piazza Catuma. <span>Foto Francesco Casiero </span>
piazza Catuma. Foto Francesco Casiero
Commento

Lettera aperta alla città: "Quando l'abuso diventa abitudine ed indifferenza"

Don Nicola de Ruvo lancia un appello sul degrado in cui è precipitata la nostra comunità

Lettera aperta alla città: "Quando l'abuso diventa abitudine ed indifferenza" è la missiva che Don Nicola de Ruvo indirizza al Sindaco, all'Amministrazione Comunale, alle Forze dell'Ordine, ai Dirigenti scolatici ed al Corpo docente, alle comunità Parrocchiali ed alle associazioni, alle Famiglie ed a tutti i Cittadini di Andria.
Scrivo in qualità di sacerdote, di educatore e, prima ancora, di cittadino profondamente preoccupato e amareggiato. Sono testimone, così come molti di voi, di un fenomeno che, purtroppo, sta silenziosamente e pericolosamente degenerando nelle zone pedonali della città: l'uso spropositato, sregolato e, oserei dire, quasi criminale dei monopattini e delle biciclette elettriche.
I luoghi che dovrebbero essere oasi di tranquillità e di passeggio sicuro per tutti – penso in particolare al Corso Cavour, al Viale Gramsci e alla Villa Comunale – si stanno trasformando, specialmente nelle ore pomeridiane e serali, in vere e proprie piste da corsa ad alto rischio.
Vi è mai capitato di fare una passeggiata in queste vie? Vi consiglio di prendere ogni precauzione, perché i monopattini e le bici elettriche sono in agguato per investirvi.
La cosa più impressionante e che mi addolora profondamente è che questo stato di fatto è ormai diventato normale:
È normale che questi mezzi circolino liberamente in zone formalmente e sostanzialmente pedonali.
È normale che sfreccino a grande velocità tra la folla, incuranti dell'età, della fragilità e delle condizioni dei pedoni: bambini, anziani, diversamente abili.
È normale che alcuni conducenti utilizzino i pedoni come "birilli" in un'esibizione di inciviltà, nel tentativo di dimostrare la loro "bravura" nello scansarli all'ultimo istante.
Stiamo facendo dell'abuso l'abitudine. Ciò che dovrebbe scandalizzarci, indignarci e spingerci a reagire sta scivolando pericolosamente nella normalità accettata. E quando l'inciviltà viene accettata, è la nostra intera comunità a perdere un pezzo della sua dignità.
Il degrado di cui parlo non è solo materiale; è un degrado etico e sociale che si manifesta nel disprezzo verso la legge e, cosa più grave, verso il prossimo.
Il mio appello è rivolto alle Istituzioni, alle Scuole, alle Parrocchie, alle Associazioni e alle famiglie, ciascuno secondo i propri ruoli.
Non possiamo più permetterci di assistere passivamente. È necessario correre subito ai rimedi e mettere in atto azioni educative e, se necessario, repressive chiare, visibili ed efficaci. Le leggi ci sono; devono essere applicate senza esitazione nelle zone pedonali per ristabilire la sicurezza e il rispetto. La tolleranza zero in questi spazi deve essere la regola, non l'eccezione.
I Dirigenti scolastici e i Docenti sono chiamati a intensificare i progetti di educazione civica e stradale, portando il dibattito su questo degrado etico direttamente nelle aule. La scuola deve essere un laboratorio attivo di legalità e rispetto della convivenza civile, non solo un luogo di apprendimento delle materie curriculari.
Le Comunità Parrocchiali, i gruppi e i movimenti ecclesiali non sono esenti da questa chiamata. In qualità di presidio territoriale di prossimità, esse hanno il dovere di essere non solo luoghi di fede, ma anche "scuole" di cittadinanza attiva e responsabile, promuovendo nei giovani, negli oratori e nelle attività sportive la cultura del rispetto, della legalità e dell'attenzione al bene comune come espressione concreta della carità verso il prossimo.
I genitori sono chiamati ad essere il primo presidio di civiltà. Devono insegnare ai loro figli che il monopattino e/o la bici elettrica sono strumenti di mobilità, non giocattoli per sfidare il codice stradale e, soprattutto, la vita degli altri. L'educazione al rispetto della cosa pubblica e della sicurezza altrui è l'unico vero vaccino contro la deriva a cui siamo costretti ad assistere ormai da tempo.
Se vogliamo vivere in una città abitata da civili e non da incivili, dobbiamo agire ora. Dobbiamo ridare il giusto valore alle nostre aree pedonali: spazi di incontro, di lentezza, di socialità, dove l'unico vero diritto di precedenza spetta a chi cammina con le proprie gambe.
Con l'augurio che la nostra città ritrovi il coraggio di essere sicura e rispettosa.
Don Nicola de Ruvo
  • Comune di Andria
  • Diocesi di Andria
  • degrado
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