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Territorio

Aumenta ancora l'import di grano dal Canada. Porto di Bari nuovo "granaio d'Italia"

La Puglia pur essendo è il principale produttore italiano di grano duro, paradossalmente è quella che ne importa di più

Aumenta di 7 volte la quantità di grano importato dal Canada in Italia nel 2019 dopo l'entrata in vigore del Ceta l'accordo di libero scambio fra la UE e il Paese nord americano. E' quanto emerge da un'analisi di Coldiretti su dati Istat nei primi quattro mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2018 e il balzo delle importazioni – sottolinea la Coldiretti – arriva proprio al termine della stagione di trebbiatura del grano italiano che in Puglia registra un raccolto quantitativamente nella media, ad eccezione della punta più a nord della Murgia come Spinazzola e a macchia di leopardo in alcune aree più interne del foggiano a causa delle piogge intense di maggio 2019, con una qualità ottima ovunque, anche in virtù della ricerca di varietà maggiormente performanti. Un lavoro che rischia di essere vanificato - sottolinea la Coldiretti - dalla concorrenza sleale delle importazioni dall'estero di prodotti che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale vigenti nel nostro Paese come il grano duro canadese trattato con l'erbicida glifosato in preraccolta, secondo modalità vietate sul territorio nazionale dove la maturazione avviene grazie al sole.

"Dopo il crollo delle importazione registrato l'anno scorso, è inaccettabile il balzo del 700% nel 2019 di grano importato dal Canada, dove viene fatto un uso intensivo del diserbante 'glifosato' proprio nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato, uso che in Italia è vietato, con il via vai di navi nel porto di Bari, con una media di 2 al giorno cariche di grano straniero", è la denuncia di Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.
La Puglia è il principale produttore italiano di grano duro, con 346.500 ettari coltivati e 9.990.000 quintali prodotto e valore della filiera della pasta in Puglia pari a 542.000.000 euro. La Puglia è, d'altro canto, la regione che paradossalmente che ne importa di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi di prodotti agroalimentari nella regione, denuncia Coldiretti Puglia.

Alla perdita economica e di posti di lavoro si aggiunge il rischio ambientale – conclude Coldiretti - in un Paese che con l'ultima generazione ha perso oltre un quarto della terra coltivata per colpa dell'abbandono, della cementificazione e delle speculazioni che sottopagano i prodotti agricoli.
L'Italia – continua la Coldiretti – è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con un raccolto previsto di 4 milioni di tonnellate nel 2019 in calo rispetto all'anno scorso su una superficie coltivata – spiega Coldiretti su dati Crea – scesa a 1,2 milioni di ettari concentrati nell'Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale. Intanto crescono del 5% la superfici a grano bio. Pur avendo nel complesso 21 molini a grano duro, collocandosi subito dopo la Sicilia, la Puglia presenta una capacità di trasformazione pari al doppio di quella presente nell'Isola. Ciò dimostra che le industrie semoliere presenti in Puglia sono di elevate dimensioni presentando in media una capacità unitaria di trasformazione di oltre 290 t/24h. La Puglia rispetto alle altre regioni sembra avere un maggior livello di organizzazione dal punto di vista della commercializzazione del grano duro in quanto nella regione si localizzano un numero rilevante di molini e pastifici di grandi potenzialità di lavorazione, i quali assorbono volumi elevati di materie prime.

"Gli agricoltori per una giusta remunerazione sono pronti ad aumentare la produzione di grano duro in Puglia dove è vietato l'uso del glifosate in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada ed in altri Paesi. Sarebbero improbabili e dannosi per il tessuto economico del territorio percorsi di abbandono e depauperamento dell'attività cerealicola che deve, invece, specializzarsi, puntare sull'aggregazione, essere sostenuta da servizi adeguati e tendere ad una sempre più alta qualità, scommettendo esclusivamente su varietà pregiate, riconosciute ormai a livello mondiale", conclude il presidente Muraglia.
Il progetto – evidenzia Coldiretti - nasce sotto la spinta del crescente interesse per la pasta 100% di grano italiano grazie all'entrata in vigore dell'obbligo di indicare l'origine in etichetta. Un elemento di trasparenza che ha portato – sottolinea la Coldiretti – ad un profondo cambiamento sullo scaffale dei supermercati dove si è assistito alla rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l'origine italiana al 100% del grano impiegato. Gli italiani – conclude la Coldiretti – sono i maggiori consumatori mondiali di pasta con una media di 23 chili all'anno pro-capite ma l'Italia si conferma leader anche nella produzione industriale con 3,2 milioni di tonnellate, davanti a Usa, Turchia e Brasile.
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