Belle quattro parole

Avvocato del diavolo

Obiettare e confutare

Disturba una conversazione, demolisce ogni certezza, confuta con mille cavilli le opinioni condivise, obietta e arzigogola: è l'avvocato del diavolo.

Fare l'avvocato del diavolo vuol dire contraddire e smontare con meticolosa pignoleria le certezze e le opinioni altrui, in nome della ricerca della verità. A seconda del rapporto che si ha con quest'ultima e sicuramente del contesto e dei modi, il personaggio dell'avvocato del diavolo può così risultare scomodo e fastidioso oppure addirittura del tutto costruttivo, quando lo si considera scopritore dei punti di criticità di una tesi.

L'espressione 'avvocato del diavolo' è la versione popolare e comune di quella più tecnica di 'promotore della fede'. Quest'ultimo era l'ecclesiastico che nei processi di canonizzazione della Chiesa aveva il compito di trovare tutti gli ostacoli all'elevazione di un candidato all'onore degli altari; durante il processo esaminava da ogni punto di vista la figura del candidato alla beatificazione o alla santificazione, ad esempio raccogliendo prove che potessero far vacillare l'idea di una condotta di vita esemplare o di eventuali miracoli. Lo scopo era quello di far sì che non sussistesse dubbio alcuno sul diritto del nuovo Santo a essere considerato tale.

A partire dal 1983, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, sono state modificate le mansioni del pretor fidei che non figura più come l'avvocato dell'accusa nel processo di canonizzazione di qualcuno, ma assieme ad altri esponenti della Congregazione dei Santi, ha il compito di redigere la relazione finale della causa.

Per quel che concerne invece gli avvocati del diavolo che incontriamo quotidianamente una citazione di Al Pacino/John Milton ci rammenta l'esito possibile del contenzioso: «Cambia tutto vivere sotto pressione. Certe persone le spremi e si svegliano, altre crollano».
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