Scienza, intuito e resilienza: il volto profondamente femminile della medicina all’ospedale “Bonomo” di Andria

Rossana Nenna, Samanta Papagni, Michela Capuano e Claudia Rutigliano si raccontano tra innovazione scientifica, ricerca quotidiana e vita vissuta

domenica 8 marzo 2026
A cura di Rossella Spada
La medicina non è fatta soltanto di sale operatorie e gesti spettacolari. Più spesso nasce da studio incessante, diagnosi invisibili, responsabilità silenziose e decisioni cliniche che possono cambiare il destino dei pazienti. In occasione della Festa della Donna, quattro professioniste dell'ospedale "Lorenzo Bonomo" di Andria raccontano cosa significa vivere la medicina ogni giorno: non semplicemente una professione, ma una vocazione che richiede intelligenza, perseveranza e impegno costante.

Le protagoniste sono Rosanna Nenna, primario di Anatomia Patologica, Samanta Papagni, gastroenterologa, e le radiologhe Michela Capuano e Claudia Rutigliano. Quattro percorsi differenti che raccontano una medicina fatta di ricerca, tecnologia e umanità, declinata con una sensibilità profondamente femminile.

Nel laboratorio di Anatomia Patologica, luogo cruciale dove spesso si decide il futuro terapeutico di un paziente oncologico, lavora la Dottoressa Rosanna Nenna, primario di uno dei reparti più strategici dell'ospedale. Qui la medicina assume i tratti di una vera indagine scientifica: tessuti, biopsie, colorazioni immunoistochimiche e analisi molecolari diventano indizi fondamentali per ricostruire la natura di una malattia.
Sotto la sua direzione il reparto ha attraversato una trasformazione radicale. Lo Screening cervicovaginale dell'ASL BAT –finalizzato alla prevenzione del carcinoma del collo dell'utero nella popolazione femminile – ha visto il passaggio dalla sola lettura tradizionale dei preparati citologia tradizionale del Pap-test alla diagnostica molecolare per la ricerca dei ceppi ad alto rischio del Papilloma Virus, principale responsabile di questa ed altre patologie tumorali. Ma l'innovazione più significativa è stata l'introduzione delle piattaforme NGS – Next Generation Sequencing, tecnologie capaci di analizzare contemporaneamente fino a cinquanta geni per individuare le mutazioni cosiddette driver, quelle che alimentano la crescita tumorale. Questo salto tecnologico ha aperto la strada alla target therapy e all'immunoterapia, rendendo trattabili tumori solidi che fino a pochi anni fa erano considerati quasi inattaccabili. Parallelamente è stata potenziata l'immunoistochimica automatizzata, con nuovi anticorpi diagnostici in grado di rendere le diagnosi sempre più raffinate e personalizzate.
«La soddisfazione più grande – racconta – è quando una diagnosi accurata consente di impostare una terapia che risolve la patologia». Il suo approccio resta quello di chi non smette mai di indagare. «Se lavori con scienza e coscienza, il rispetto arriva». Non ama leggere la medicina in chiave maschile o femminile: per lei conta soprattutto la competenza professionale. Tuttavia, osserva un fenomeno interessante: negli anni l'Anatomia Patologica è diventata una disciplina prevalentemente femminile, forse perché offre meno sbocchi di libera professione rispetto alle specialità chirurgiche, dove gli uomini restano ancora spesso ai vertici. Il consiglio che rivolge alle giovani donne è concreto e rigoroso: studiare molto, fare esperienza e non perdere mai la curiosità dell'investigatore.


