Belle quattro parole

Senza fine

Le foibe nell'esperienza di Gino Paoli e De Gregori

Senza fine è l'epilogo della storia di cui parliamo oggi. In Italia il 10 febbraio, a partire dal 2004, si celebra la Giornata del Ricordo, la giornata dedicata a tutte le vittime del maresciallo Tito, dittatore Jugoslavo, che intorno al 1945 furono rapite ai propri affetti e brutalmente gettate vive o, nel migliore dei casi già morte, all'interno di inghiottitoi carsici noti come foibe per motivi etnici e politici. Il ricordo va parimenti a tutti gli esodi istriani che, a causa della cessione di quei territori alla ex-Jugoslavia con i trattati di Parigi (il 10 febbraio 1947), furono costretti ad abbandonare le loro case.
Gli infoibati restano in molti casi defunti senza identità, senza sepolcro, senza memoria, tout court senza fine visto che resta ancora imprecisato il loro numero.

Senza fine è un noto brano del cantautore genovese Gino Paoli, originario di Monfalcone (Friuli-Venezia Giulia) che il 22 dicembre del 2005 ha rivelato alle pagine del Corriere della Sera di aver perso parte della famiglia materna nelle foibe: «I miei parenti non erano militanti fascisti, erano persone perbene, pacifiche. Ma la caccia all'italiano faceva parte della strategia di Tito, che voleva annettersi Trieste e Monfalcone. I partigiani titini, appoggiati dai partigiani comunisti italiani, vennero a prenderli di notte: un colpo alla nuca, poi giù nelle foibe. Mia madre e mia zia non hanno mai perdonato. Mi ricordavano spesso i nomi dei loro cari spariti in quel modo, senza lasciare dietro di sé un corpo, una tomba, una memoria. Peggio: una memoria negata. Per questo mia zia odiava gli jugoslavi; e per me è stata una bella sorpresa, da adulto, andare per la prima volta in Jugoslavia e scoprire che non erano affatto tutti così».

Sempre del Corriere della Sera è un'intervista del 1996 a Mario Toffanin, squadrista titino graziato nel '78 da Pertini. Toffanin è l'autore dell' eccidio di Malga Porzus, una delle pagine più nere della Resistenza. Fra l' 8 e il 13 febbraio 1945, a capo di un gruppo di partigiani garibaldini "rossi", Toffanin ordinò ed eseguì il massacro di ventidue partigiani "bianchi" della Brigata Osoppo, fatti prigionieri nella Malga Porzus, sulle montagne friulane. Tra le vittime, il fratello maggiore di Pasolini. Toffanin e i suoi volevano l'annessione alla Jugoslavia della Venezia Giulia e delle valli orientali udinesi. I partigiani della "Osoppo" difendevano l'italianità delle terre. Fu una strage segnata da orribili sevizie, per la quale Toffanin e i compagni furono condannati all'ergastolo. In questa strage morì anche Francesco De Gregori, zio del cantautore.
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