Sanità, Spaccavento: “Basta violenza contro medici e operatori. Per uscire dalla crisi servono organizzazione, personale e territorio”
Nota del consigliere regionale Felice Spaccavento, presidente della Commissione sanità
giovedì 20 agosto 2026
08.30
"Aggredire chi indossa un camice bianco non risolve i problemi, li aggrava. Servono meno gogne mediatiche e più rispetto reciproco.
Quante volte abbiamo pensato, magari anche solo per un istante, che aggredire verbalmente o fisicamente un medico o un operatore sanitario potesse servire a sbloccare una situazione? È esattamente il contrario: la violenza non risolve i problemi della sanità, li rende ancora più difficili da affrontare.
Il clima che si è creato intorno a chi lavora nella sanità è sempre più preoccupante. Medici, infermieri e operatori sanitari, soprattutto nei reparti di emergenza-urgenza, stanno vivendo condizioni di lavoro che possono diventare insostenibili. Se una professione viene percepita come pericolosa, il rischio concreto è quello di allontanare proprio quelle professionalità di cui abbiamo più bisogno. La risposta non può essere quella dello scontro tra cittadini e operatori sanitari.
Conosco bene la rabbia di chi aspetta per ore in un pronto soccorso o di chi si trova davanti a liste d'attesa troppo lunghe. Sono problemi reali e nessuno deve sottovalutarli. Ma la strada per affrontarli è un'altra. Occorre innanzitutto rafforzare la sanità territoriale, costruendo percorsi dedicati soprattutto alle persone fragili e ai pazienti oncologici e organizzando meglio la gestione dei codici a bassa intensità, anche attraverso una maggiore integrazione della continuità assistenziale con gli ospedali nei grandi centri.
Dobbiamo evitare che il pronto soccorso diventi il luogo in cui si cerca una risposta a qualsiasi bisogno sanitario. Allo stesso tempo servono più posti nelle strutture post-ricovero per quei pazienti che non possono ancora tornare a casa, ma che non devono necessariamente occupare un posto ospedaliero. Altro nodo centrale è quello del personale: bisogna assumere medici, infermieri e professionisti sanitari e rendere più veloci le consulenze. Quando è possibile, alcune prestazioni devono essere potenziate direttamente sul territorio, evitando ai cittadini inutili percorsi e attese. E sia chiaro: assumere infermieri e professionisti non è un disavanzo né un peso per i conti della Regione. È un investimento indispensabile per la salute delle persone.
C'è poi un tema che rischia di essere dimenticato: il rapporto umano.
L'empatia è una componente fondamentale della cura. In alcune aree, soprattutto nell'emergenza, può essere sacrificata dai ritmi frenetici e da una condizione permanente di pressione. Non sempre è una questione di cattiva volontà: spesso è il risultato di un sistema nel quale il tempo non basta mai. Ma dobbiamo lavorare per recuperare quella relazione umana che è parte integrante della cura.
Infine, un richiamo anche all'utilizzo dei social. La violenza non è soltanto quella fisica o verbale che avviene nei reparti. Può assumere anche la forma di una gogna mediatica, di un post scritto a caldo e condiviso per alimentare rabbia e indignazione. Capisco lo sfogo di chi vive una situazione di difficoltà, ma questo tipo di comunicazione non aiuta né chi aspetta di essere curato né chi ogni giorno indossa un camice bianco. Abbiamo bisogno di meno gogne mediatiche, più studio dei problemi e soprattutto più rispetto reciproco.
La politica ha il compito di organizzare questi processi, di affrontare i problemi alla radice e di creare le condizioni perché cittadini e operatori sanitari non siano messi gli uni contro gli altri. È anche per questo che ho scelto di candidarmi e di ricoprire il ruolo di consigliere regionale.
Nonostante tutto, continuo ad amare la mia professione e continuo a fare il medico, soprattutto in giornate come queste. Perché dietro ogni camice bianco c'è una persona che ha scelto di prendersi cura degli altri".
Quante volte abbiamo pensato, magari anche solo per un istante, che aggredire verbalmente o fisicamente un medico o un operatore sanitario potesse servire a sbloccare una situazione? È esattamente il contrario: la violenza non risolve i problemi della sanità, li rende ancora più difficili da affrontare.
Il clima che si è creato intorno a chi lavora nella sanità è sempre più preoccupante. Medici, infermieri e operatori sanitari, soprattutto nei reparti di emergenza-urgenza, stanno vivendo condizioni di lavoro che possono diventare insostenibili. Se una professione viene percepita come pericolosa, il rischio concreto è quello di allontanare proprio quelle professionalità di cui abbiamo più bisogno. La risposta non può essere quella dello scontro tra cittadini e operatori sanitari.
Conosco bene la rabbia di chi aspetta per ore in un pronto soccorso o di chi si trova davanti a liste d'attesa troppo lunghe. Sono problemi reali e nessuno deve sottovalutarli. Ma la strada per affrontarli è un'altra. Occorre innanzitutto rafforzare la sanità territoriale, costruendo percorsi dedicati soprattutto alle persone fragili e ai pazienti oncologici e organizzando meglio la gestione dei codici a bassa intensità, anche attraverso una maggiore integrazione della continuità assistenziale con gli ospedali nei grandi centri.
Dobbiamo evitare che il pronto soccorso diventi il luogo in cui si cerca una risposta a qualsiasi bisogno sanitario. Allo stesso tempo servono più posti nelle strutture post-ricovero per quei pazienti che non possono ancora tornare a casa, ma che non devono necessariamente occupare un posto ospedaliero. Altro nodo centrale è quello del personale: bisogna assumere medici, infermieri e professionisti sanitari e rendere più veloci le consulenze. Quando è possibile, alcune prestazioni devono essere potenziate direttamente sul territorio, evitando ai cittadini inutili percorsi e attese. E sia chiaro: assumere infermieri e professionisti non è un disavanzo né un peso per i conti della Regione. È un investimento indispensabile per la salute delle persone.
C'è poi un tema che rischia di essere dimenticato: il rapporto umano.
L'empatia è una componente fondamentale della cura. In alcune aree, soprattutto nell'emergenza, può essere sacrificata dai ritmi frenetici e da una condizione permanente di pressione. Non sempre è una questione di cattiva volontà: spesso è il risultato di un sistema nel quale il tempo non basta mai. Ma dobbiamo lavorare per recuperare quella relazione umana che è parte integrante della cura.
Infine, un richiamo anche all'utilizzo dei social. La violenza non è soltanto quella fisica o verbale che avviene nei reparti. Può assumere anche la forma di una gogna mediatica, di un post scritto a caldo e condiviso per alimentare rabbia e indignazione. Capisco lo sfogo di chi vive una situazione di difficoltà, ma questo tipo di comunicazione non aiuta né chi aspetta di essere curato né chi ogni giorno indossa un camice bianco. Abbiamo bisogno di meno gogne mediatiche, più studio dei problemi e soprattutto più rispetto reciproco.
La politica ha il compito di organizzare questi processi, di affrontare i problemi alla radice e di creare le condizioni perché cittadini e operatori sanitari non siano messi gli uni contro gli altri. È anche per questo che ho scelto di candidarmi e di ricoprire il ruolo di consigliere regionale.
Nonostante tutto, continuo ad amare la mia professione e continuo a fare il medico, soprattutto in giornate come queste. Perché dietro ogni camice bianco c'è una persona che ha scelto di prendersi cura degli altri".