
Attualità
Dalle nevi della Murgia alle tavole del mondo: Andria celebra le origini dell’arte casearia
Svelata una targa commemorativa alla Masseria Montegusto. Nuove prove storiche: la burrata esisteva già nel XIX secolo
Andria - mercoledì 1 aprile 2026
7.21
In una domenica che ha unito memoria, identità e visione futura, il Comitato per la valorizzazione dell'arte casearia andriese ha celebrato il suo secondo evento ufficiale alla suggestiva Masseria Montegusto. L'incontro, dal titolo «Sulle orme dei primi casari - Un viaggio alle origini dell'arte casearia andriese», ha segnato un punto di svolta nella ricostruzione storica di un'eccellenza che oggi rappresenta il brand Puglia nel mondo.
Il momento centrale della mattinata, moderata dal giornalista Vittorio Massaro, è stato lo svelamento di una targa commemorativa dedicata ai pionieri del settore. Come sottolineato dal Presidente del Comitato, Mirko Malcangi, l'obiettivo è dare volto e nome a chi ha trasformato un mestiere faticoso in un'arte internazionale. Durante l'evento è stata scoperta una targa commemorativa che riporta i nomi di tutti i casari che in quel luogo hanno vissuto e operato fino a pochi decenni fa (da Antonio Asselta, classe 1875, fino ai maestri del secondo dopoguerra), proprio come già fatto con il Monumento al Casaro inaugurato nelle settimane scorse, opera finanziata dagli eredi delle storiche famiglie Asselta e Asseliti, i cui nomi sono ora incisi a futura memoria.
La rivelazione storica: la Burrata nel 1800
L'evento ha riservato una sorpresa di grande rilievo storiografico. Antonio Brudaglio, in rappresentanza del Conte Onofrio Spagnoletti Zeuli, ha donato al Comitato un prezioso volume di famiglia. Dai documenti emerge che nei possedimenti della nobile famiglia si allevavano bufale e si produceva un'eccellenza chiamata «burrata» già nel XIX secolo. Una scoperta che retrodata le origini del prodotto, approfondita dall'intervento dello storico Sabino Di Tommaso, che ha tracciato la genesi dell'arte casearia tra la Murgia e Castel del Monte.
Un'intuizione nata dalla neve
Particolarmente toccanti le testimonianze di Graziella Asseliti, Rosa Anna Asselta e Riccardo Sgaramella, eredi di quei maestri artigiani. È emerso il ritratto di un'Andria pioniera: l'intuizione della burrata nacque proprio tra le mura delle masserie murgiane per necessità. Durante gli inverni nevosi, l'impossibilità di trasportare il latte fresco spinse i casari (come il capostipite Antonio Asselta) a sminuzzare la pasta filata e immergerla nella panna, proteggendola in un "fodero" di mozzarella e avvolgendola in foglie di asfodelo. Una storia di resilienza che, dai primi caseifici di via Orsini degli anni '30, ha raggiunto i mercati di Roma, Milano e persino le tavole di statisti come Aldo Moro.
Il futuro: Museo e "Sentieri del Latte"
Non solo nostalgia, ma progettualità. Il Presidente Malcangi ha tracciato la rotta per i prossimi anni:
Il momento centrale della mattinata, moderata dal giornalista Vittorio Massaro, è stato lo svelamento di una targa commemorativa dedicata ai pionieri del settore. Come sottolineato dal Presidente del Comitato, Mirko Malcangi, l'obiettivo è dare volto e nome a chi ha trasformato un mestiere faticoso in un'arte internazionale. Durante l'evento è stata scoperta una targa commemorativa che riporta i nomi di tutti i casari che in quel luogo hanno vissuto e operato fino a pochi decenni fa (da Antonio Asselta, classe 1875, fino ai maestri del secondo dopoguerra), proprio come già fatto con il Monumento al Casaro inaugurato nelle settimane scorse, opera finanziata dagli eredi delle storiche famiglie Asselta e Asseliti, i cui nomi sono ora incisi a futura memoria.
La rivelazione storica: la Burrata nel 1800
L'evento ha riservato una sorpresa di grande rilievo storiografico. Antonio Brudaglio, in rappresentanza del Conte Onofrio Spagnoletti Zeuli, ha donato al Comitato un prezioso volume di famiglia. Dai documenti emerge che nei possedimenti della nobile famiglia si allevavano bufale e si produceva un'eccellenza chiamata «burrata» già nel XIX secolo. Una scoperta che retrodata le origini del prodotto, approfondita dall'intervento dello storico Sabino Di Tommaso, che ha tracciato la genesi dell'arte casearia tra la Murgia e Castel del Monte.
Un'intuizione nata dalla neve
Particolarmente toccanti le testimonianze di Graziella Asseliti, Rosa Anna Asselta e Riccardo Sgaramella, eredi di quei maestri artigiani. È emerso il ritratto di un'Andria pioniera: l'intuizione della burrata nacque proprio tra le mura delle masserie murgiane per necessità. Durante gli inverni nevosi, l'impossibilità di trasportare il latte fresco spinse i casari (come il capostipite Antonio Asselta) a sminuzzare la pasta filata e immergerla nella panna, proteggendola in un "fodero" di mozzarella e avvolgendola in foglie di asfodelo. Una storia di resilienza che, dai primi caseifici di via Orsini degli anni '30, ha raggiunto i mercati di Roma, Milano e persino le tavole di statisti come Aldo Moro.
Il futuro: Museo e "Sentieri del Latte"
Non solo nostalgia, ma progettualità. Il Presidente Malcangi ha tracciato la rotta per i prossimi anni:
- L'istituzione di un Museo del Casaro;
- Il lancio dei "Sentieri del Latte" (CaseiTrip) per il turismo esperienziale;
- L'organizzazione di grandi eventi di degustazione come il "Cheese Day".







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