Il crollo della misura: "la morte di Abderrahim Fakir e una domanda: dove stiamo andando?"
La nota di Vincenza Di Schiena, insegnante, poeta, attivista culturale. Iscritta a Sinistra Italiana
martedì 21 luglio 2026
17.00
"Le immagini degli ultimi istanti di vita di Abderrahim Fakir, piccolo imprenditore di 43 anni di origini marocchine residente a Borgo Panigale, stanno scuotendo l'opinione pubblica globale, riaprendo una ferita profonda sul rapporto tra forza, potere e civiltà del diritto.
L'episodio, avvenuto domenica scorsa nel quartiere Pilastro di Bologna in via Italo Svevo, ha visto l'uomo morire bloccato a terra a pancia in giù. Mentre gridava disperatamente "AIUTO, BASTA!", veniva immobilizzato con le manette dietro la schiena. I video documentano persino una terza persona intervenuta dall'esterno per bloccarne i piedi e la presenza di sanitari del 118 inermi, in una dinamica 'grottesca'.
Il caso solleva una riflessione urgente sul collasso dei sistemi democratici di contenimento e sulla gestione del disagio psichico ed economico.
La crisi della misura: quando la forza si sveste del diritto
Il monopolio della forza in uno Stato democratico esiste solo in funzione del diritto. Il diritto deve frapporsi come misura protettiva, argine istituzionale e mediazione civile contro le pulsioni umane più distruttive ed immediate. Quando questa misura viene meno, assistiamo a uno svuotamento culturale della democrazia dall'interno.
La forza smette di essere uno strumento residuale di tutela e si trasforma in una prova del valore del sé, una deriva in cui l'autodifesa e l'aggressività sostituiscono le regole civili. La violenza comune spaventa, ma la violenza perpetrata dalle istituzioni desta una preoccupazione democratica immensamente superiore: se salta la mediazione pubblica, il diritto umano cede il passo alla legge del più forte, alimentando una spirale d'ansia e paura collettiva.
Un tragico filo conduttore: da Minneapolis all'Italia
L'analogia con la morte di George Floyd a Minneapolis balza agli occhi della comunità internazionale, ma il pensiero corre subito a una tragica lista di precedenti nazionali:
Nonostante la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) abbia già censurato la reiterazione di queste manovre e Riccardo Noury (portavoce di Amnesty International) continui a denunciare l'assenza di protocolli operativi adeguati, l'Italia sconta una grave carenza di direttive nazionali chiare e vincolanti per il contenimento fisico.
Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, presiede una piazza storicamente vicina alle istituzioni democratiche e alla legalità costituzionale. Lo scenario attuale descrive una forte tensione emotiva nella città e in maniera più diffusa, in tutto il Paese.
Dal punto di vista procedurale, la vicenda segna un importante precedente normativo: per la prima volta, infatti, il pubblico ministero ha applicato lo "scudo penale" introdotto dalle recenti norme di sicurezza. Grazie a questa tutela legale, i due poliziotti indagati non sono stati sospesi e rimangono temporaneamente in servizio attivo. Nel frattempo, gli inquirenti si stanno concentrando sull'analisi delle prove materiali per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti, esaminando da vicino le riprese video registrate dalle body cam che gli agenti indossavano durante l'intervento. Questi filmati saranno decisivi per stabilire se l'uso della forza e l'intero perimetro dell'azione abbiano rispettato i rigidi canoni previsti dalla legge.
Sullo sfondo dell'indagine si registra infine una profonda spaccatura nell'opinione pubblica. Se da un lato la comunità locale manifesta solidarietà e si stringe con dolore attorno alla famiglia della vittima, dall'altro il dibattito digitale si è violentemente infiammato. Sotto i vari post social dedicati alla cronaca dell'evento sono infatti emersi numerosi commenti d'odio xenofobo che arrivano a festeggiare la morte del piccolo imprenditore di origini straniere, a testimonianza di una grave e preoccupante polarizzazione sociale sulla quale è auspicabile rivolgere i riflettori della politica.
Verso quale idea di comunità?
La filosofa politica Simona Forti ci invita a guardare al di là della polarizzazione spicciola. Le forze dell'ordine sono chiamati ad intervenire in contesti sociali difficili ed esasperati. E' giusto farli avanzare da soli? La politica ha una serie di problemi irrisolti: dal sistema socio-assistenziale come la gestione della salute mentale e le vulnerabilità economiche, accentuate dalle pressioni normative, tra cui il Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo.
La magistratura accerterà le responsabilità penali individuali. Resta però alla politica il compito cruciale di non lasciare soli gli agenti sul territorio, garantendo una formazione tecnica continua sul contenimento sicuro e investendo sul supporto sociale. Uno Stato di diritto autentico richiede che le istituzioni si mettano a completa disposizione della comunità, stringendosi attorno alle famiglie e ricordando che la protezione dei diritti universali costituisce l'unico vero baluardo contro il declino della civiltà giuridica".
Una poesia per riconciliarsi.
Concludo proponendo una poesia di Bertolt Brecht, scritta durante il suo esilio negli anni del Nazismo e pubblicata nelle Poesie di Svendborg.
