Officina San Domenico
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Vita di città

All’Officina San Domenico un confronto a più voci su “Protesta e Repressione discutono”

Un’occasione di approfondimento a cui hanno preso parte il gruppo Amnesty International di Bisceglie, UGS Puglia e la dottoressa in giurisprudenza Virginia Ieva

"Protesta e Repressione discutono". Su questo tema si è sviluppato il dibattito pubblico svoltosi, lo scorso giovedì 23 marzo, presso l'Officina San Domenico, ad Andria, a cui hanno preso parte il gruppo Amnesty International di Bisceglie, UGS Puglia e l'avvocatessa Virginia Ieva. Durante l'incontro, moderato dal giornalista Mauro Pomo, si è posta l'attenzione su contesti emblematici come la Russia e l'Iran, luoghi che molto spesso diventano teatri di violenza inaudita contro ogni forma di libertà, a partire dalla possibilità di esercitare il diritto di protesta pacifica.

Infatti, l'incontro partendo dalla definizione del diritto di protesta in Italia, analizzato giuridicamente dalla dottoressa in giurisprudenza Virginia Ieva, ha posto poi l'attenzione sulle limitazioni di libertà di espressione previste anche nel nostro Paese, nonostante sia considerato un ottimo esempio di democrazia liberale, sino a toccare temi attuali più scottanti: dal progressivo smantellamento del diritto di protesta in Russia alla repressione delle proteste in Iran. "La Legge federale sui raduni del 2004 e successivi emendamenti hanno reso quasi impossibile le manifestazioni in Russia – dichiara la dottoressa in giurisprudenza Ieva - Gli organizzatori di quasi ogni genere di manifestazione devono darne notifica preventiva alle autorità: queste possono stabilire un numero massimo di partecipanti, indicare un luogo di svolgimento del tutto periferico (e non nei pressi di tribunali, prigioni, teatri o scuole). Dal 2014 è stata introdotta la responsabilità penale per ripetute violazioni della Legge federale sui raduni, per cui è prevista una condanna anche a cinque anni di carcere – prosegue la giurista ­– Inoltre, purtroppo, è possibile documentare casi di uso illegale della forza da parte degli agenti di polizia tramite manganellate e armi elettriche. Uno dei casi più gravi è quello di Margarita Yudina, una manifestante di San Pietroburgo, che è stata ricoverata in terapia intensiva dopo che un agente della polizia antisommossa l'aveva presa a calci nello stomaco. Tale azione di polizia è stata riconosciuta, dalla Legge federale, legale perché la manifestante è stata ritenuta pericolosa per il pubblico e per le autorità".

"A partire dalle elezioni presidenziali del 2012 si registra un clima di fortissima repressione per quanto riguarda il diritto della libertà di espressione - questa volta a parlare è Alessandra Salerno, attivista di Amnesty International di Bisceglie - Poi con la guerra in Ucraina si è aggiunto una forte repressione in merito al diritto di libertà di unione pacifica. Dopo l'invasione della Russia in Ucraina è stato introdotto un nuovo codice penale per cercare di fermare le critiche della popolazione russa sull'invasione dell'Ucraina. Di questa azione si è macchiata Aleksandra Skochilenko, un'attivista e artista che turbata dall'invasione russa in Ucraina, ha sostituito i cartellini di un supermercato di San Pietroburgo con delle piccole etichette contenenti informazioni provenienti su ciò che realmente sta accadendo in Ucraina. E' stata arrestata con l'accusa di diffondere informazioni consapevolmente false, rischiando 10 anni di reclusione. Amnesty International si appella al governo russo affinché Alexandra sia liberata incondizionatamente e immediatamente – prosegue l'attivista biscegliese, indicando, nel contempo, il banchetto di Amnesty allestito nell'auditorium dell'Officina per la raccolta firme finalizzata alla scarcerazione della giovane attivista russa".

Mentre un approccio politico relativo a queste tematiche è stato offerto da Mario Catalano dell'UGS Puglia, il quale ha esaminato con cura la struttura delle istituzioni e le dinamiche politiche interne della Russia e dell'Iran e la loro natura autoritaria che anziché offrire prospettive di crescita della popolazione, la reprime. Insomma, limitazioni, regolamenti e sanzioni previste da questi impianti repressivi sono ancora presenti in oltre 60 Paesi del mondo. Ad esempio, uno dei casi gravi più recenti, sul quale si è posta l'attenzione durante l'incontro riguarda proprio l'uccisione di Mahsa Amini, condannata a morte solo per non aver correttamente indossato l'hijab, il velo obbligatorio. La morte della giovane curda ha provocato una massiccia protesta antigovernativa. Mentre, però, le proteste continuano, aumenta il numero delle esecuzioni e quello dei manifestanti arrestati. Come si può arginare questa escalation di violenza? "Le violazioni dei diritti umani sono un grave problema non solo in Iran, ma in molti altri paesi – risponde Amnesty International – la limitazione della libertà di espressione, l'autoritarismo, la censura di internet indeboliscono gravemente il rispetto dei diritti umani. Si tratta di una situazione difficile e molto complessa. E' importante sensibilizzare la comunità europea su queste tematiche, attraverso azioni concrete. I governi europei dovrebbero mettere fra le priorità, nella loro agenda, soprattutto il rispetto dei diritti umani".
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