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Aumento spropositato dal grano al pane, mentre salgono le importazioni dall'estero

Coldiretti Puglia: "Sempre più numerosi i brand che garantiscono l'origine nazionale del grano"

Dal grano al pane il prezzo aumenta di quindici volte e dal grano alla pasta di 8 volte per effetto delle speculazioni e delle importazioni selvagge di prodotto dall'estero con pagnotte e panini spacciati come italiani all'insaputa dei consumatori e con 1 pacco di pasta su 3 è fatto con grano straniero. La denuncia arriva da Coldiretti Puglia, Coldiretti in occasione della Giornata nazionale del Grano italiano con la prima storica trebbiatura realizzata nel centro della capitale finanziaria d'Italia, al Villaggio contadino della Coldiretti a Milano al Castello Sforzesco, da Piazza del Cannone a Piazza Castello, in occasione della fine della raccolta lungo tutta la Penisola.
Oggi – sottolinea la Coldiretti - un chilo di grano tenero è venduto a circa 21 centesimi mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini a valori variabili attorno ai 3,1 euro al chilo, con un rincaro quindi di quindici volte, tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l'acqua per ottenere un chilo di prodotto finito. Dal grano alla pasta, aggiunge Coldiretti Puglia, il prezzo aumento di almeno di 8 volte, passando dal campo alla tavola dai 21 centesimi al chilo riconosciuti ai produttori, ad 1,5 euro per il pacco di pasta al supermercato.

"Le migliori varietà di grano duro selezionate dalla Società Italiana Sementi (SIS) dei Consorzi Agrari d'Italia, da Emilio Lepido a Furio Camillo, da Marco Aurelio a Massimo Meridio fino al Panoramix e al grano Maiorca, sono coltivate dagli agricoltori sul territorio pugliese che produce più di 1/4 di tutto il frumento duro italiano", spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.
Pasta fatta con grano 100% made in Puglia, con il grano 'Cappelli', fino ad arrivare alle modaiole alternative a base di farina di legumi, di ceci, di lenticchie e di piselli, tradizione e innovazione – dice Coldiretti - contraddistinguono la Puglia, il Granaio d'Italia, principale produttore italiano di grano duro con 343.300 ettari coltivati e 9.430.000 quintali prodotto.
"Va sfruttato al massimo lo strumento dei contratti di filiera che possono riportare in trasparenza i passaggi dal grano alla pasta, supportati oggi dall'etichettatura dell'origine obbligatoria del grano per la pasta. Al contempo sta riscuotendo molto successo in Puglia la coltivazione di grani antichi, come il 'Cappelli', che nella campagna 2018 ha quintuplicato le superfici coltivate, passando dai 1000 ettari del 2017 ai 5000 attuali, trainato dal crescente interesse per la pasta 100% italiana e di qualità, grazie al lavoro di selezione e promozione svolto da SIS", aggiunge Muraglia.
"La campagna cerealicola si preannuncia ottima per quantità e qualità e per esaltarne il valore festeggiamo la filiera a Km0 dal grano alla pasta – aggiunge Muraglia - ribadendo che l'origine del grano è elemento obbligatorio sulle etichette della pasta, risultato di una battaglia che abbiamo affrontato con il grande sostegno e incoraggiamento dei consumatori, con l'81% degli italiani che chiedono maggiore trasparenza rispetto a quello che portano in tavola. Fare pasta con grano 100% italiano evidentemente si può. Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy, mentre dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%", conclude il presidente Muraglia.
L'Italia – continua la Coldiretti – è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con un raccolto previsto di 4 milioni di tonnellate nel 2019 in calo rispetto all'anno scorso su una superficie coltivata – spiega Coldiretti su dati Crea – scesa a 1,2 milioni di ettari concentrati nell'Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale. Intanto crescono del 5% la superfici a grano bio. Pur avendo nel complesso 21 molini a grano duro, collocandosi subito dopo la Sicilia, la Puglia presenta una capacità di trasformazione pari al doppio di quella presente nell'Isola. Ciò dimostra che le industrie semoliere presenti in Puglia sono di elevate dimensioni presentando in media una capacità unitaria di trasformazione di oltre 290 t/24h. La Puglia rispetto alle altre regioni sembra avere un maggior livello di organizzazione dal punto di vista della commercializzazione del grano duro in quanto nella regione si localizzano un numero rilevante di molini e pastifici di grandi potenzialità di lavorazione, i quali assorbono volumi elevati di materie prime.

"Noi agricoltori per una giusta remunerazione del nostro lavoro – dice Vito Tafuni, cerealicoltore di Altamura che produce grano e pasta 100% made in Puglia - siamo pronti ad aumentare la produzione di grano duro in Puglia dove è vietato l'uso del glifosate in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada ed in altri Paesi. Sarebbero improbabili e dannosi per il tessuto economico del territorio percorsi di abbandono e depauperamento dell'attività cerealicola che deve, invece, specializzarsi, puntare sull'aggregazione, essere sostenuta da servizi adeguati e tendere ad una sempre più alta qualità, scommettendo esclusivamente su varietà pregiate, riconosciute ormai a livello mondiale".
Il progetto – evidenzia Coldiretti - nasce sotto la spinta del crescente interesse per la pasta 100% di grano italiano grazie all'entrata in vigore dell'obbligo di indicare l'origine in etichetta. Un elemento di trasparenza che ha portato – sottolinea la Coldiretti – ad un profondo cambiamento sullo scaffale dei supermercati dove si è assistito alla rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l'origine italiana al 100% del grano impiegato. Da La Molisana ad Agnesi, da Ghigi a De Sortis, da Jolly Sgambaro a Milo e Granoro, da Armando a Felicetti, da Alce Nero a Rummo, dai prodotti certificati FdAI – Firmato dagli agricoltori italiani fino al gruppo Barilla con il marchio "Voiello" e la linea Integrale 100% italiano, sono sempre più numerosi i brand che garantiscono l'origine nazionale del grano. Gli italiani – conclude la Coldiretti – sono i maggiori consumatori mondiali di pasta con una media di 23 chili all'anno pro-capite ma l'Italia si conferma leader anche nella produzione industriale con 3,2 milioni di tonnellate, davanti a Usa, Turchia e Brasile.
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