
Attualità
Andria, chiude dopo 70 anni la sede dell'Unione Ciechi: l'appello per 60 cittadini rimasti senza un presidio
La storica sezione di via Dandolo trasferisce le attività a Barletta. Sconcerto dell'ex presidente Nicola Simone, storico centralinista comunale
Andria - martedì 23 giugno 2026
7.17
Una saracinesca che si abbassa definitivamente, in via Enrico Dandolo, lascia un vuoto profondo nel tessuto sociale di una città che conta quasi centomila abitanti. La storica sede dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI) di Andria ha chiuso le sue porte lo scorso 3 giugno. Da quel momento, l'intera attività associativa, burocratica e di assistenza viene accentrata e trasferita presso la sede provinciale di Barletta.
A prima vista, potrebbe sembrare una questione di numeri: i tesserati andriesi all'Unione sono circa 60. Ci si potrebbe chiedere se valga la pena mantenere un presidio fisico per sessanta persone in un'epoca di digitalizzazione e tagli ai costi. Ma nel welfare la matematica non funziona così. Per un cittadino non vedente o ipovedente, quei dodici chilometri che separano Andria dal comune co-capoluogo non sono una semplice distanza stradale, sono una barriera logistica monumentale. Spostarsi significa dipendere da un accompagnatore, affrontare i nodi scoperti dei trasporti pubblici e rinunciare a quella fetta di autonomia quotidiana che l'associazione ha sempre cercato di difendere.
Nessuno conosce questo valore meglio di Nicola Simone, per anni motore instancabile e presidente della sezione locale. La sua non è una battaglia astratta, ma una testimonianza di vita. Nicola ha perso completamente la vista giovanissimo, a soli 18 anni, nel pieno della giovinezza. Non si è arreso e, inserendosi nella vita attiva della città, ha lavorato per decenni come storico centralinista presso il Comune di Andria. Una parabola da dipendente pubblico che dimostra come l'inclusione e la dignità passino inevitabilmente dal diritto al lavoro e dalla presenza delle istituzioni.
La sezione andriese dell'UICI, nata negli anni '50, è una delle realtà associative più antiche della città. Nicola ricorda ancora quando, insieme all'allora sindaco Giuseppe Marano, venne realizzato un censimento pionieristico per mappare la presenza delle persone con disabilità visiva sul territorio. L'obiettivo, centrato per quasi settant'anni, era non lasciare nessuno da solo. Quella sede era il luogo dove ritirare documentazione, richiedere ausili, avviare pratiche di invalidità o, semplicemente, incontrarsi per combattere l'isolamento sociale.
Il declino della struttura è iniziato quando gravi problemi di salute e vicende familiari hanno costretto Nicola Simone a fare un passo indietro, lasciando le attività dirette. Senza una gestione locale costante, sono arrivati i primi tagli per risparmiare — come la disattivazione della linea telefonica fissa — fino alla scelta di avviare le pratiche per la vendita dell'immobile e al trasferimento definitivo a Barletta.
Oggi, l'appello che Nicola lancia alle istituzioni locali e alla cittadinanza va oltre il rammarico per il passato. È un grido d'allarme per i circa 60 concittadini con difficoltà oggettive che oggi si scoprono più soli. Una città come Andria non può delegare i propri servizi essenziali ai comuni vicini, privando le fasce più vulnerabili di un punto di ascolto a chilometro zero. La sfida per la politica e per il terzo settore andriese comincia adesso: trovare una soluzione, anche un piccolo sportello comunale condiviso, per dimostrare che quelle sessanta persone non sono diventate invisibili dietro la saracinesca che si è chiusa.
A prima vista, potrebbe sembrare una questione di numeri: i tesserati andriesi all'Unione sono circa 60. Ci si potrebbe chiedere se valga la pena mantenere un presidio fisico per sessanta persone in un'epoca di digitalizzazione e tagli ai costi. Ma nel welfare la matematica non funziona così. Per un cittadino non vedente o ipovedente, quei dodici chilometri che separano Andria dal comune co-capoluogo non sono una semplice distanza stradale, sono una barriera logistica monumentale. Spostarsi significa dipendere da un accompagnatore, affrontare i nodi scoperti dei trasporti pubblici e rinunciare a quella fetta di autonomia quotidiana che l'associazione ha sempre cercato di difendere.
Nessuno conosce questo valore meglio di Nicola Simone, per anni motore instancabile e presidente della sezione locale. La sua non è una battaglia astratta, ma una testimonianza di vita. Nicola ha perso completamente la vista giovanissimo, a soli 18 anni, nel pieno della giovinezza. Non si è arreso e, inserendosi nella vita attiva della città, ha lavorato per decenni come storico centralinista presso il Comune di Andria. Una parabola da dipendente pubblico che dimostra come l'inclusione e la dignità passino inevitabilmente dal diritto al lavoro e dalla presenza delle istituzioni.
La sezione andriese dell'UICI, nata negli anni '50, è una delle realtà associative più antiche della città. Nicola ricorda ancora quando, insieme all'allora sindaco Giuseppe Marano, venne realizzato un censimento pionieristico per mappare la presenza delle persone con disabilità visiva sul territorio. L'obiettivo, centrato per quasi settant'anni, era non lasciare nessuno da solo. Quella sede era il luogo dove ritirare documentazione, richiedere ausili, avviare pratiche di invalidità o, semplicemente, incontrarsi per combattere l'isolamento sociale.
Il declino della struttura è iniziato quando gravi problemi di salute e vicende familiari hanno costretto Nicola Simone a fare un passo indietro, lasciando le attività dirette. Senza una gestione locale costante, sono arrivati i primi tagli per risparmiare — come la disattivazione della linea telefonica fissa — fino alla scelta di avviare le pratiche per la vendita dell'immobile e al trasferimento definitivo a Barletta.
Oggi, l'appello che Nicola lancia alle istituzioni locali e alla cittadinanza va oltre il rammarico per il passato. È un grido d'allarme per i circa 60 concittadini con difficoltà oggettive che oggi si scoprono più soli. Una città come Andria non può delegare i propri servizi essenziali ai comuni vicini, privando le fasce più vulnerabili di un punto di ascolto a chilometro zero. La sfida per la politica e per il terzo settore andriese comincia adesso: trovare una soluzione, anche un piccolo sportello comunale condiviso, per dimostrare che quelle sessanta persone non sono diventate invisibili dietro la saracinesca che si è chiusa.



Ricevi aggiornamenti e contenuti da Andria 

.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)

