Discarica Contrada San Nicola La Guardia Andria
Discarica Contrada San Nicola La Guardia Andria
Cronaca

Discarica di Andria: il ferro, i pozzi 3 e 4 ed il perchè della chiusura

Una cronistoria iniziata nel 2011 tra controlli, sostituzioni e ricerca di cause

Contrada San Nicola La Guardia, sede dell'ormai divenuta famosa discarica di Andria. Famosa da quando, il 25 maggio scorso, ha dovuto chiudere perchè i controlli dei tecnici dell'Arpa hanno rilevato un'alta concentrazione di ferro nel quarto pozzo, quello a valle. Ma la cronistoria di controlli e cause parte dal giugno del 2011: la discarica andriese, gestita dalla Daneco Impianti, riceve la visita dei tecnici dell'Arpa Puglia che hanno il dovere di controllare gli impianti di questo genere. Quattro sono i pozzi di monitoraggio per valutare le condizioni di possibile inquinamento. Dal controllo del giugno del 2011 emerge come il giudizio chimico sia positivo per tre dei quattro pozzi mentre solo per il pozzo 3 vi è un'eccedenza di ferro.

La stessa azienda, gestore dell'impianto, ribatte nel mese di novembre dello stesso anno con una nota in cui osserva come in oltre 15 anni di rilevazioni solo saltuariamente vi erano stati limiti di ferro superiori nei pozzi 3 e 4 e che questi fenomeni non potevano «esser ricondotti a contaminazione della discarica, perchè manifestatosi a monte della direzione di flusso della falda visto che non è accompagnato da nessun altro valore oltre il limite». La conclusione della Daneco, si legge continuando a sfogliare la lettera inviata agli enti il 29 novembre 2011, è che «il valore del ferro è certamente imputabile al fenomeno di leaching (rilascio) di parti ossidate del tubo di rivestimento dei pozzi». Ma prima nel mese di gennaio del 2012 e poi nel mese di luglio dello stesso anno la Provincia BAT chiese formalmente alla Daneco, viste le conclusioni dell'azienda stessa, di procedere con rapidità alla sostituzione della camiciatura del pozzo 3 per evitare che vi fosse ancora quel fenomeno di rilascio di materiale ferroso chiamato leaching. Nelle stesse note, si legge che bisognava effettuare anche uno spurgo delle acque di pozzo e successivamente svolgere nuovi prelievi per monitorare le acque.

Ma la Daneco non avviò questi lavori e nel mese di settembre del 2013 nuova rilevazione da parte dell'Arpa ai quattro pozzi di monitoraggio con nuova nota di superamento dei valori limite di ferro nel campione prelevato nuovamente dal pozzo 3. Nonostante il nuovo monito, tuttavia, la stessa azienda ha nuovamente comunicato, in data 31 gennaio del 2014, che «la sostituzione dell'attuale camiciatura del pozzo P3 è stata rinviata in ragione del costante risultato negativo delle recenti analisi». Difficile comprendere come rilevazioni dell'ARPA dessero sempre un superamento del valore mentre lo stesso ente gestore continuasse a dire che questo superamento non c'era. La Provincia, tuttavia, ha diffidato nel marzo del 2014 la stessa Daneco a dare esecuzione alla sostituzione di quella camicia del pozzo 3 oltre alla necessità di fare immediatamente dopo lo spurgo. Azioni finalmente eseguite e concluse il 17 luglio del 2014 ma azioni che nella rilevazione di marzo del 2015 da parte dell'Arpa sono risultate nuovamente vane visto il «superamento dei valori limite per il parametro Ferro nei campioni prelevati dal pozzo a monte 3».

Arpa protagonista anche di una seconda rilevazione da cui è emerso, con una nota formale del 18 maggio del 2015, come «le nuove risultanze analitiche, parlino dell'interessamento del valore fuori limite del parametro ferro anche del pozzo a valle P4». Nelle deduzioni dell'Arpa la sottilineatura di: «la società deve adottare con immediatezza, un piano di intervento per le condizioni straordinarie rilevate in falda, volto ad accertare le cause che determinano l'inquinamento in atto e l'efficace rimozione delle stesse». Nota seguita subito dallo stop del conferimento dei rifiuti voluto da parte della Regione stessa oltre che dalla ulteriore diffida formale della Provincia BAT arrivata l'8 giugno scorso. Un lungo viaggio tra le carte e le missive di una vicenda che ha avuto un'accelerata negli ultimi mesi ma che è in essere da esattamente quattro anni.
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