e si arriva poi all'attuale Presidente Michele Emiliano. Eppure il 4 maggio 2015 il Consiglio di Stato aveva prescritto l'obbligo per la Regione di valutare il prioritario interesse della Collettività, a ripristinare la legalità, demolendo l'opera e rifacendo la gara di progettazione, con criteri di correttezza e legalità. E ciò quando i lavori erano ancora al 10% di avanzamento. All'epoca il governo Emiliano decise di andare avanti, stabilendo che la legalità era da considerarsi secondaria rispetto all'interesse finanziario delle Casse Regionali; una evidente contraddizione dal momento che, proprio sotto Emiliano, sulle stesse casse regionali venivano scaricati gli enormi costi della 5° variante, della cui estesa infondatezza si è innanzi ampiamente detto. L'auspicio è che la nostra azione ora serva ad individuare tutti i responsabili di questa scabrosa vicenda e soprattutto a restituire giustizia alla Puglia e ai pugliesi».

E pronta e arrivata la replica della Regione Puglia. Il direttore del Dipartimento regionale Infrastrutture e Ambiente, Barbara Valenzano comunica - a seguito della conferenza stampa del Movimento 5stelle svoltasi questa mattina (ieri per chi legge n.d.r.) sulla nuova sede del consiglio regionale - che "la quinta variante ai lavori non è stata approvata dalla Giunta regionale ma con una determina dirigenziale, per poter rispondere agli intervenuti mutamenti legislativi in materia di efficientamento energetico.
La variante ha previsto inoltre l''applicazione di tutti i sistemi innovativi per la sostenibilità ambientale: recupero e riuso acqua piovana, autoproduzione energetica da fonti rinnovabili (geotermia, solare termico e fotovoltaico), riduzione consumi energetici e idrici con sensori e termoregolazione sia sugli impianti a fluido sia sugli impianti elettrici, pompe di calore, illuminazione a led, temporizzatori.

Non risulta vera inoltre la circostanza secondo la quale l'importo dei lavori risulta lievitata a 95 milioni. Stiamo parlando infatti - continua la Valenzano - di un'opera che risale a 15 anni fa, i cui costi di realizzazione e dei materiali utilizzati sono sensibilmente aumentati. La variante apportata risponde alla normativa vigente e comporterà risparmi, nel tempo, in termini di gestione energetica e di manutenzione ordinaria.
In più sono state apportate modifiche obbligatorie per la messa a norma, dell'iniziale Progetto, alla legislazione antisismica. Le modifiche si sono rese obbligatorie per gli edifici pubblici.
Sarà fornita ogni documentazione utile al fine di consentire gli approfondimenti del caso. E comunque nessuna variante - conclude il direttore del dipartimento - è stata mai approvata dalla giunta guidata dal Presidente Emiliano".



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