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Crisi dell’olio: anche da Andria al tavolo con il ministro Lollobrigida: esposto anti-frodi in Puglia, Sicilia e Calabria

Al governo sarà chiesta l’attivazione delle misure e la dichiarazione dello stato di crisi per il comparto

Oggi, martedì 14 luglio, in qualità di delegato del Comitato nazionale "Orgoglio olivicolo", Gennaro Sicolo consegnerà al ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida un esposto-denuncia contro le presunte frodi che stanno affossando il comparto olivicolo-oleario italiano. Lo stesso esposto sarà formalmente presentato nelle principali Procure della Repubblica competenti per Puglia, Sicilia e Calabria, le regioni più colpite dalle dinamiche distorsive che stanno pesantemente destabilizzando il mercato dell'olio, con ripercussioni gravissime per OP, aziende olivicole-olearie, frantoi. La consegna al ministro Lollobrigida avverrà stamattina, quando al Ministero dell'Agricoltura si terrà il tavolo olivicolo che vede insieme la cabina di regia della repressione frodi, il governo e le principali organizzazioni sindacali degli agricoltori, CIA, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri. È quanto è stato annunciato ieri, lunedì 13 luglio, nel corso di un confronto sulla crisi del comparto olivicolo-oleario che si è svolto a Bitonto, nella sede di Oliveti Terra di Bari, nel quale – oltre allo stesso Sicolo - sono intervenuti Francesco Paolicelli, assessore regionale all'Agricoltura, Giovanni Bucci (Oliveti Terra di Bari), Carmelo Rollo (Legacoop Puglia), Nicola Ruggiero (Oliveti d'Italia), Benedetto Fracchiolla (Finoliva Global Service), Alfonso Fucci (FIOQ) in rappresentanza dei frantoiani, Elia Pellegrino (Aifo) e Giuseppe Vacca (Unifol). All'incontro era presente il Conte Onofrio Spagnoletti Zeuli.

DICHIARAZIONE STATO DI CRISI. Durante l'incontro di Bitonto, l'assessore Paolicelli si è impegnato a chiedere al governo l'attivazione dello stato di crisi per il comparto unitamente ai suoi omologhi di Sicilia e Calabria. Le OP, le aziende olivicole e i frantoiani, in modo unitario, assieme a tutte le realtà associative e produttive rappresentate nel comitato nazionale riunito a Bari lo scorso 19 giugno, manterranno lo stato di agitazione e si stanno già organizzando per un altro evento nazionale che riunisca l'intera filiera olivicola nel capoluogo pugliese in occasione della Fiera del Levante.

IL TAVOLO OLIVICOLO DI OGGI. Senza un cambiamento radicale del sistema, il patrimonio olivicolo-oleario italiano rischia di crollare sotto il peso di concorrenza sleale, massiccia immissione sul mercato di olii prodotti secondo bassissimi standard qualitativi e di sicurezza alimentare, strapotere di GDO e multinazionali, esplosione dei costi di produzione. Il comitato promotore nazionale di "Uniti per affrontare la crisi del mercato olivicolo", rappresentato anche nell'incontro di ieri mattina a Bitonto, rilancerà anche davanti al ministro Lollobrigida, stamattina, alcune dettagliate proposte per affrontare strutturalmente la crisi.

UN PIANO IN 6 PUNTI. Serve un capillare piano di controllo per contrastare le frodi. Occorre istituire: la Bolla elettronica per l'olio sfuso sulla movimentazione di prodotto sopra i 100 Kg; controlli straordinari su operatori che hanno registrato crescite di fatturato anomale; una garanzia pubblica per la dilazione delle esposizioni bancarie connesse agli anticipi riconosciuti ai produttori e agli acquisti di olio ITALIANO riconosciuto, e in aggiunta, un sostegno temporaneo sui costi di stoccaggio degli olii italiani tracciati. Gli altri tre punti: un sostegno straordinario ai frantoiani per la logistica, la priorità agli olii certificati italiani nelle gare per la ristorazione pubblica e un sistema di stoccaggio doganale dedicato per la movimentazione di olio d'oliva importato, così da agevolare i controlli.

LA RIFORMA DELLA FILIERA. Serve una radicale riforma della filiera. A cominciare dal SIAN, il Sistema Informativo Agricolo Nazionale, con l'istituzione di un indice nazionale di rischio per concentrare le risorse sui soggetti realmente in difficoltà. Inoltre, occorre riformare la rilevazione dei prezzi, ancorandola ai costi di produzione reali. È necessario distinguere tra l'olivicoltura produttiva e quella di presidio: la prima va sostenuta in termini di efficienza produttiva, la seconda deve essere valorizzata per finalità sociali, ambientali e territoriali. L'accordo di filiera deve costituire uno strumento premiante, che tuteli produttori e consumatori con una qualità riconoscibile e certificata, che possa in aggiunta costituire lo standard d'utilizzo nella ristorazione pubblica.
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