Jazzit Fest
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Vita di città

Montegrosso, racconti del Jazzit Fest

Dichiarazioni e retroscena del Jazzit Fest, svoltasi in questi giorni nel borgo rurale di Montegrosso

Forse Montegrosso, così poco conosciuto ai più, nonostante rientri nel club dei "Borghi autentici d'Italia", attendeva il jazzit fest, per essere scoperto e apprezzato in tutte le sue sfaccettature. Andirivieni di giovani e adulti che in sinergia terminano le fasi di preparazione dell'evento, residenti affaccendati per dare il loro supporto all' organizzazione ma tutti accomunati da quel sorriso di chi, finalmente, si sente al centro dell'attenzione e responsabile di una manifestazione di grande respiro internazionale.

Mi imbatto con colui che per primo ha mosso le corde di questa iniziativa, Luciano Vanni. Editore della rivista bimestrale "Jazzit" per l'appunto, mi dedica qualche minuto del suo prezioso tempo, spiegandomi l'origine e le finalità della manifestazione: "Ogni comunità, necessita costantemente di incontri e confronti, quindi l'idea del Jazzit Fest nasce proprio da tale desiderio. Sono in stretto contatto con musicisti e appassionati e mi ero reso conto che c'era poca propensione a creare un sentimento di "io collettivo"; quindi mi sono detto perché non creare un evento che rappresenti un meeting tra musicisti e addetti ai lavori e soprattutto che sia una festa della musica. Ho rinunciato ai contributi pubblici perché vorrei trasmettere il vero significato della parola cultura, in tempi in cui è divenuta sinonimo di evento, arte o festival e non come sapere, formazione ed educazione. Pertanto preferiamo alimentarci mediante fondi privati e di una fitta rete di volontari e service. Una cultura che vince, una cultura che riattivi tutta la comunità e creii quel senso civico del stare insieme e della condivisione; ecco perché ho voluto che i musicisti venissero ospitati dai residenti, proprio per aprirli al confronto e realizzare al tempo stesso quel senso di integrazione. Non è mancata una forte partecipazione da parte della comunità ed è stato proprio questa "voglia di fare, di collaborare" che ci ha spinti a scegliere Montegrosso fra tanti altri borghi, come tappa del Jazzit Fest. Concludo dicendoti che, in tutto ciò, vorrei che mio figlio avesse una considerazione positiva di me, di colui che è riuscito a mettersi in rete con altre persone per far sì che la musica venga accolta come valore sociale e pedagogico. Mi auguro che io sia per lui un vero e proprio esempio di educatore, in grado di trasmettere messaggi positivi anche alle comunità che di volta in volta incontriamo".

"Ci sono voluti mesi e tanto lavoro per concretizzare una iniziativa lodevole" – così esordisce Don Giuseppe Ruotolo coordinatore della seconda zona pastorale di Andria "E' significativo che Montegrosso abbia risposto bene a tale evento, offrendo la propria ospitalità e disponibilità, importante per rilanciare un immagine bella del nostro borgo. Infatti ciascuno si è impegnato ad abbellire la propria casa anche con proverbi andriesi che appaiono sulle facciate delle case ed oltre quaranta volontari sono intervenuti per ripulire le nostre strade. Tutto ciò si configura come un vero e proprio incentivo per la comunità, perché imparino a guardare al futuro e a rendere il territorio sempre più apprezzabile prima per sé stessi e poi per chi avrà interesse a scoprire la nostra cultura".

Osservazioni significative non potevano mancare da parte di chi vive a stretto contatto con la nostra terra, trasformando i nostri prodotti in qualcosa di unico ed eccezionale, si tratta di Pietro Zito, denominato lo chef contadino e il Conte Onofrio Spagnoletti Zeuli che ha assunto un ruolo determinante per la realizzazione del festival. Entrambi hanno vivamente espresso l'importanza di questo esperimento sociale, di un sistema che ha ben funzionato per rialzare la nostra immagine, per rigenerare la comunità e anche per diffondere la nostra cultura culinaria, perché di ogni piatto si racconti la storia, le tradizioni, da sempre radicate in questo lembo di terra: la Murgia.
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