"A coloro che verranno"
I.
Davvero, vivo in tempi bui!
La parola innocente è stolta. Una fronte distesa
vuol dire insensibilità. Chi ride,
la notizia atroce
non l'ha ancora ricevuta.
Quali tempi sono questi, quando
discorrere d'alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi comporta silenzio!
E l'uomo che ora traversa tranquillo la via
mai piú potranno raggiungerlo dunque gli amici
che sono nell'angoscia?
È vero: ancora mi guadagno da vivere.
Ma, credetemi, è appena un caso. Nulla
di quel che fo m'autorizza a sfamarmi.
Per caso mi risparmiano. (Basta che il vento giri, sono perduto).
«Mangia e bevi, –mi dicono: –E sii contento di averne».
Ma come posso io mangiare e bere, quando
quel che mangio, a chi ha fame lo strappo, e
manca a chi ha sete il mio bicchiere d'acqua?
Eppure mangio e bevo.
Vorrei anche essere un saggio.
Nei libri antichi è scritta la saggezza:
lasciar le contese del mondo e il tempo breve
senza tema trascorrere.
Spogliarsi di violenza,
render bene per male,
non soddisfare i desideri, anzi
dimenticarli, dicono, è saggezza.
Tutto questo io non posso:
davvero, vivo in tempi bui!
II.
Nelle città venni al tempo del disordine,
quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte
e mi ribellai insieme a loro.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.
Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
Feci all'amore senza badarci
e la natura la guardai con impazienza.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
Al mio tempo, le strade si perdevano nella palude.
La parola mi tradiva al carnefice.
Poco era in mio potere. Ma i potenti
posavano piú sicuri senza di me; o lo speravo.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
Le forze erano misere. La meta
era molto remota.
La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me
quasi inattingibile.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
III.
Voi che sarete emersi dai gorghi
dove fummo travolti
pensate
quando parlate delle nostre debolezze
anche ai tempi bui
cui voi siete scampati.
Andammo noi, piú spesso cambiando paese che scarpe,
attraverso le guerre di classe, disperati
quando solo ingiustizia c'era, e nessuna rivolta.
Eppure lo sappiamo:
anche l'odio contro la bassezza
stravolge il viso.
Anche l'ira per l'ingiustizia
fa roca la voce. Oh, noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
noi non si poté essere gentili.
Ma voi, quando sarà venuta l'ora
che all'uomo un aiuto sia l'uomo,
pensate a noi
con indulgenza.
(Traduzione di Franco Fortini)
di Vincenza Di Schiena, insegnante, poeta, attivista culturale.
Iscritta a Sinistra Italiana.
L'episodio, avvenuto domenica scorsa nel quartiere Pilastro di Bologna in via Italo Svevo, ha visto l'uomo morire bloccato a terra a pancia in giù. Mentre gridava disperatamente "AIUTO, BASTA!", veniva immobilizzato con le manette dietro la schiena. I video documentano persino una terza persona intervenuta dall'esterno per bloccarne i piedi e la presenza di sanitari del 118 inermi, in una dinamica 'grottesca'.
Il caso solleva una riflessione urgente sul collasso dei sistemi democratici di contenimento e sulla gestione del disagio psichico ed economico.
La crisi della misura: quando la forza si sveste del diritto
Il monopolio della forza in uno Stato democratico esiste solo in funzione del diritto. Il diritto deve frapporsi come misura protettiva, argine istituzionale e mediazione civile contro le pulsioni umane più distruttive ed immediate. Quando questa misura viene meno, assistiamo a uno svuotamento culturale della democrazia dall'interno.
La forza smette di essere uno strumento residuale di tutela e si trasforma in una prova del valore del sé, una deriva in cui l'autodifesa e l'aggressività sostituiscono le regole civili. La violenza comune spaventa, ma la violenza perpetrata dalle istituzioni desta una preoccupazione democratica immensamente superiore: se salta la mediazione pubblica, il diritto umano cede il passo alla legge del più forte, alimentando una spirale d'ansia e paura collettiva.
Un tragico filo conduttore: da Minneapolis all'Italia
L'analogia con la morte di George Floyd a Minneapolis balza agli occhi della comunità internazionale, ma il pensiero corre subito a una tragica lista di precedenti nazionali:
- Igor Squeo (Milano, 2022): deceduto a seguito di una discussa "contenzione impropria" e asfissia posizionale.
- Riccardo Magherini (Firenze, 2014): morto in strada durante un fermo, prono e ammanettato.
- Andrea Soldi (Torino, 2015): soffocato durante l'esecuzione di un TSO.
Nonostante la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) abbia già censurato la reiterazione di queste manovre e Riccardo Noury (portavoce di Amnesty International) continui a denunciare l'assenza di protocolli operativi adeguati, l'Italia sconta una grave carenza di direttive nazionali chiare e vincolanti per il contenimento fisico.
Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, presiede una piazza storicamente vicina alle istituzioni democratiche e alla legalità costituzionale. Lo scenario attuale descrive una forte tensione emotiva nella città e in maniera più diffusa, in tutto il Paese.
