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Territorio

Pronti nuovi dazi USA per prodotti quali vino, olio d'oliva e pasta

Anche il made in Italy nel mirino della black list del Presidente Trump

Una vera e propria spada di Damocle sui prodotti dell'agroalimentare Tricolore. Sono pronti a scattare nuovi dazi Usa su prodotti base della dieta mediterranea con la conclusione il 13 gennaio della procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio (USTR) sulla nuova lista allargata dei prodotti europei da colpire che si allunga tra l'altro a vino, olio e pasta Made in Italy. Il rischio dei dazi del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si potrebbe abbattere sulla Puglia, dove nel 2019 la produzione di extravergine ha recuperato con un aumento del 70-80%, dopo il drastico crollo registrato l'anno scorso a causa delle calamità. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della scadenza del termine fissato dal Federal Register nell'ambito della disputa nel settore aereonautico che coinvolge l'americana Boeing e l'europea Airbus dopo che il Wto ha autorizzato gli Usa ad applicare un limite massimo di 7,5 miliardi di dollari delle sanzioni alla Ue.

Con la nuova black list Trump – sottolinea la Coldiretti - minaccia di aumentare i dazi fino al 100% in valore e di estenderli a prodotti simbolo del Made in Italy, a quasi tre mesi dall'entrata in vigore il 18 ottobre 2019 dei dazi aggiuntivi del 25% che hanno colpito per un valore di mezzo miliardo di euro prodotti italiani.
"L'olio extravergine d'oliva costa in Italia in media 8 euro al litro. Negli Usa il prezzo sale all'equivalente di 12,40 euro al litro che, con l'applicazione dei dazi al 100% passerebbe a 24,77 euro al litro", denuncia Savino Muraglia, presidente Coldiretti Puglia.

"L'olio è il terzo prodotto pugliese più esportato – insiste il presidente Muraglia – e rappresenta il 9% dell'export di olio dall'Italia. La Puglia produce oltre il 50% dell'olio extravergine di oliva italiano, con un grande sforzo da parte di olivicoltori e frantoiani di arrivare sui mercati nazionali ed esteri con un prodotto di alta qualità e una rinnovata immagine e visibilità, rispondendo alla crescente domanda mondiale su cui incide la maggiore consapevolezza degli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva, provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che anche negli USA è attento alla qualità della propria alimentazione", commenta il presidente Muraglia.
La mozzarella di latte di Puglia costa in media 7 euro al chilo. Negli Usa il prezzo al chilo è equivalente a 16-20 euro, che salirebbe a 40 euro — secondo Coldiretti — nel caso fossero applicati dazi pari al 100% del prodotto. Ora le tariffe sulla mozzarella sono di 2 euro al chilo.
Medesima sorte tocca al vino. "Con i dazi significherebbe che una bottiglia di Primitivo o Negroamaro da 5-6 euro a bottiglia in Italia nella grande distribuzione degli Stati Uniti può costare l'equivalente in dollari di 10-15 euro, con un dazio del 100% il prezzo arriverebbe a 20-30 euro", insiste il presidente Muraglia.
Il prezzo di un pacco di pasta che in Italia costa 1,5 euro al chilo, negli Usa sale a 2,75 euro al chilo che, con l'applicazione dei dazi al 100% — calcola Coldiretti — passerebbe a 3,75 euro al chilo. Ora sulla pasta le tariffe sono in media di 6 centesimi al chilo.

Negli Usa quest'anno il Made in Italy – sottolinea la Coldiretti - è cresciuto fino ad ora più del doppio rispetto al mercato mondiale dove l'incremento è stato del 3,4%.
L'Italia – precisa la Coldiretti – potrebbe addirittura essere dopo la Francia il paese più colpito e a pagare il conto più salato rischia di essere proprio l'agroalimentare con formaggi, vini, salumi, pasta, olio extravergine di oliva, ma anche la moda, le moto e la cosmetica. In pericolo – continua la Coldiretti – sono soprattutto i formaggi per le pressioni della lobby dell'industria casearia Usa (CCFN) che ha addirittura scritto al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per chiedere di imporre dazi alle importazioni di formaggi europei al fine di favorire l'industria del falso Made in Italy che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni dal Wisconsin alla California fino allo Stato di New York.
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