Se l'anatomia patologica rappresenta il cuore invisibile della diagnosi oncologica, la gastroenterologia è uno dei territori più complessi del rapporto tra corpo e mente. La Dottoressa Samanta Papagni racconta il suo percorso iniziato nel 2015 in UOSVD – Unità Operativa di Endoscopia Digestiva di Andria, entrando in un ambiente in cui l'arrivo di due giovani dottoresse fu inizialmente accolto con diffidenza perché «Essere donna e medico erano sinonimo di raccomandazione». Oggi la sua attività comprende endoscopie digestive, diagnosi delle patologie intestinali, reflusso gastroesofageo e disturbi funzionali dell'intestino. Ma la sua visione della medicina va oltre la tecnica. Nel lavoro clinico ha sviluppato una prospettiva più ampia, osservando come stress, ansia e disagio emotivo possano trasformarsi in patologie fisiche attraverso la somatizzazione. Dopo la pandemia ha notato cambiamenti sorprendenti nei pazienti più giovani: «Vediamo sempre più giovani con casi di stipsi che sono una vera "ritenzione delle emozioni". Viviamo in un mondo di facciata dove si fa fatica a esternare». Parallelamente segnala l'aumento di patologie tumorali digestive legate alla diffusione dei cibi ultra-processati. La sua esperienza professionale è anche una testimonianza di resilienza femminile: «Le donne devono lavorare di più per dimostrare di valere. Eppure, studi americani dicono che i pazienti seguiti da donne hanno mortalità più bassa perché noi dedichiamo dieci minuti in più all'ascolto». Il percorso non è stato privo di sacrifici: viaggi rimandati, amicizie messe in pausa, tempo personale ridotto. «La medicina invade la vita privata», ammette. Eppure, la gratitudine dei pazienti resta il motore più potente della professione: «Quel "Dottoressa mi ha salvato la vita" è ciò che ti spinge a restare nonostante le difficoltà».
Alle giovani donne che desiderano intraprendere la carriera medica lascia un consiglio semplice ma prezioso: «Credete ciecamente in quello che fate, ma trovatevi anche un hobby. I medici troppo spesso si portano a casa il lavoro e la responsabilità: serve qualcosa che permetta di staccare la spina».


La medicina contemporanea vive sempre più attraverso immagini diagnostiche e tecnologie sofisticate, ed è proprio questo il territorio della radiologia, dove opera la Dottoressa Michela Capuano. Descrive il lavoro dei radiologi con una metafora efficace: «Noi radiologi siamo come Batman nella bat-caverna». Professionisti fondamentali ma spesso invisibili agli occhi dei pazienti. La sua attività consiste nell'interpretazione di TAC, risonanze magnetiche e indagini diagnostiche complesse, dove la capacità di analisi diventa decisiva: «Se l'interpretazione è sbagliata, l'errore si propaga a cascata nel percorso clinico». Tra le innovazioni introdotte spicca l'utilizzo della Whole Body MRI, una risonanza magnetica total body – chiamata in gergo "Volvo" – che consente uno screening oncologico simile alla PET ma senza esposizione a radiazioni, rendendola particolarmente utile soprattutto per i pazienti giovani. Ma uno dei contributi più significativi della Dottoressa Capuano riguarda la risonanza prostatica multiparametrica, integrata per la prima volta nell'ASL BAT ad Andria grazie anche all'appoggio del Dottore Tommaso Scarabino, primario del reparto. «Prima avevamo una risonanza poco performante, un Tesla base, che permetteva solo studi di routine. Tra il 2017 e il 2018 è stata installata una macchina altamente performante, capace di studi funzionali e avanzati. Questo ha aperto la strada alla risonanza prostatica, una pratica già consolidata in pochi centri in Italia ma quasi assente da noi». Per acquisire le competenze necessarie, racconta la Dottoressa Capuano, ha seguito un percorso di formazione intenso e pionieristico: «Sono andata al Gemelli di Roma per imparare alcuni studi funzionali e osservare il protocollo completo, poi a Torino da uno dei primi esperti italiani per imparare a interpretare le immagini. Rubavo il lavoro con i miei occhi.». Il risultato è stata l'introduzione di protocollo completo di risonanza multiparametrica prostatica, che permette di studiare la prostata in profondità, superando i limiti di ecografia e TAC, e di guidare biopsie mirate sulle aree sospette, fondamentale per la diagnosi del tumore prostatico, il più comune negli uomini. «Questo esame ha aiutato tantissimo i pazienti e ha reso Andria uno dei pochi centri pionieri in Italia in questo settore», conclude. Il cuore della sua professione resta però la diagnosi differenziale, cioè la capacità di distinguere tra patologie simili. Ricorda con orgoglio il caso di un anziano sospettato di tumore in cui riuscì a individuare invece una semplice appendicite, evitando un intervento chirurgico inutile. Sul futuro della professione ha una visione molto chiara: «L'intelligenza artificiale non sostituirà il medico, ma chi saprà usarla sostituirà chi non lo farà».
Anche lei ha dovuto superare pregiudizi iniziali legati all'età e al fatto di essere donna, ma rifiuta l'idea che la medicina debba cancellare la vita privata. «Si può essere medico e avere una famiglia», afferma con convinzione, rifiutando l'idea di dover scegliere tra carriera e affetti. «L'intuito e la determinazione femminile permettono di conciliare tutto, anche se richiede un sacrificio quotidiano». Alle giovani aspiranti mediche consiglia motivazione, consapevolezza e la disponibilità a studiare per tutta la vita.