Dal punto di vista procedurale, la vicenda segna un importante precedente normativo: per la prima volta, infatti, il pubblico ministero ha applicato lo "scudo penale" introdotto dalle recenti norme di sicurezza. Grazie a questa tutela legale, i due poliziotti indagati non sono stati sospesi e rimangono temporaneamente in servizio attivo. Nel frattempo, gli inquirenti si stanno concentrando sull'analisi delle prove materiali per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti, esaminando da vicino le riprese video registrate dalle body cam che gli agenti indossavano durante l'intervento. Questi filmati saranno decisivi per stabilire se l'uso della forza e l'intero perimetro dell'azione abbiano rispettato i rigidi canoni previsti dalla legge.
Sullo sfondo dell'indagine si registra infine una profonda spaccatura nell'opinione pubblica. Se da un lato la comunità locale manifesta solidarietà e si stringe con dolore attorno alla famiglia della vittima, dall'altro il dibattito digitale si è violentemente infiammato. Sotto i vari post social dedicati alla cronaca dell'evento sono infatti emersi numerosi commenti d'odio xenofobo che arrivano a festeggiare la morte del piccolo imprenditore di origini straniere, a testimonianza di una grave e preoccupante polarizzazione sociale sulla quale è auspicabile rivolgere i riflettori della politica.
Verso quale idea di comunità?
La filosofa politica Simona Forti ci invita a guardare al di là della polarizzazione spicciola. Le forze dell'ordine sono chiamati ad intervenire in contesti sociali difficili ed esasperati. E' giusto farli avanzare da soli? La politica ha una serie di problemi irrisolti: dal sistema socio-assistenziale come la gestione della salute mentale e le vulnerabilità economiche, accentuate dalle pressioni normative, tra cui il Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo.
La magistratura accerterà le responsabilità penali individuali. Resta però alla politica il compito cruciale di non lasciare soli gli agenti sul territorio, garantendo una formazione tecnica continua sul contenimento sicuro e investendo sul supporto sociale. Uno Stato di diritto autentico richiede che le istituzioni si mettano a completa disposizione della comunità, stringendosi attorno alle famiglie e ricordando che la protezione dei diritti universali costituisce l'unico vero baluardo contro il declino della civiltà giuridica".
Una poesia per riconciliarsi.
Concludo proponendo una poesia di Bertolt Brecht, scritta durante il suo esilio negli anni del Nazismo e pubblicata nelle Poesie di Svendborg.
"A coloro che verranno"
I.
Davvero, vivo in tempi bui!
La parola innocente è stolta. Una fronte distesa
vuol dire insensibilità. Chi ride,
la notizia atroce
non l'ha ancora ricevuta.
Quali tempi sono questi, quando
discorrere d'alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi comporta silenzio!
E l'uomo che ora traversa tranquillo la via
mai piú potranno raggiungerlo dunque gli amici
che sono nell'angoscia?
È vero: ancora mi guadagno da vivere.
Ma, credetemi, è appena un caso. Nulla
di quel che fo m'autorizza a sfamarmi.
Per caso mi risparmiano. (Basta che il vento giri, sono perduto).
«Mangia e bevi, –mi dicono: –E sii contento di averne».
Ma come posso io mangiare e bere, quando
quel che mangio, a chi ha fame lo strappo, e
manca a chi ha sete il mio bicchiere d'acqua?
Eppure mangio e bevo.
Vorrei anche essere un saggio.
Nei libri antichi è scritta la saggezza:
lasciar le contese del mondo e il tempo breve
senza tema trascorrere.
Spogliarsi di violenza,
render bene per male,
non soddisfare i desideri, anzi
dimenticarli, dicono, è saggezza.
Tutto questo io non posso:
davvero, vivo in tempi bui!
II.
Nelle città venni al tempo del disordine,
quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte
e mi ribellai insieme a loro.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.
Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
Feci all'amore senza badarci
e la natura la guardai con impazienza.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
Al mio tempo, le strade si perdevano nella palude.
La parola mi tradiva al carnefice.
Poco era in mio potere. Ma i potenti
posavano piú sicuri senza di me; o lo speravo.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
Le forze erano misere. La meta
era molto remota.
La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me
quasi inattingibile.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
III.
Voi che sarete emersi dai gorghi
dove fummo travolti
pensate
quando parlate delle nostre debolezze
anche ai tempi bui
cui voi siete scampati.
Andammo noi, piú spesso cambiando paese che scarpe,
attraverso le guerre di classe, disperati
quando solo ingiustizia c'era, e nessuna rivolta.
Eppure lo sappiamo:
anche l'odio contro la bassezza
stravolge il viso.
Anche l'ira per l'ingiustizia
fa roca la voce. Oh, noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
noi non si poté essere gentili.
Ma voi, quando sarà venuta l'ora
che all'uomo un aiuto sia l'uomo,
pensate a noi
con indulgenza.
(Traduzione di Franco Fortini)
di Vincenza Di Schiena, insegnante, poeta, attivista culturale.
Iscritta a Sinistra Italiana.