Come vedono i daltonici? (Foto Riccardo Di Pietro)
Come vedono i daltonici? (Foto Riccardo Di Pietro)
Non perdiamoci di vista

Come vedono i daltonici?

Una persona su 20 soffre di daltonismo: Pink Floyd, Newton e Dalton per capire cosa è

Per l'argomento che tratteremo oggi, abbiamo tirato in ballo uno dei dischi più importanti del rock anni 70: The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. Nella copertina di questo disco famosissimo, è rappresentato il Prisma di Newton; una scelta che ha reso iconico questo album, ma al tempo stesso con un significato recondito: secondo il designer Storm Thorgerson rappresenta sia la diversità sia la pulizia del suono della musica. Il prisma raffigurato è carico di concetti cari alla band dove il raggio di luce è la vita. Il prisma simboleggia l'uomo che acquisisce una consapevolezza che si traduce in azioni e vita. In un mondo sublunare, molteplici effetti e proiezioni individuali si dividono tra il lato visibile e quello oscuro.

Tornando a Isaac Newton, sappiamo che è stato il primo a condurre studi specifici sullo spettro visibile: puntando un raggio di luce bianca su un cristallo a forma di prisma, (il Prisma di Newton, appunto), il bianco della luce che entra si va a scomporre nei vari colori. Lo spettro visibile è quella parte dello spettro elettromagnetico che cade tra il rosso e il violetto includendo tutti i colori percepibili dall'occhio umano (vedi immagine a fondo pagina); Newton divise così lo spettro in sette diversi colori: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto.

Parlando di colori e di spettro del visibile, inevitabilmente si arriva a parlare della visione e percezione del colore e del noto fenomeno del daltonismo. Il daltonismo è la condizione in cui si ha la percezione dei colori alterata. Il termine tecnico è acromatopsia; i soggetti colpiti hanno una visione monocromatica (non percepiscono rosso, verde e blu, quindi vedono in bianco e nero), mentre coloro che sono colpiti da protanopia, deuteranopia o tritanopia hanno una visione bicromatica, in quanto non percepiscono solo uno dei tre colori primari.

La causa più frequente di questa patologia è un'alterazione ereditaria dei fotorecettori presenti all'interno dell'occhio. Si stima che siano affette da daltonismo circa 300 milioni di persone nel mondo (su una popolazione di 7,5 miliardi), mentre in Italia i daltonici sono 2,2-2,5 milioni. Nella maggioranza dei casi riguarda più i maschi (7-8%) che non le femmine (0,4-0,5%). A fondo articolo ritroviamo delle tabelle, con la possibilità di incidenza derivata da madre o padre daltonico e la possibilità del figlio e della figlia di avere lo stesso disturbo, secondo alcuni principi base complessi della genetica.

I deficit di sensibilità cromatica possono essere anche acquisiti, in questo caso possono essere bilaterali (colpiscono entrambi gli occhi) o monolaterali (un solo occhio ne è affetto). Per esempio l'opacità del cristallino (cataratta) può portare ad una lieve alterazione della sensibilità blu-giallo; negli alcolisti si osserva una diffusa riduzione della sensibilità ai colori; traumi cranici possono portare ad un'alterata sensibilità ai colori.

Per avere un'idea di cosa significhi, l'immagine a fondo dell'articolo sarà chiarificatrice. Il daltonismo viene chiamato così grazie al ricercatore britannico John Dalton che per primo, nel 1794, descrisse il disturbo nell'articolo "Fatti straordinari legati alla visione dei colori". Lo stesso scienziato era affetto da discromatopsia rosso-verde o, più precisamente, da deuteranopia.

Attualmente il daltonismo non è curabile, tuttavia, ci sono numerose sperimentazioni e studi in atto.
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