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Attualità

Insegnante condannata per maltrattamenti: dopo la sentenza d’appello la parola al legale ed ai genitori dei bambini

Per l’avvocato difensore, Riccardina Falcetta: “Si è affermata la verità e ristabilita la giustizia”

Hanno atteso l'esito del procedimento d'appello e adesso hanno deciso di dire la loro. La condanna della maestra 60enne di Andria, da parte della Corte di Appello di Bari, finita ai domiciliari nel maggio 2015 con l'accusa di maltrattamenti ai danni di alcuni alunni della scuola primaria "Paolo Borsellino" sta suscitando prese di posizione, per un provvedimento che molto probabilmente sarà impugnato innanzi alla Corte di Cassazione dal legale della donna, l'avvocato Carmine Di Paola. Come si ricorderà la donna all'esito del processo di primo grado, venne assolta dal Giudice per l'Udienza preliminare presso il Tribunale di Trani al termine del rito abbreviato a cui fu ammessa.
Ad intervenire all'esito della sentenza del giudice d'appello è stato con una nota l'avvocato della donna, il legale Carmine di Paola. Adesso è la volta dell'avvocato Riccardina Falcetta, difensore della Parte Civile nel processo, che manifesta la propria soddisfazione "perché finalmente si è affermata la verità e ristabilita la giustizia".

"Al termine del processo in Corte d'Appello –sottolinea la penalista andriese- è emerso in maniera chiara ed inequivocabile il reato gravissimo di maltrattamenti nei confronti degli alunni minori ed indubbiamente l'atteggiamento ingiustificabile e violento della maestra. Un processo lungo 7 anni che ha avuto come vittime bambini di 8 anni ora adolescenti, sottoposti a maltrattamenti quotidiani, con elementi di prova chiari ed inequivocabili a carico della maestra violenta, come ha documentato la Polizia Giudiziaria, con filmati ed intercettazioni in aula in presa diretta, nel corso delle indagini. Purtroppo, uno schiaffo è sempre uno schiaffo non ci sono altre interpretazioni, oltre gli sforzi immaginari di parte su tecnicismi infondati. Ed anche un solo schiaffo non avrebbe trovato giustificazioni. Una condanna è sempre una condanna. Le interpretazioni personali ed il tifo fazioso sono altra cosa".

Anche alcuni genitori dei bambini coinvolti, cinque per l'esattezza, in quei presunti maltrattamenti -la parola definitiva spetterà adesso alla Corte di Cassazione-, hanno deciso di far sentire la loro voce, attraverso una dichiarazione ufficiale: "Da ostaggi dei propri figli a persecutori della verità! La sentenza di II grado della Corte di Appello di Bari ribalta quanto stabilito in I grado dal Tribunale di Trani. Noi genitori ci siamo costituiti parte civile nel processo perché volevamo essere soggetti attivi dello stesso, infatti abbiamo partecipato ad ogni sua fase. La sentenza di primo grado, non lo nascondiamo, aveva lasciato dell'amaro in bocca, ma non ci siamo persi d'animo con lo scopo unico e solo di perseguire la verità dei fatti. Verità in realtà già ampiamente dimostrata dalle ore e ore di riprese video ed intercettazioni fornite dalle telecamere posizionate in classe dalla Polizia di Stato. La Polizia non è un soggetto qualsiasi ed improvvisato: lo ribadiamo ai più che parlavano a vanvera di immagini artefatte, manipolate e/o accelerate. Siamo stati denigrati, accusati di voler approfittare della circostanza, di essere dei visionari, addirittura di essere ostaggi dei nostri figli! Nessuno ha pensato ai segni che certamente le continue umiliazioni che avvenivano platealmente di fronte a tutta la classe hanno lasciato nei cuori di quei bambini maggiormente attenzionati dalla maestra, che lo ricordiamo all'epoca dei fatti avevano solo otto/nove anni. Rimane il rammarico nei confronti di coloro che avrebbero potuto intervenire per impedire i maltrattamenti, e non l'hanno fatto, come pure permane l'amarezza per non aver saputo cogliere subito anche i piccoli segnali di malessere che timidamente pure emergevano e a cui non è stato dato peso. Questa volta ci riteniamo soddisfatti della giustizia e di come è stato condotto questo grado di Appello: se di decisione sotto alcuni aspetti clamorosa si deve parlare questa è da addebitarsi unicamente alla conclusione del I grado di giudizio. Un ringraziamento doveroso va ai nostri avvocati e alla Corte per la professionalità e l'umanità ampiamente dimostrata in ogni udienza. Come pure ringraziamo il personale della Polizia di Stato che ha minuziosamente condotto le indagini raccogliendo anche le inconfutabili prove attestanti i maltrattamenti subiti dai nostri figli: si sono dimostrati altamente professionali, attenti e sensibili. Cosa ci lasciamo alle spalle? Innanzitutto, la delusione vissuta per chi ha voltato la testa dall'altra parte non mettendo minimamente in discussione i comportamenti tenuti in classe dalla maestra che pure a sprazzi i bambini raccontavano. L'indifferenza di coloro che, pur consapevoli delle gravi azioni commesse, hanno pensato che sarebbe stato meglio dimenticare non offrendo neppure supporto morale. Ci lasciamo alle spalle anche l'incredulità di tante persone della comunità locale che non ritenevano l'insegnante capace di azioni di maltrattamento nonostante le prove divulgate dagli inquirenti. Sia ben chiaro...non abbiamo vinto nulla: abbiamo iniziato questo percorso a tutela dei nostri figli a dimostrazione che ciò che non è bene va perseguito, che bisogna alzare la testa e denunciare: certi comportamenti non devono essere più tollerati ancor meno accettati, sono reati e vanno per questo denunciati. In ogni modo restiamo in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza di condanna dell'insegnante".
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