Leadership femminile e culturale della non violenza
Leadership femminile e culturale della non violenza
Convegni

“Leadership femminile e cultura della non violenza”, dibattito tra donne alla biblioteca “G. Ceci”

Convegno organizzato dall’associazione “Le amiche per le amiche”. Ad introdurre la serata l’assessore Francesca Magliano

Una società libera dalla violenza e dagli stereotipi di genere, capace di creare sinergie virtuose con le istituzioni per contrastare il fenomeno della violenza sulle donne ed una leadership tutta al femminile, sono stati tra gli argomenti discussi nel convegno "Leadership femminile e cultura della non violenza", svoltosi presso la biblioteca comunale "G. Ceci", organizzato dall'associazione "Le amiche per le amiche", l'A.I.D.E. (Associazione Indipendente Donne Europee) con il patrocinio del Comune di Andria.

Ad aprire l'incontro è intervenuta l'assessore alla Cultura e Turismo Francesca Magliano, che nel dirsi onorata dell'incontro in programma, organizzato dalla Presidente del sodalizio, avv. Stefania Campanile, ha voluto sottolineare il suo impegno civico sia in ambito politico che in veste di fondatrice del suddetto sodalizio sulla tutela delle donne, portando avanti con fermezza gli ideali al femminile.

Durante il confronto, sono stati anche indicati gli strumenti più adatti a tutela delle donne vittime di violenza, senza dimenticare di mettere in campo azioni preventive, per mettere fine ai soprusi fisici e psichici, soprattutto in ambito domestico. Infatti la dott.ssa Isabella Fusiello, Dirigente generale della Pubblica Sicurezza presso Dipartimento di P.S. al Ministero dell'Interno, ha spiegato "Iniziative di questo genere ben vengano. Bisognerebbe parlare ogni giorno, in ogni luogo, in ogni scuola o aggregazione sociale. Purtroppo continua ad essere un tema che si vuole lasciare in mano alla polizia, ai magistrati o ad altre istituzioni. Io ritengo che invece, si tratti di un problema di natura prettamente culturale. Le istituzioni o la Polizia di Stato di cui io stessa faccio parte, rappresentano il pronto soccorso nella società, nel senso che noi interveniamo nel momento in cui situazioni di questo genere si sono già manifestate, quando hanno raggiunto un' apice di violenza tale da far notizia, episodi che poi leggiamo tutti giorni sui giornali. Sarebbe bello se tutti i cittadini, contribuissero a prevenire questi reati. Sono delitti che io li collocherei nell'ambito dei crimini contro l'umanità, poiché provocano morte nei confronti delle vittima e soprattutto, dolore e paura per chi rimane in vita. Sono manifestazioni di violenza che spesso, permangono all'interno delle quattro mura domestiche, poiché si ritiene che sono quelle situazioni in cui "i panni sporchi si lavano in casa". All'esterno di quelle mura non trapela nulla, c'è il silenzio più totale. Pertanto penso che sia un fattore culturale e sociale" – prosegue la dott.ssa Fusiello – "L'unico modo efficace per contrastarlo è quello di parlare. Questo deve essere un dovere civico di ogni cittadino. La polizia è presente ovunque: sollecitiamo i cittadini a parlare e a segnalare qualsiasi tipo di violenza o aggressione.Gli strumenti ci sono, le leggi attualmente proteggono la donna rispetto a qualche anno fa. Infatti in collaborazione con l'Arma dei Carabinieri, stiamo portando avanti il provvedimento di ammonimento il quale prevede un collegamento tra il telefono della vittima e la nostra sala operativa. Infatti, quando squilla il telefono, il nostro operatore comprende fin da subito che si tratta di una violenza di genere e quindi anche se la vittima non è in grado di riferire il luogo in cui si trova, noi riusciamo a geolocalizzarla e la nostra pattuglia giunge, immediatamente, sul posto. Questo progetto, entro l'anno, dovrà essere esteso a tutte le città, per consentire un intervento tempestivo in situazioni che potrebbero degenerare. E' un provvedimento amministrativo che non comporta nessun tipo di spesa economica, non comporta l'assistenza di un avvocato, né tanto meno di un magistrato. La donna, vittima di atti persecutori o di violenza può recarsi negli uffici di Polizia o Carabinieri, può presentare insieme a delle prove, un esposto. Il questore qualora ritenga la situazione verosimile, convocherebbe lo stalker. Attraverso un colloquio con lo stalker, si riuscirebbe a comprendere, a che punto è il livello di conflittualità tra i due soggetti. Quindi, in questo modo, si interviene preventivamente su una eventuale escalation e l'uomo potrebbe tornare in sé o desistere. Grazie a tale progetto, abbiamo raggiunto un risultato molto positivo".

