Igino Giordani
Igino Giordani
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Dal buio di una grotta della Thailandia

Riflessioni di Gennaro Piccolo, referente del centro Igino Giordani di Andria

Era l'aprile del 1970 quando il mondo fu, in certo modo, come dovrebbe essere, e come la Fraternità e l'Unità lo vorrebbe: unito, un cuor solo un'anima sola, premessa indispensabile per una comunione di beni materiali e spirituali.

E questo accadde quando da 321.860 km dalla terra i tre Astronauti dell'Apollo 13 pronunciarono quella fatidica frase: "Houston, abbiamo un problema"!.....frase che causò nel mondo intero sospensione e angoscia per la sorte di tre nostri fratelli.

Così era stato anche per il terso volo sulla luna. Chi lo risvegliò fu un grido: "Abbiamo un problema!", disse Lovell ed il mondo, come potette, si prodigò per risolverlo.

A quell'epoca Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, commentò quell'avvenimento con una profondità e sacralità impressionante che si impresse nelle coscienze! E oggi, 'che dal buio di una grotta della Thailandia' per 18 lunghi giorni abbiamo elevato, invocato, rivolto voci e sguardi verso la luce, verso l'alto – oggi, impossibile rileggere quel commento senza che un velo di commozione, senza che qualche lacrima solchi i nostri volti.

Scrisse Chiara: "La luna è lontana e da tutto il mondo la si può vedere. E' stato proprio vicino alla luna che la missione dell'Apollo 13 ha cambiato programma. E' stato lassù, dove tutti potevano immaginarlo, che Dio innalzò un originale, moderno ma vero e vivo crocefisso: un'équipe di tre piccoli uomini invasa di colpo dall'incertezza, dalla paura, dalla sospensione, dall'immensa solitudine, dal timore della morte. E fu quel crocefisso che, appunto per il posto strategico in certo modo visibile a tutti, ebbe la potenza di attirare tutti a sé.

L'aveva detto Gesù: "Quando sarò innalzato sulla terra attirerò tutti a me"!

Il mondo di fatto almeno per poche ore cambiò volto; la Fraternità e l'Unità che dovrebbe regnare sempre fra gli uomini emerse timida ma reale sopra ogni divisione ideologica, razziale e di fede. E tutti, si può dire diedero ai tre astronauti, quanto poterono, d'aiuto materiale o spirituale.

Molta parte del mondo, iniziando dall'America, divenne un tempio di preghiera. Si dimenticarono per un po' le rivalità per preoccuparsi tutti del piccolo equipaggio ed attendere ansiosi l'esito finale…che arrivò e fu positivo.

Il più grande miracolo di quell'avvenimento fu che "riuscì a mostrarci il mondo come dovrebbe essere e darci la speranza che se lo fu per poche ore, lo potrà essere ininterrottamente".

In questi ultimi giorni, "quei dodici bambini con il loro allenatore, con le loro famiglie, con i loro soccorritori venuti fin dagli estremi confini della terra", "dal buio di una grotta", ci hanno attirati a guardare ancora una volta verso l'alto, a quel Crocifisso piantato nel cuore di quella 'Umanità che soffre, lotta e spera nella Fraternità!

Dal punto più basso di una grotta, al punto più alto, vicino alla luna!

E Chiara Lubich concludeva quel commento: "…Facciamo risuonare nel mondo, e prima di tutto al mondo dei nostri cuori, gli appelli che da tutta l'umanità divisa ed affamata, migrante o in guerra, stanno salendo, e lo vedremo risvegliarsi come un dormiente sotto l'azione d'un potente tonico. Allora i cuori si fonderanno e con essi le menti. Le mani s'intrecceranno e le ricchezze si distribuiranno. Risentiremo finalmente alzarsi verso i cieli, ormai in via di scoperta, inni nuovi e potenti di lode, di ringraziamento a Dio testimoniato, cantato, gridato dal mondo intero"!

E sia così!
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