Officina San Domenico
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Attualità

Officina San Domenico: costruire comunità nel cuore di Andria

Dal volontariato al lavoro culturale, passando per educazione, ascolto e nuove reti territoriali

Nel cuore del centro storico di Andria c'è uno spazio che sfugge alle definizioni. Può essere un'aula studio, un laboratorio creativo, un piccolo teatro, una sala prove, un orto urbano. Ma è anche un luogo dove il tempo si vive in modo diverso: non solo come consumo veloce del tempo libero, ma come scelta consapevole di partecipazione.

Qui c'è anche un bar, che non è un semplice servizio accessorio: rappresenta una forma concreta di sostegno alle attività culturali e sociali, ma anche un modo alternativo di stare insieme. Non un luogo dove "consumare" per passare il tempo, ma uno spazio in cui il consumo diventa occasione di relazione e supporto reciproco.

L'Officina San Domenico è diventata negli anni un punto di riferimento per chi cerca un'alternativa ai circuiti tradizionali del tempo libero: un luogo dove la cultura si traduce in comunità e dove è possibile sperimentare percorsi di crescita personale e professionale. A gestirla è l'associazione Capital Sud APS, nata nel 2018 con l'obiettivo di valorizzare competenze, talenti ed energie del Mezzogiorno. A raccontarne il percorso sono Vincenzo Simeone, presidente dell'associazione, insieme ad Angelica Caretta e Alessia Sibilano, protagoniste attive del collettivo che anima quotidianamente lo spazio.

Negli anni, all'interno dell'ex centrale elettrica, l'Officina ha costruito un calendario fitto e variegato: il doposcuola per bambini dai 6 ai 13 anni; il laboratorio teatrale "Cantiere città bambina" a cura della compagnia Compagnia Kuziba; la rassegna musicale "Palco Aperto"; lo sportello di ascolto collettivo sul benessere mentale SAC'; la rassegna di documentari sociali Visioni Scomode"; il format transfemminista "Svergognat*". Progetti diversi, spesso nati da esigenze concrete intercettate con un metodo semplice ma radicale: ascoltare.

«Ognuno porta i propri interessi e li trasforma in attività concrete», spiega Vincenzo. «Le riunioni settimanali sono aperte: chi oggi si occupa di comunicazione domani può organizzare un evento, chi cura un laboratorio può passare alla progettazione. I ruoli sono interscambiabili».

Così, dallo sportello di ascolto agli orti urbani, dalla musica alla progettazione culturale, l'Officina cresce insieme alle persone che la vivono, senza programmi calati dall'alto.

Angelica ha scoperto l'Officina da studentessa, cercando un posto dove studiare e incontrare altri rappresentanti d'istituto. Dopo un periodo da fuori sede in una grande metropoli è maturato il desiderio di tornare ad Andria per provare a cambiare qualcosa, senza dover cercare altrove il proprio futuro. Da qui la scelta di avvicinarsi sempre di più a Capital Sud. «Qui ho imparato che si possono acquisire competenze che non pensavi di avere», racconta. «La soddisfazione sta nel metterle a disposizione per la crescita personale e collettiva».

Anche il percorso di Alessia parte da lontano: frequentava l'Officina già negli anni del liceo. Poi l'università a Ferrara e una decisione controcorrente: tornare ad Andria per svolgere lì il tirocinio. «Qui ho capito che volevo occuparmi di design e comunicazione. Ho imparato facendo, grazie allo scambio di competenze con gli altri. Oggi quello è diventato il mio lavoro». Per lei l'Officina è «dirompente»: un luogo che può cambiare traiettorie personali e professionali. «Fuori è come se tutto fosse già scritto. Qui invece hai spazio per sbagliare, imparare e ripartire».

Un passaggio decisivo nel percorso di crescita è arrivato con il bando regionale "Luoghi Comuni" del 2021, che – dall'iniziale durata di due anni, poi prorogati – ha permesso di consolidare il progetto, assumere personale e potenziare attività già esistenti.

Il rapporto con il quartiere non è stato lineare. Ci sono stati momenti di tensione, atti vandalici, otto furti notturni in un periodo particolarmente complesso. «È stato un momento duro», ricorda Vincenzo. «Ma abbiamo scelto di restare, di continuare a lavorare sulle relazioni».

Con il tempo, sempre più persone hanno compreso il valore del progetto. Molti ragazzi che inizialmente guardavano lo spazio con diffidenza hanno iniziato a frequentarlo. «Oggi lo rispettano, lo usano, ne fanno parte». Un cambiamento costruito giorno dopo giorno, attraverso la presenza costante e il dialogo.

Accanto alle attività consolidate, Capital Sud partecipa oggi, insieme ad altri enti del Terzo Settore riuniti in ATS – Comunità Oasi, Fondazione ETS Giovanni Paolo II e ICARE Formazione e Sviluppo ETS – a un progetto promosso dal Comune di Andria e rivolto a ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 21 anni. Un'iniziativa che punta a rafforzare spazi educativi e relazioni significative, attraverso un lavoro di rete con scuole, famiglie e territorio, senza snaturare l'identità dell'Officina.

La sfida, però, non è solo sociale o culturale. È anche professionale. Rendere sostenibili nel tempo le competenze che tengono in piedi uno spazio come questo. «L'obiettivo di Capital Sud è far diventare queste attività un lavoro riconosciuto e retribuito», spiega Vincenzo. Non solo per chi progetta o comunica, ma anche per chi apre ogni giorno, pulisce, organizza, accoglie. Una questione che riguarda l'Officina, ma anche tanti spazi culturali nati negli ultimi anni in Italia: luoghi ibridi dove volontariato, progettazione e lavoro si intrecciano e dove la vera sfida è trasformare l'impegno in sostenibilità.

La gestione collettiva si fonda su un patto chiaro: «Mettiamo a disposizione risorse e competenze, ma chi propone un'attività deve prendersi la responsabilità. Lo facciamo insieme». Un esempio è l'aula studio autogestita: le chiavi sono state affidate a un gruppo di ragazzi che la frequentava da mesi. Un gesto di fiducia che implica cura, responsabilità, attenzione alle relazioni.

In una città da cui molti giovani partono, l'Officina San Domenico prova a sperimentare il contrario: creare uno spazio dove restare non è una rinuncia, ma una scelta consapevole. Non solo un calendario di eventi, ma una comunità che si organizza, cresce e si responsabilizza. Un luogo dove il tempo, invece di essere consumato, viene costruito insieme.
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