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Cronaca

Corruzione tra giudici a Trani, Casillo: «Pagai per essere libero»

L'imprenditore del settore della molitura del grano, rivela nuovi elementi contro i giudici che fecero arrestare la sua famiglia

L'intricata vicenda giudiziaria nella quale sono coinvolti i giudici Michele Nardi e Antonio Savasta, da gennaio agli arresti, si arricchisce di una testimonianza molto importante, quella dell'imprenditore Francesco Casillo.

In una intervista rilasciata a Repubblica e ripresa dall'Ansa, Casillo ammette di aver dovuto sborsare diverse centinaia di migliaia di euro per ottenere la revoca della misura cautelare in carcere per i suoi fratelli, coinvolti in una inchiesta giudiziaria.

L'imprenditore coratino, come rivelato da Repubblica, ascoltato dalla Procura di Lecce, avrebbe riferito di aver pagato attraverso un intermediario i due magistrati che avevano fatto arrestare lui e i suoi tre fratelli nell'ambito di alcune indagini sulla loro attività imprenditoriale.

Nell'intervista rilasciata a Repubblica, Casillo afferma di aver pagato complessivamente 550mila euro ottenendo, ad ogni versamento, la scarcerazione di un fratello.

La vicenda

Nel 2006, Casillo fu arrestato con l'accusa di aver comprato grano contaminato. L'inchiesta fu condotta dal magistrato Antonio Savasta e il giudice per le indagini preliminari che convalidò l'arresto fu Michele Nardi. Una vicenda di cui parlò tutta l'Italia e che si risolse, dopo un lungo periodo, con l'assoluzione di Francesco Casillo. I suoi fratelli, invece, furono arrestati per un'altra inchiesta, riguardante alcuni terreni sequestrati per reati ambientali.

Qualcosa di strano iniziò a verificarsi proprio a partire da quest'ultima inchiesta.

"Mi arriva il provvedimento di un sequestro di alcuni terreni per reati ambientali. Vengo avvicinato da una persona vicina ai due magistrati e mi dice: ti conviene nominare questo avvocato. Io lo mando a quel paese" ricorda Francesco Casillo.
Poco dopo il sequestro del grano proveniente dal Canada, acquistato da sette imprenditori. «Noi imprenditori ci riuniamo nello studio di un importante avvocato e un mio collega mi dice: "Ce l'hanno con te. Ti conviene andare da questo avvocato". Capisco che sto finendo in un brutto gioco, ma lascio cadere. Dopo qualche giorno mi arrestano, unico tra gli imprenditori" risponde Casillo nell'intervista.

Qualche giorno dopo Casillo, unico tra gli imprenditori coinvolti nell'acquisto del grano, viene arrestato. «Quel pomeriggio un amico di famiglia viene avvicinato da emissari dei magistrati. Gli dicono: domani arresteranno i due fratelli e la sorella di Francesco Casillo per un'altra inchiesta, quella sui terreni. La storia è la stessa: "Andate da questi due avvocati". E fanno loro il nome di due legali poco noti ma amici dei due"» si legge nell'intervista rilasciata a Repubblica.

La profezia si era avverata: l'indomani furono arrestati i due fratelli e la sorella di Francesco Casillo per l'inchiesta relativa ai presunti reati ambientali. Sempre stando a quanto riferito nell'intervista, l'amico di famiglia si sarebbe recato da uno degli avvocati indicati, il quale avrebbe richiesto la cifra di 1 milione di euro, 250mila per ogni fratello, per risolvere la questione.

«L'amico di famiglia chiese una prova che, effettivamente, se avessimo pagato saremmo usciti di galera. Come in un sequestro. E mia sorella, incredibilmente, dopo poche ore dal suo arresto fu scarcerata. Gli altri contrattarono il pagamento di 400mila euro a nero. Più 150mila euro fatturati. A ogni versamento, dopo poche ore, tiravano fuori un fratello. Usciì anche io» risponde Casillo al giornalista che lo intervista.

Casillo inoltre racconta che il suo avvocato gli disse che Savasta gli aveva suggerito di chiedere il patteggiamento. "Io ero innocente - racconta Casillo - rischiavo 12 anni di carcere ma firmai un patteggiamento per 3mila euro di multa" "Savasta tenne l'accordo due anni nel cassetto. Poi la mandò al giudice per la ratifica. Ma gli tornò indietro: se davvero avevo avvelenato mezzo paese, scrisse giustamente il magistrato, come potevo cavarmela così?". Quindi si celebrò il processo ordinario e Casillo venne assolto.

Casillo, al termine dell'intervista, spiega il motivo per il quale ha voluto denunciare la circostanza, anche a distanza di diversi anni.
«È una ferita che non si chiuderà mai. Ma era giusto che tutti sapessero. Non deve accadere più»
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