Igino Giordani
Igino Giordani
Attualità

Ricordando un grande comunicatore: Igino Giordani

Il referente dell'omonimo centro sito in Andria, Gennaro Piccolo, condivide alcune riflessioni

«Igino proteggici tu». Così l'Espresso titolava tempo fa un trafiletto dedicato alla notizia dell'avvio del processo di beatificazione di Igino Giordani avvenuto il 6 giugno 2004. Il noto settimanale italiano scriveva: "Era ora. Anche l'ordine dei giornalisti avrà il suo beato: Igino Giordani, direttore de Il Quotidiano e de Il Popolo, deputato Dc, cofondatore del Movimento dei Focolari (…). Il viatico per la beatificazione dà un bel lustro alla vituperata categoria…".

E il compianto Gaspare Barbellini Amidei commentava: "Dunque non tutti noi giornalisti andremo all'inferno. Un giorno non lontano uno di noi potrebbe diventare ufficialmente santo, e se lo meriterebbe. La strada per gli altari per un grande giornalista cristiano è già ufficialmente cominciata e propone alla memoria uno dei personaggi più belli di cui possono vantarsi i mass-media: Igino Giordani. "Di lui – ha detto ancora Barbellini Amidei in altra occasione – mi colpì soprattutto il rabdomantico intuire le cose che ancora non facevano parte dell'attualità. Al giornalismo manca troppo spesso questa capacità serena di guardare lontano, partendo dalle notizie del tempo presente".

"Il suo scrivere – dice Tommaso Sorgi, maggiore conoscitore di Giordani — è sempre un agire in coscienza per servire l'uomo. Per lui lo scrittore è un portatore di fuoco. Egli considera lo scrivere una missione, una testimonianza della verità e dei valori, da compiere con purezza d'animo e con coraggio. Lo fa in politica, in modo davvero eroico".

Quattromila articoli pubblicati su quarantanove organi di stampa italiani ed esteri, fondatore di varie testate, direttore di due quotidiani e di dieci periodici (oltre ai cento libri): basterebbero queste cifre a definire il Giordani giornalista. Qui però non ci troviamo solo di fronte a grandi numeri, ma ad un grande comunicatore. (Così nel corso di un convegno di NetOne Italia). La stima che nutro per Giordani sin dal mio primo incontro con lui nel 1965, la passione per lo scrivere attinta pure da lui, l'incontrarlo quotidianamente nei suoi scritti, il gioioso desiderio che se avessi un'altra vita mi piacerebbe "essere Giornalista", il "dover essere del Giornalista" emerso nella recente consegna del Premio Giornalistico in memoria del caro amico Michele Palumbo, hanno fatto riaffiorare dal cuore tanta gratitudine per i Giornalisti, gratitudine che esprimo loro mettendo in comune alcuni pensieri di Giordani, alcune perle, di questo artista della parola, questo politico "ingenuo" e "troppo cristiano", scelte dai suoi scritti sulla comunicazione.

Comincio con un brano tratto da un articolo del 1921. Giordani ha 27 anni, è reduce dal fronte nella prima guerra mondiale, dove è stato ferito, decorato, riconosciuto grande invalido, vivendo una esperienza fondamentale per la sua formazione: "Noi non siamo con quelli che per esaltare la propria patria han bisogno di umiliare la patria degli altri. Non occorre per amare la famiglia degli altri vilipendere la propria, né per amare la propria disprezzare la patria altrui. Così, con questo sentimento eleviamo ed allarghiamo l'amore patrio all'amore dell'umanità".

Più tardi sulla comunicazione: "Se per l'uomo essere è pensare, vivere è comunicare". "Il comunicatore è chiamato ad illuminare, non oscurare…Dovrebbe rinnovarsi ogni giorno, rifornirsi d'idee ogni momento… Il comunicatore può non avere un soldo in tasca, ma se ha un'idea in testa, una fiamma in cuore, vale sul mercato più d'un finanziatore". "Se il cuore di chi scrive è puro, purifica ciò che scrive. Il giornalista deve stare di fronte al male morale come il medico sta di fronte al male fisico". "Inoltre non deve elaborare articoli noiosi e pesanti, dalla parvenza di lunghe prediche; deve scrivere articoli lucidi e rapidi come un caffè: il caffè come lo fanno i portoghesi, che piace a professionisti, a letterati, a ferrovieri, a contadini, e così deve piacere l'articolo destinato a gente di vario ceto e cultura".

"L'amore è tutto; senza l'amore tutto è niente: la comunicazione può e deve alimentare questa verità che è il solo cemento sociale durevole, prima che la paura, madre dell'atomica, abbia il sopravvento". "Il comunicatore è il più diretto costruttore di una città nuova". "L'umanità si svena sempre per le stesse ragioni. Per esempio dice: 'Si vis pacem, para bellum'. Ma per noi la verità è altra. Se vuoi la pace prepara la pace. Se prepari la guerra, i fucili ad un certo momento spareranno da soli. Se vogliamo arrivare alla pace, dobbiamo cominciare a costruirla tra di noi perché la pace comincia veramente da ciascuno di noi". E queste stesse parole le ha pronunciate in parlamento il 21 dicembre 1950.

E per finire – in quel convegno NetOne —ci si pose la domanda cosa direbbe Giordani se gli chiedessimo cosa dobbiamo praticamente fare? "Aprire il cuore come una conchiglia a raccogliere la voce oceanica dell'umanità e mettere a circolare l'amore e la ricchezza – il bene e i beni – sopprimendo gli sbarramenti di razza e di classe, le dogane dello spirito, i pedaggi della felicità. Vedere nell'uomo, chiunque esso sia, un fratello". E' una proposta ed un invito che risale al 1961 ma attualissimo per tutto e per tutti.
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