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Vita di città

Rifiuti, stop dell'Anac all’impianto per la frazione organica ad Andria

L'autorità anticorruzione riscontra illegittimità e irregolarità. Fu il deputato Giuseppe D'Ambrosio a chiedere di vederci chiaro

Illegittimità e irregolarità nel progetto di realizzazione dell'impianto di trattamento dei rifiuti nel comune pugliese di Andria. E' quanto sostiene l'Autorità Nazionale Anticorruzione, l'ANAC, che, con delibera n. 67 dell'8 febbraio 2022, ha bocciato la proposta di project financing formulata da due società che si erano proposte per la costruzione e la gestione della struttura. Questa non sarebbe, infatti, in linea con il piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, né adeguatamente giustificata e motivata la decisione dell'Unione comuni Aro 2 Barletta Andria Trani, di cui Andria faceva a quel tempo parte, di sottoscrivere la convenzione perché le tariffe di conferimento dei rifiuti non risultano congrue.

Tutto è cominciato nel 2015 quando due società hanno presentato una proposta in project financing per la realizzazione di un impianto per il trattamento della Frazione organica del rifiuto solido urbano. Potenzialità dell'impianto 55mila tonnellate annue e durata della concessione oltre 20 anni. Successivamente è stata indetta una gara dall'Unione dei Comuni per l'affidamento della costruzione e gestione di un complesso impiantistico per la FORSU alla quale partecipa un solo operatore e viene aggiudicata ad una delle due società che avevano presentato progetto. Il deputato andriese Giuseppe D'Ambrosio chiese all'ANAC di interessarsi della vicenda ed è così che si arriva alla delibera dell'8 febbraio scorso quando l'autorità ha bocciato la procedura da un punto di vista tecnico ma anche economico.

Dal punto di vista economico viene sottolineato come il contratto sottoscritto dai tre comuni pugliesi con la società preveda tariffe di smaltimento dei rifiuti troppo alte se confrontate con quelle dello stesso impianto, gestito dalla stessa concessionaria, e realizzato a Udine. Un vantaggio economico spropositato per il concessionario, e uno spreco per le casse del comune negli anni a venire. Dal punto di vista tecnico, l'Autorità ha rilevato che, negli anni in cui si è svolta la procedura, il Piano regionale sui rifiuti è cambiato ed è venuta meno la programmazione sia della localizzazione dell'intervento nel Comune di Andria, sia della capacità dell'impianto di 55mila tonnellate annue così come individuata nella proposta della società oggetto della concessione. Le raccomandazioni sono state comunicate all'Ager, all'Unione di Comuni ARO 2 Bat e alla società concessionaria.

Il provvedimento dell'Autorità.
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