In seguito è intervenuta la dott.ssa Alessandra Rossi Francavilla, testimoniando la sua esperienza in veste di funzionario ONU ed esperta in procedure elettorali in Guatemala con delega per i paesi di tutta l'America latina e Caraibi: "Opero nei paesi dell'America latina, paesi che hanno il più alto tasso di femminicidio e di violenza contro le donne: quindi noi lavoriamo con delle politiche trasversali di prevenzione della violenza contro le donne e le bambine" – commenta la dott.ssa Francavilla Rossi – " Non esistono leggi di tutela. Noi siamo dovuti arrivare solo dopo la Convenzione di Istanbul, all'inserimento dei reati di stalker, di violenza domestica, di mutilazioni sessuali e il cammino è ancora in salita. E' un problema di educazione di genere. Ci sono degli stereotipi che ci portiamo ancora dietro, pertanto abbiamo bisogno di uomini che diventano nostri alleati, come educatori, come persone che possono aiutarci a diffondere messaggi sulla prevenzione ed uguaglianza dei sessi, dinanzi ad un fenomeno che ha una portata mondiale. Da poco in Messico, è presente un Parlamento rosa, costituita prevalentemente da donne.; pertanto si è creata una commissione speciale sulla violenza di genere per cui ogni mese, nell'ambito dell'iniziativa "Governo aperto", si riunisce pubblicamente con i rappresentanti della società civile e con le vittime per rappresentare l'avanzamento dei casi e insieme individuare delle soluzione e costruire delle proposte di legge. Purtroppo, non solo in Messico ma anche in altri paesi del sud America, la percentuale dei sequestri nei confronti delle donne continua a sussistere, quindi c'è un problema culturale, di educazione alla cultura alla legalità perché le donne non denunciano: hanno paura del sistema oltre ad avere timore di eventuali ripercussioni familiari. Bisogna educare uomini e donne per scardinare gli stereotipi alla quale siamo stati abituati".

Ha proseguito il delicato dibattito, la dott.ssa Anna Selvaggi, Presidente nazionale A.I.D.E. (Associazione Indipendente Donne Europee) di Matera: "Abbiamo promosso nel 2006 l'Associazione A.I.D.E a Matera, ed è la prima associazione a carattere nazionale nata al sud, con grande orgoglio si è poi estesa in altre regioni come Sicilia, Calabria e Lazio. Penso che se riuscissimo a fare rete, potremmo ottenere risultati straordinari, poiché il nostro sud per progredire deve essere più solidale. Abbiamo organizzato diverse iniziative sulle donne e spero che abbiano avuto una ricaduta sul nostro territorio. Un progetto innovativo sulla violenza delle donne, è stato quello di interpellare l'azienda "Straniello trasporti" di Matera, chiedendo ai camionisti di esporre sui loro tir uno slogan "no alla violenza sulle donne, viaggia con noi". Questo progetto è stato accolto anche nella città di Cosenza: infatti i bus della scuola circolavano sulle strade, diffondendo questo messaggio importante. A Matera, all'interno di una biblioteca, c'è una sezione dedicata alla violenza sulle donne e viene frequentata da molti laureandi poiché lo scelgono come argomento di tesi, oltre ad aver donato una scultura sulla violenza delle donne esposta a Napoli e anche a New York. Quindi è fondamentale che questi messaggi o iniziative di sensibilizzazione contro ogni forma di veemenza che colpisce le donne, si diffondano in modo originale e nuovo, veicolato per chilometri e in ogni direzione".

Un'occasione dunque quella offerta da "le amiche per le amiche", per confrontarsi e riflettere insieme e tra donne su come affrontare il tema delle violenza di genere. L'obiettivo è quello di favorire un percorso condiviso tra i soggetti istituzionali coinvolti, oltre che sollecitare i cittadini ad intervenire e affrontare con tenacia un fenomeno che, nonostante l'impegno anche delle Associazioni, non riesce ancora ad acquisire autorevolezza sociale e che trova eco mediatica sporadicamente in occasioni di manifestazioni di piazza e solo quando il delitto garantisca interesse di pubblico. La violenza verso le donne è invece un tema complesso e socialmente rilevante, che va affrontato ascoltando e analizzando i vari attori sociali, promuovendo iniziative educative non solo per le donne ma soprattutto per gli uomini e per le nuove generazioni, con l'intento di scuotere le coscienze dinanzi a questi fenomeni di inaudita barbarie.

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