igino giordani
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38° anniversario del ritorno alla Casa del Padre di Igino Giordani

Riflessioni di Gennaro Piccolo, referente del "Centro Igino Giordani" di Andria

"Igino Giordani protettore dei Giornalisti?"
"Giornalisti Beati: 'Igino proteggici tu'. Così titolava "L'Espresso" il 10 giungo 2004 in occasione dell'apertura della causa di Beatificazione.
Era ora: anche l'Ordine dei giornalisti avrà il suo beato: Igino Giordani, direttore de "Il Quotidiano" e "Il Popolo", deputato dc, giornalista, scrittore, cofondatore con Chiara Lubich del Movimento dei Focolari, detto "Foco" per il fervore religioso. Il viatico per la beatificazione dà un bel po' di lustro alla nostra vituperata categoria".

Mi ha commosso imbattermi con questa "invocazione" in prossimità del 38° anniversario della partenza da questa vita di Igino Giordani; commosso, altresì, perché mi ha riportato al 1965 anno in cui lo incontrai per la prima volta a Rocca di Papa in occasione di un convegno.

Attratto dalla sua figura mite e accogliente, gli confidai le pene della mia giovinezza e i timori per il futuro. Avvolto dal suo profondo ascolto, con pochi, essenziali pensieri sul vivere il presente, egli spazzò tante nubi dall'orizzonte della mia vita.

Ho continuato ad incontrarlo sino a qualche anno prima della sua morte: era sempre una gioia, un attingere da lui una rinnovata passione per Dio, l'uomo, la Chiesa e lo Stato. Dopo la sua morte, sentii la spinta ad incontralo quotidianamente tuffandomi nella miniera senza fine dei suoi scritti, libri, editoriali….andando così di scoperta in scoperta.

E' l'aprile 1985. M'imbatto in alcuni suoi pensieri su lavoro e disoccupazione: dicono così:

"Il lavoro ci è stato dato da Dio, come elemento della nostra natura. Una esistenza, a cui si sottraesse il lavoro, sarebbe un'esistenza fuori dell'ordine divino e umano: fuori della natura. Sarebbe un'esistenza snaturata, La disoccupazione forzata è ateismo". (In: Le due città pagina 427-428 - 1961)

"La tecnica che doveva aiutare la fatica dell'uomo e accrescere il suo riposo, avulsa da principi umani e divini, ha generato la disoccupazione". (In: La divina avventura pagina 43-44 edizione 1954)

"Per l'etica del Vangelo, insomma, la disoccupazione, prima che un disordine economico-sociale, è un disordine teologico-naturale: non far lavorare l'uomo è come non farlo respirare o digerire: è un principio di omicidio". (In: Le due città pagina 428 – 1961)

Rimango colpito dall'attualità di tali pensieri, mentre sento affiorare dal cuore una scintilla ispiratrice: "dar vita nella mia Città ad un Centro Studi a lui dedicato che di Giordani rivisiti la vita e riviva e irradi con opere concrete i suoi grandi Ideali". Di lì a qualche mese, con altri amici, costituiamo il "Centro Studi Igino Giordani – Una via per L'Unità".

1965-2018. Sono trascorsi 50 anni ma la realtà e la bellezza di quel primo incontro si rinnova giorno per giorno, le scoperte non sono finite e mi rendono sempre più cosciente che averlo conosciuto è uno dei doni più preziosi ricevuti nella mia vita!

Concordo con il maggior conoscitore di Giordani – Professor Tommaso Sorgi -- che
"conoscere Igino Giordani –la sua vita, il pensiero, l'anima--, è scoprire un uomo che affascina. Ma conoscerlo davvero, a fondo, non è cosa facile tanto egli è molteplice di esperienze, di vette, intenso di ritmi mentali (come giornalista, scrittore, apologeta, politico) e spirituali (per ascetica e tensioni mistiche).


Chi lo ha trattato per anni abbastanza lunghi, e chiamato a studiarlo per raccontarlo, ha trovato scritto "pagine spalancate sui significati altissimi della storia dell'umanità e pagine intime del suo palpitare quotidiano">>. (Il Diario di fuoco e la sua autobiografia da gustare goccia a goccia a goccia se lo si vuole scoprire come uomo vero, con le sue aspirazioni, tentazioni, delusioni e vittorie. Un uomo vivo).

Tanti e profondi sono i pensieri espressi su di lui –prima e dopo la sua morte--: Gobetti (1925); Mattarella (Padre dell'attuale Presidente della Repubblica (1936); Padre Mondrone (1941); Sandro Pertini, Giovanni Spadolini, Papa Paolo VI, Giovanni Paolo II….(1980).

Così Chiara Lubich a Tivoli il 28 settembre 1984:
"Qualcuno ha detto che se su tutti i punti della terra il Vangelo scomparisse, il cristiano dovrebbe essere tale che, chi lo vede vivere, potrebbe riscrivere il Vangelo. Quand'egli se ne partì da questa vita, il giorno che ci vide raccolti attorno a lui per l'ultimo saluto --vennero migliaia di persone da ogni parte del mondo—nella Messa venne letta quella tipica pagina del Vangelo che sono le Beatitudini. Ebbene: quanti lo avevano conosciuto a fondo erano concordi nel costatare e nell'affermare che egli le aveva vissute tutte".


Le Beatitudini che, per Giordani, se contengono un programma prevalentemente religioso, dànno, per il nesso diretto tra morale e azione , un principio di soluzione anche ai problemi sociali ed economici.

Cosa dire ancora se non solo: "Grazie Foco"! --Gennaro (Gino) Piccolo del Centro Igino Giordani 'Una via per l'Unità' Andria— www.iginogiordani.info
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