La collega Dottoressa Claudia Rutigliano, rappresenta la quintessenza di una nuova generazione di radiologi ultra-specializzati. Durante la specializzazione a Roma, ha scelto di partire per la Svizzera, dove ha approfondito la risonanza magnetica cardiaca lavorando in équipe multidisciplinari con cardiologi, chirurghi e medici nucleari. Tornata in Italia, presso l'ospedale "Bonomo" di Andria ha contribuito a introdurre metodiche diagnostiche che prima non venivano eseguite nell'ospedale: la Risonanza Magnetica Cardiaca e la TC Coronarica, diventando pioniera di queste tecnologie nella provincia BAT. «Abbiamo iniziato da zero, ho dovuto formare i tecnici e mettere a punto protocolli mai visti qui», racconta. A lei si deve anche il superamento di una barriera storica: grazie a protocolli di sicurezza innovativi, oggi anche i pazienti portatori di pacemaker e defibrillatori possono sottoporsi a risonanza magnetica ad Andria, un esame che in passato era spesso considerato impossibile per questa categoria. Nel frattempo, è diventata madre di una bambina di un anno e mezzo, esperienza che rende la gestione del tempo più complessa ma che non ha rallentato il suo slancio professionale. La maternità, racconta, cambia lo sguardo sul lavoro ma non spegne la curiosità scientifica. «La donna è anche mamma, e questo a volte è visto come un punto a sfavore perché il carico familiare grava ancora molto su di noi. Ma bisogna fare ciò che si ama, altrimenti non ci si sveglierebbe sereni la mattina».
Il suo messaggio alle giovani è chiaro: «Il mio consiglio? Andate all'estero, imparate e riportate quel valore nel vostro territorio». E ribadisce con determinazione: «Non bisogna mollare mai».
Nei laboratori, negli ambulatori e nelle sale diagnostiche dell'ospedale "Bonomo" di Andria queste quattro dottoresse dimostrano ogni giorno che la sanità non si costruisce soltanto con le tecnologie, ma con studio continuo, determinazione e coraggio. La loro eredità non è soltanto scientifica o tecnologica, ma anche culturale: la competenza non ha sesso, ma richiede passione, studio infinito e quella capacità – spesso associata alla sensibilità femminile – di resistere, ascoltare e non arrendersi mai, neanche quando la strada sembra più in salita.
Il messaggio che consegnano alle nuove generazioni è semplice quanto potente: credere nella propria vocazione, non smettere mai di studiare e avere il coraggio di restare curiosi. Perché è proprio da quella curiosità che nasce il progresso della medicina.
dottoressa Rosanna Nenna
dottoressa Samanta Papagni
dottoressa Michela Capuano
dottoressa Claudia Rutigliano
medici al lavoro presso l'ospedale Lorenzo Bonomo
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medici al lavoro presso l'ospedale Lorenzo Bonomo
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