i progetti Policoro della Puglia accolti alla Masseria San Vittore
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Attualità

Incontro testimonianza a "Senza Sbarre": i progetti Policoro della Puglia accolti alla Masseria San Vittore

I giovani erano accompagnati da Don Antonio Panico e Don Matteo Martire

Sono giunti da un pò tutta la Puglia per visitare e "toccare con mano" la realtà del progetto diocesano "Senza Sbarre". Hanno voluto chiamarla "Visita oltre le sbarre" i giovani del Progetto Policoro, accompagnati da Don Antonio Panico e Don Matteo Martire, giunti alla Masseria San Vittore di Andria.
Un Progetto, quello Policoro, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana che pone al centro della propria attenzione pastorale il tema Giovani, Vangelo e Lavoro.

Don Mario Operti, ideatore del Progetto, convinto che la Chiesa dovesse stare dentro il problema della disoccupazione giovanile con sollecitudine e amore, il 14 dicembre del 1995 invitò i Direttori nazionali e quelli delle Diocesi del Sud degli uffici di Pastorale sociale e del lavoro, di Pastorale giovanile e della Caritas a Policoro, città in provincia di Matera. Nel tempo il Progetto si è diffuso anche in Diocesi del Centro e del Nord dell'Italia. Ebbene, nei giorni scorsi alcuni di questi giovani sono giunti sulla Murgia andriese, ospiti di questa "singolare realtà", voluta con caparbietà dal Vescovo diocesano Mons. Luigi Mansi ed attuata con sacrificio e tanta passione da Don Vincenzo Giannelli e Don Riccardo Agresti. Hanno quindi voluto consegnare a Don Riccardo, il risultato di questo singolare incontro testimonianza.

"Non nascondere le tue debolezze" è la frase impressa sulla grande croce di legno posta all'ingresso della struttura. Risuona in ciascuno come un monito, un invito ma anche un impegno che in quel determinato luogo si può essere autentici, realmente se stessi accogliendo anche le fragilità come peculiarità che ci rendono più umani e ci consentono di entrare in contatto con l'altro, fragile a sua volta. La sfida è non rinnegare nulla di ciò che si è ma riuscire ad essere persone nuove, consapevoli che sono proprio quelle debolezze a donarmi la possibilità di entrare pienamente in relazione con me stesso e con l'altro.
Incontrare don Riccardo e i ragazzi, giovani e diversamente tali, è stato per noi, animatori di comunità del Progetto Policoro delle diocesi pugliesi, un'occasione per riflettere sul nostro mandato e per rinnovare il nostro impegno ad accompagnare i giovani che incrociamo sul nostro cammino per far emergere la bellezza racchiusa in ciascuno di loro.
Abbiamo pensato di condividere alcuni nostri pensieri per contraccambiare l'immenso dono ricevuto durante la mattinata di confronto con don Riccardo ed Alfonso.

La visita a questa comunità ha rappresentato per me un segno di speranza in un mondo in cui chi ha sbagliato nella vita sembra essere condannato per sempre a vivere ai margini della società. La resilienza e la forza delle persone incontrate credo possano essere un esempio per noi e per tanti giovani come noi. Caterina, diocesi Otranto

Per me, l'esperienza con l'impresa sociale "Oltre le sbarre" è stata profondamente toccante, un vero insegnamento su come il lavoro e la fede possano trasformare vite segnate dal dolore e dall'emarginazione. Incontrare Alfonso e ascoltare la sua testimonianza di riscatto mi ha fatto riflettere sul valore del perdono e della possibilità di rinascere, mentre il carisma di don Riccardo ha mostrato quanto sia importante dare una seconda possibilità a chi cerca di ricostruire la propria vita. Questa esperienza mi ha arricchito non solo a livello umano, ma anche spirituale, lasciandomi con la consapevolezza che ognuno merita una via per riscattarsi. Tommaso, diocesi Molfetta

Una mattinata in cui la consapevolezza di poter cambiare degli standard e andare oltre "il solito modo di agire" ha scosso il mio animo ed è stata energia positiva pura.
La storia di vita e il coraggio di don Riccardo ci insegnano che solo con il perdono, la giusta dose di preghiera e l'audacia possiamo offrire all'altro una prospettiva di vita migliore. La testimonianza di Alfonso è stata da pelle d'oca: è riuscito con la determinazione, con i sacrifici e la costanza a non lasciarsi etichettare per degli sbagli commessi e a mettersi in gioco per dare nuova luce a quelle azioni e situazioni che avevano "scheggiato" il suo animo.
Don Riccardo è riuscito a dar valore alla persona di Alfonso evidenziando quanto il perdono sia lo strumento efficace per un riscatto che valorizzi nel suo insieme tutta la persona. Quello che troppo spesso dimentichiamo è che siamo persone, umane che possono sbagliare ma che possono anche poi migliorare ed essere motivo di forza per l'altro, generando così un clima di serenità e di pace.
Raccontare e divulgare questa esperienza è il minimo che possiamo fare per sognare tutti insieme un mondo migliore. Sofia, diocesi Bari-Bitonto

Da Andriese, non posso che essere orgogliosa di questa realtà presente sul nostro territorio. Un luogo che rappresenta un segno tangibile di come sia possibile (e dovrebbe in qualche modo essere doveroso) dare opportunità alternative a chi ha commesso degli errori e intende riscattarsi, recuperando le relazioni significative della propria vita, attraverso le quali recuperare se stessi in primis. Ed è proprio questo il messaggio più prezioso che porto a casa, l'umano, visto come tale, con tutte le sue sfaccettature, ma soprattutto per quelle positive; al centro e al primo posto uno sguardo d'amore per il prossimo che ha sbagliato, affinché possa iniziare o riprendere a guardarsi per primo, con sguardo amorevole. Grazie per la profonda testimonianza. Se solo tali esperienze potessero moltiplicarsi ed essere una reale alternativa alle comuni carceri del nostro Paese, l'intero sistema nazionale ne sarebbe migliorato. Fiorenza, diocesi di Andria

Incontrare la Comunità di don Riccardo per me è significato incontrare la Speranza e la Giustizia, nelle sue parole, nella sua fede, nella storia di Alfonso, nelle sue lacrime, tra le pareti del laboratorio di produzione, nell'odore della farina dei taralli speziati, in quella croce issata ad accogliere tutti quelli che entrano nell'azienda. Mi sembra che questa realtà sia tra le esperienze che più si avvicinano e concretizzano in pieno il messaggio che papa Francesco ha voluto lanciare per celebrare il Tempo del Creato di quest'anno: "Sperare e Agire con la Creazione". Anna Paola, diocesi di Manfredonia-Vieste-S.Giov. Rotondo
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