Don Riccardo Agresti ed il progetto
Don Riccardo Agresti ed il progetto "Senza Sbarre"
Attualità

Don Riccardo Agresti ed il progetto "Senza Sbarre": "Una risposta concreta al bisogno di giustizia sociale"

Le motivazioni del premio Don Uva. Il profilo di Don Riccardo Agresti "prete dell'antimafia sociale"

Un fragoroso appaluso, a voler suggellare la partecipazione e la vicinanza dei presenti, nella serata vissuta sul piazzale della Concattedrale di Bisceglie dell'opera "Casa della Divina Provvidenza", nell'attribuzione del Premio "Don Uva" a Don Riccardo Agresti ed al progetto diocesano "Senza Sbarre", voluto fortemente dal vescovo diocesano Mons. Luigi Mansi.

Una iniziativa dall'alto profilo sociale e dalle profonde motivazioni di giustizia partecipativa, come ha tra l'altro sottolineato la Prefetta della Bat, dott. Silvana D'Agostino, entusiasta dell'iniziativa e che a breve si recherà alla masseria San Vittore, per visitare questa realtà rieducativa.

Nella motivazione del Premio Don Uva a Don Riccardo Agresti si legge come "Il Premio Don Uva nasce per valorizzare chi, come Don Pasquale Uva, ha scelto di servire gli ultimi con amore concreto, costruendo percorsi di dignità e speranza. Nel 2025, il riconoscimento viene conferito a Don Riccardo Agresti, sacerdote della diocesi di Andria, per il suo impegno accanto a persone che hanno vissuto l'esperienza del carcere. Con il progetto Senza Sbarre, realizzato nella masseria San Vittore e sostenuto dalla cooperativa "A Mano Libera", Don Agresti ha creato un luogo dove detenuti ed ex detenuti possono essere accolti, formati, e reinseriti nella società attraverso il lavoro agricolo e artigianale. "Senza Sbarre" è più di un progetto: è una comunità che restituisce senso, responsabilità e futuro. Una risposta concreta al bisogno di giustizia sociale, riconosciuta anche dalla Corte di Appello di Bari e dalla Procura Generale, che il 23 maggio 2023 hanno premiato Don Riccardo per il contributo offerto all'antimafia sociale. La sua opera si inserisce nel solco tracciato da Don Uva: stessa attenzione agli ultimi, stessa fede che si fa azione, stessa visione di una carità che trasforma. A Don Riccardo Agresti va il Premio Don Uva per aver saputo dare voce, volto e dignità a chi era rimasto ai margini, costruendo ogni giorno un cammino di libertà vera".

E, per il particolare evento ripercorriamo la vita di Don Riccardo Agresti, sempre schivo a parlare di se e della sua lunga attività a favore del prossimo, dei meno fortunati.
Egli nasce ad Andria il 12 ottobre del 1961, da una famiglia di origini contadine. Acquisisce la formazione umana ed educativa presso gli istituti dei PP. Rogazionisti di Trani e Zagarolo. Successivamente, si trasferisce a Morlupo e consegue la Maturità classica nel 1982, presso l'Istituto dei PP. Rogazionisti. Proprio lì matura la decisione di diventare sacerdote, rispondendo alla chiamata di Dio. Consegue il Biennio filosofico e il Primo anno di teologia presso l'Università "Lateranense" di Roma. Prosegue la sua formazione conseguendo dal 1986 al 1989 il Biennio di teologia con Baccalaureato in teologia, presso l'Istituto Teologico di Molfetta. Don Riccardo Agresti diventa diacono il primo luglio 1989 e il 9 dicembre dello stesso anno, all'interno della Cattedrale di Andria, Monsignor Raffaele Calabro, lo consacra sacerdote. Come primo incarico, viene destinato, in qualità di vicario, presso la parrocchia della S.S. Trinità di Andria. Dopo un anno, diventa prima educatore e poi dopo due anni, economo del Seminario Vescovile. Dal 1986 al 1994 insegna religione cattolica presso diverse scuole medie e superiori di Andria. Nel 1992, Mons. Calabro lo invia come vice parroco presso la Chiesa di Santa Maria Addolorata alle Croci di Andria, in zona Camaggio, destinazione scartata e rifiutata dai sacerdoti precedentemente convocati perché considerata a rischio per la delinquenza che imperava. Dal 1994 al 2017, diventa parroco della parrocchia Santa Maria Addolorata alle Croci. Dal 2002 inizia l'esperienza dell'accoglienza dei carcerati all'interno della comunità parrocchiale e dal 2008 inizia la sua esperienza di volontario nella Casa Circondariale di Trani e visite in altre carceri d'Italia. Dal 2017 si occupa di costituire una comunità denominata "Senza Sbarre", di misura alternativa al carcere, che abbia la finalità di accogliere giovani con pene definitive per un inserimento sociolavorativo e dal 2018 diventa parroco della parrocchia San Luigi a Castel del Monte. Dopo l'esperienza di questi anni, rappresenta un punto di riferimento nel territorio e non, per sviluppare progetti che mirano non solo allo svuota-carceri, ma anche a dare dignità con programmi trattamentali partendo dal lavoro e dalla percezione del malessere interiore, con l'aiuto della Parola di Dio che motiva il riscatto, la riconciliazione e la restituzione del proprio tempo, in favore del bene comune.
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