serre e vivai
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Territorio

Agricoltura: sostegno del Governo al Made in Italy, colpito dalla crisi per la guerra in Ucraina

Una azienda agricola su 10 a rischio chiusura e il 30% che si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in perdita

Il via libera del Consiglio dei Ministri a fondi per 180 milioni per l'accesso delle imprese agricole alla garanzie Ismea sui mutui nel DL Aiuti è importante per salvare il Made in Italy a tavola e per tenere accesi vivai e serre con piante e fiori in un momento di drammatica difficoltà per il settore, a causa degli effetti della guerra e dei rincari, e risponde alle richieste contenute nel piano anticrisi presentato dalla Coldiretti. A comunicarlo è Coldiretti Puglia, in occasione dell'approvazione del DL Aiuti, dopo lo tsunami alimentato dall'invasione Russa in Ucraina sull'economia che colpisce anche la coltivazione di piante e fiori Made in Italy con il 15% delle aziende floricole che è a rischio per i costi di produzione superiori ai ricavi.

Con più di 1 azienda agricola su 10 a rischio chiusura e il 30% che si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in perdita, la misura varata dal Governo Draghi – spiega Prandini - consente alle piccole e medie imprese agricole, ai vivai e alle serre, ad aziende della pesca e dell'acquacoltura che hanno registrato un incremento dei costi per energia, per carburanti o materie prime nel corso del 2022 di accedere alla garanzia diretta di Ismea con copertura al 100% per nuovi finanziamenti. Il tutto purché prevedano l'inizio del rimborso del capitale non prima di 24 mesi dalla erogazione e abbiano una durata fino a 120 mesi e un importo non superiore al 100% dell'ammontare complessivo dei costi e comunque non superiore a 35 mila euro.
"Quest'anno produrre piante e fiori costa ai vivaisti il 30% in più a causa dell'impennata dei costi energetici, con i vivai che sono oggi costretti a produrre praticamente in perdita, perché l'emergenza energetica si riversa– sottolinea Coldiretti regionale – non solo sui costi di riscaldamento delle serre, ma anche su carburanti per la movimentazione dei macchinari, sui costi delle materie prime, fertilizzanti, vasi e cartoni. Nelle serre si spende dal 50% in più per il gasolio e l'elettricità al 400% in più per concimi e metano, mentre i prezzi degli imballaggi in plastica sono triplicati", denuncia Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.
Il risultato è, ad esempio, che per una serra di mille metri dove si coltiva un fiore del periodo come la viola a ciocche la perdita netta per i vivaisti è di 1250 euro, con i costi di produzione che superano di gran lunga quelli di vendita. Il settore florovivaistico in Puglia con il distretto in provincia di Lecce di Taviano e Leverano che si estende anche ai comuni limitrofi di Alliste, Maglie, Melissano, Nardò, Porto Cesareo, Racale e Ugento e quello della provincia di Bari con al centro della produzione e degli scambi Terlizzi, Canosa, Bisceglie, Molfetta, Ruvo di Puglia e Giovinazzo, e altre realtà aziendali sparse nel resto della regione.

Per raggiungere l'obiettivo dell'indipendenza energetica in Paese oggi legato al gas russo è importante anche la misura prevista dal Consiglio dei Ministri – continua Coldiretti - per incrementare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per il settore agricolo che consente alle aziende del settore di installare impianti fotovoltaici sui tetti delle proprie strutture produttive, permettendo anche di vendere l'energia prodotta. Il provvedimento si applica anche agli investimenti in corso di realizzazione inclusi quelli a valere sul Pnrr.
"Da difendere c'è un settore cardine per l'economia italiana – afferma Nada Forbici, coordinatore della Consulta Florovivaistica di Coldiretti e presidente Assofloro - con un valore di oltre 2,57 miliardi di euro con il coinvolgimento di 27.000 aziende florovivaistiche attive in Italia su 30mila ettari coltivati che garantiscono il lavoro di 200.000 persone a livello nazionale. La crisi dei fiori italiani dai mercati rischia peraltro di favorire le importazioni da Paesi stranieri che nel 2021 hanno già fatto registrare un aumento del 7% in valore per arrivare a sfiorare i 580 milioni di euro".

La guerra e i rincari energetici – sottolinea la Coldiretti - spingono l'aumento del 67% dei costi correnti per la floricoltura con un impatto traumatico sulle aziende agricole. L'emergenza energetica si riversa – continua Coldiretti – non solo sui costi di riscaldamento delle serre, ma anche su carburanti per la movimentazione dei macchinari, sui costi delle materie prime, fertilizzanti, vasi e cartoni.
Il rincaro dell'energia – continua la Coldiretti – non risparmia fattori fondamentali di produzione come sementi e piantine (+134%), i fertilizzanti con aumenti che vanno da un +150 ad oltre + 200% (l'urea è passata da 350 euro a 1.150 euro a tonnellata, +228%), alle torbe con un +20% mentre per gli imballaggi gli incrementi colpiscono dalla plastica per i vasetti dei fiori (+72%) al vetro (+40%) fino alla carta (+31%) per i quali peraltro si allungano anche i tempi di consegna, in qualche caso addirittura quintuplicati. Con il caro benzina – sottolinea Coldiretti – crescono poi le spese di trasporto in un paese come l'Italia dove l'85% delle merci viaggia su gomma.
Una spinta positiva è arrivata dalla conferma nel 2022 del Bonus verde grazie al pressing di Coldiretti per una misura che ha permesso di creare 2,6 milioni di metri quadrati di verde nelle città fornendo ossigeno e aria pulita a oltre mezzo milione di persone ogni giorno, di piantare 100.000 nuovi alberi e organizzare 5400 nuovi terrazzi con piante e fiori in abitazioni, uffici e condomini. Tra le proposte della Coldiretti, c'è poi tra l'altro, lo sblocco di 1,2 miliardi per i contratti di filiera già stanziati nel Pnrr e l'incentivazione delle operazioni di ristrutturazione e rinegoziazione del debito delle imprese agricole.
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