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Intergruppo: "Una città al buio, accordo commerciale di via Canosa, simbolo dell’amministrazione che non comunica"

Si chiede di conoscere i dettagli di un accordo di programma destinato a cambiare il volto della zona di via Canosa

"Una città al buio": così esordisce in una nota l'Intergruppo consiliare "Cultura, Salute e Ambiente", composto dall'avv. Coratella Michele - Mov. 5 Stelle; l'avv. Coratella Vincenzo – Mov 5 Stelle, l' avv. Di Lorenzo Michele – Indipendente di sinistra e dal dott. Grumo Gianluca di Azione, sull'accordo commerciale di via Canosa "simbolo dell'amministrazione che non comunica"

"Da settimane i cittadini e i consiglieri comunali chiedono di conoscere i dettagli di un accordo di programma destinato a cambiare il volto di una zona cruciale della città: quella tra via Canosa, viale Ausonia e viale dei Comuni di Puglia, oggi destinata a verde pubblico e sportivo per il quartiere di San Valentino. Ancora una volta il dovere della trasparenza si scontra contro un muro di silenzio e opacità. Gli atti non erano consultabili né sull'Albo Pretorio né su "Amministrazione Trasparente", il portale che dovrebbe garantire a tutti l'accesso alle decisioni pubbliche. Un silenzio non solo tecnico, ma essenzialmente politico, che preferisce eludere il confronto per evitare di rendere partecipi i cittadini e i loro rappresentanti. Solo dopo nostra sollecitazione gli atti sono stati resi disponibili. E una lettura, sia pure parziale, solleva interrogativi gravi che investono la correttezza procedurale, la coerenza urbanistica e il ruolo stesso delle istituzioni. In primo luogo, non risulta che il Comune abbia mai manifestato un interesse pubblico a partecipare a questo accordo. Non c'è una delibera di Giunta, non c'è atto di indirizzo politico, non c'è traccia di una valutazione che giustifichi la variante urbanistica di un'area verde in una zona a carattere commerciale per realizzare una media struttura commerciale di tipo M2. Il tutto ammantato dal prefigurare un interesse pubblico.

Ci si chiede: chi ha deciso che questo fosse un bene per la città? E in base a quale valutazione? Il progetto, inizialmente presentato dal privato ai sensi dell'articolo 10 della L.R. 18/19 – norma che impone il passaggio in Consiglio Comunale – è stato poi di fatto "deviato", su suggerimento dell'Ufficio, verso l'articolo 34 del TUEL, che invece prevede la forma dell'accordo di programma. Scelta non neutra. L'articolo 34 del Testo Unico Enti Locali D.Lgs. 267/2000 consente di sottrarre il piano al preliminare vaglio pubblico dell'assise consiliare, evitando il confronto pubblico e la discussione politica. Domandiamo: è stato l'ufficio comunale a suggerire al privato di seguire questa strada, come se l'obiettivo non fosse il bene della città ma l'accelerazione di una procedura meno trasparente, magari scavalcando l'ordine cronologico nell'esame di procedimenti simili? Troviamo gravissimo che sia lasciato all'ufficio tecnico l'onere di sostituirsi alla politica, ottenendo così il discutibile risultato di eludere il ruolo del Consiglio Comunale. Ma il problema non è solo procedurale. È sostanziale. Si tratta di una variante urbanistica del piano di zona 167 che snatura i parametri nel rapporto tra numero degli abitanti e standard, e non si comprende neppure chi abbia conferito al privato l'arbitrio dell'utilizzo di un'area di proprietà comunale astutamente conformata in progetto a verde pubblico e parcheggio. Né il progetto si preoccupa di evitare il formarsi di relitti di suoli di altre proprietà lungo i margini stradali, che mal si conciliano con il futuro assetto viario. Assetto del quale molto ci sarebbe da evidenziare, ma lo affidiamo alla ben nota sensibilità dell'Amministrazione.

In una città come Andria, già satura di attività commerciali e con un rapporto negozi/abitanti tra i più alti della Puglia, può mai costituire un "interesse pubblico" la realizzazione di un nuovo centro commerciale? Peraltro con dislocazione ben decentrata e marginale rispetto al quartiere. Non sarebbe stato opportuno coinvolgere almeno gli abitanti del quartiere di San Valentino, che attendono da decenni servizi veri: aree verdi, spazi sportivi, luoghi di aggregazione? Trasformare un'area destinata a verde pubblico in un'altra superficie commerciale significa tradire le attese e le esigenze di chi vive in quel luogo. Troviamo poi un'ulteriore contraddizione culturale e finanziaria. Perché il Comune, in piena difficoltà economica, rinuncia agli oneri urbanistici e ai costi di costruzione che potrebbero derivare da questa trasformazione, preferendo invece accettare opere di urbanizzazione "in scomputo"? Perché non si opta per incassare le risorse necessarie a realizzare direttamente i servizi che il quartiere reclama? Sembra prevalere una logica di corto respiro che privilegia l'interesse privato a scapito della pianificazione pubblica. Non v'è nessun accenno al diritto del Comune, ove mai confermata la volontà di concludere l'accordo di programma, di incamerare una somma pari al 50% del maggior valore che acquistano gli immobili del privato a seguito dell'approvazione del cambio di destinazione di zona. Tutto questo racconta un'amministrazione autoreferenziale, che opera lontano dagli occhi dei cittadini e dal controllo dei suoi rappresentanti. Un'amministrazione che dovrebbe incarnare i valori del centrosinistra – trasparenza, partecipazione, attenzione al bene comune – e che invece sceglie la scorciatoia dell'opacità e della decisione calata dall'alto.

Le nostre richieste:
Questo comunicato si pone l'obiettivo di far sapere ai cittadini che possono esercitare il loro diritto alla conoscenza, attingendo finalmente dal sito i contenuti di cui parliamo. Chiediamo con forza che tutti gli atti relativi a questo accordo vengano resi pubblici e accessibili. Chiediamo che il Consiglio Comunale sia coinvolto, come prevede la legge, nella valutazione dell'interesse pubblico.
Chiediamo che si apra un confronto serio su cosa significhi rigenerazione urbana: non la cementificazione di aree verdi, ma la restituzione alla città di spazi di qualità, a misura di chi la abita. La politica non può gestire la cosa pubblica come se operasse in stanze chiuse, lontana dal controllo democratico.
La democrazia si nutre di luce, di discussione, di responsabilità. Invochiamo ancora una volta di riportare le decisioni sulla città nel loro posto naturale: davanti ai cittadini", conclude la nota dell'Integruppo.
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