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Cdx andriese: "La Sindaca Bruno usa Gaza per farsi notare al Nazareno"

"Ma umilia il ruolo istituzionale e offende le vittime" sottolineano i consiglieri ed i partiti del centrodestra di Andria

"Mentre la città di Andria attende ancora risposte sui veri problemi reali del territorio, la sindaca Giovanna Bruno, tra un posizionamento d'immagine e una narrazione social da influencer, preferisce le passerelle milanesi per improvvisarsi stratega di geopolitica internazionale "de noi altri". Il suo intervento all'incontro dei «Sindaci per la Pace» a Milano ha purtroppo dimostrato come si possa piegare un dramma umanitario globale a fini di puro opportunismo e visibilità personale, dando prova di quel tocco di magistrale irresponsabilità a cui non è riuscita a sottrarsi. Le forze politiche del centrosinistra andriese hanno diffuso una nota intrisa di retorica massimalista per difendere l'indifendibile. Esprimono orgoglio per il fatto che la sindaca abbia usato la parola "genocidio". Ma la verità è ben diversa: forzare una complessa categoria giuridico-internazionale, definita dalla Convenzione ONU del 1948, all'interno di un asimmetrico scenario di guerra urbana, non è un atto di coraggio", sottolinea la nota del centrodestra andriese.

"È una grave e pericolosa scorrettezza terminologica che scavalca deliberatamente gli organi giuridici internazionali competenti al solo scopo di cavalcare l'onda emotiva e compiacere la segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein, strizzando contemporaneamente l'occhio alle frange più radicali ed estremiste della sinistra extraparlamentare. Un sindaco, nel giurare sulla Costituzione e nel rappresentare l'intera cittadinanza, deve riflettere questa responsabilità superpartitica anche e soprattutto nei suoi interventi pubblici. Il compito di chi partecipa ad una rete come «Sindaci per la Pace» dovrebbe essere quello di gettare ponti, favorire la mediazione e favorire l'ascolto reciproco, esattamente come nelle lodevoli iniziative locali che hanno visto cuochi israeliani e palestinesi lavorare insieme. Introdurre slogan divisivi in un contesto istituzionale distrugge questa vocazione, importando logiche di scontro ideologico che esasperano gli animi e avvelenano il dibattito pubblico. Definire "in malafede" chi difende il diritto all'autodifesa di uno Stato aggredito significa ignorare l'Articolo 51 dello Statuto ONU e la minaccia esistenziale continua subita da Israele. Ridurre un conflitto mediorientale così profondo a una banale e lineare dinamica tra un "potente oppressore" e una vittima è un esercizio di propaganda parziale. Questa narrazione cancella volutamente le responsabilità di Hamas, un'organizzazione terroristica che ha scatenato l'orrore del 7 ottobre, che rifiuta la soluzione dei due Stati e che usa i propri civili e i bambini come scudi umani", proseguono i rappresentanti cittadini del centrodestra.

"Il drammatico bilancio delle vittime civili e dei minori, che addolora profondamente chiunque abbia una coscienza, è il tragico risultato della militarizzazione capillare di scuole e ospedali da parte dei terroristi, non l'effetto di un disegno genocidario. Le forze di difesa israeliane operano sotto stringenti codici legali e avvisano la popolazione prima degli attacchi, procedure incompatibili con la tesi di una fantomatica "licenza illimitata di uccidere". Accusare i rappresentanti della Comunità Ebraica milanese di "voltare le spalle alla pace" per aver abbandonato l'aula è una vergognosa distorsione dei fatti. Quello non è stato un rifiuto del dialogo, ma una legittima e ferma reazione contro una colpevolizzazione unilaterale. Chiedere a una comunità che porta sulla propria pelle i traumi storici della Shoah e del presente di tollerare l'accusa di genocidio è una forma di violenza psicologica inaccettabile. La protesta era un richiamo all'equilibrio, non un rifiuto della pace. Non bastano una riga di circostanza sui massacri del 7 ottobre o il richiamo parziale e strumentale alla figura profetica di Don Tonino Bello per lavarsi la coscienza e nascondere uno squilibrio logico e morale così evidente. La "parola che rovina la digestione" del Santo Vescovo interpellava la coscienza di tutti i potenti e condannava ogni forma di oppressione, senza mai ridursi a uno slogan a senso unico. Invitiamo la sindaca Bruno e il centrosinistra a dismettere gli abiti della tifoseria ideologica e a ritrovare il profilo dell'equilibrio istituzionale. La pace autentica si costruisce rispettando il diritto, le tutele e la sicurezza di tutte le parti, non normalizzando un linguaggio violento e divisivo che alimenta l'intolleranza e danneggia la convivenza civile", conclude la nota dei Consiglieri comunali di opposizione Sabino Napolitano, Gaetano Scamarcio, Andrea Barchetta, Sabino Miccoli, Luigi Del Giudice, Nicola Marmo, Michele Lopetuso e Nicola Civita, nonché di tutte le segreterie cittadine del centrodestra andriese.
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