Belle quattro parole

Ciao signora!

A ciascuno il suo saluto

Un saluto non si nega a nessuno: è segno di rispetto, di buona educazione, di affetto, ancora meglio se accompagnato da un sorriso, che può però diventare una smorfia, se il saluto non è quello giusto.

Si saluta col buongiorno una persona più anziana, un superiore, qualcuno che non si conosce bene, verso il quale si manifestano deferenza e rispetto. Il buongiorno va bene fino a che c'è il sole; se si vuol essere più rigorosi, da mezzogiorno alle sedici si può usare il buon pomeriggio, più tardi, di sicuro saluteremo con un buonasera. Quelli appena citati sono tutti saluti formali che si rivolgono a persone cui daremmo del lei, quindi alla signora del nostro titolo.

Il ciao è senza dubbio un saluto pratico e molto diffuso, in troppi casi abusato. È una parola che deriva dal dialetto veneto (schiavo-sciavo-sciao) e significava "schiavo vostro"; si rivolge ad amici, parenti, a persone di pari grado poiché presuppone un rapporto intimo, amichevole, familiare, insomma confidenziale.

Un'altra formula diffusissima quando non si sa come salutare qualcuno e non si vuol essere troppo formali col buongiorno o troppo confidenziali col ciao, è il salve. Questa parola deriva dall'imperativo latino del verbo salvere e significa "stai in salute", "stai bene"; attenendosi al suo significato originario sarebbe pertanto inappropriato rivolgerla come saluto a qualcuno che non si conosce almeno un po', poiché relativa ad un linguaggio informale. Oggi tuttavia, rappresenta una formula di saluto intermedia, più fredda, distaccata, comunque più elegante di un ciao inopportuno e senza dubbio valida in ogni momento della giornata.
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