Olio di oliva, allarme dei frantoiani: “Senza interventi urgenti è a rischio il ritiro delle olive”
Documento unitario delle principali associazioni nazionali e territoriali. Chiesta la convocazione di un tavolo di crisi con il MASAF e le Regioni
giovedì 30 luglio 2026
8.49
Il rischio concreto che numerosi frantoi non siano nelle condizioni di ritirare le olive e l'olio della prossima campagna olearia. È l'allarme lanciato dalle principali associazioni nazionali e territoriali dei frantoiani, che hanno sottoscritto e inviato alle istituzioni un documento unitario sulla grave crisi del comparto olivicolo-oleario.
La saturazione dei depositi, ancora occupati dalle giacenze invendute della scorsa stagione, e la mancanza di liquidità stanno mettendo in difficoltà le imprese di trasformazione. L'immobilizzo dei capitali nel prodotto stoccato rischia, infatti, di impedire ai frantoi di acquistare e pagare la nuova produzione nei termini previsti dalla normativa.
La crisi nasce anche dal forte squilibrio registrato durante l'ultima campagna: i frantoiani hanno acquistato la materia prima a prezzi particolarmente elevati, mentre le successive quotazioni di mercato sono scese al di sotto dei costi sostenuti. Le imprese si trovano così costrette a scegliere tra mantenere l'olio nei depositi o venderlo subendo rilevanti perdite economiche.
A rendere ancora più pesante la situazione contribuiscono l'aumento dei costi dell'energia, della logistica e dei trasporti, oltre agli oneri legati alla movimentazione e alla gestione delle sanse e delle acque di vegetazione.
"Il rischio è concreto: senza spazio nei depositi e senza liquidità, molti frantoi potrebbero non essere nelle condizioni di ritirare e pagare le olive della prossima campagna", dichiara Alberto Amoroso, presidente di AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari - Non è una crisi che riguarda soltanto le imprese di trasformazione. Se i frantoi si fermano, gli olivicoltori restano senza uno sbocco per il raccolto e viene messa in pericolo la tenuta dell'intera filiera olivicola italiana. Per questo è necessario intervenire adesso, prima dell'avvio della nuova campagna".
Le associazioni denunciano inoltre il mancato coinvolgimento dei frantoiani nei principali momenti di confronto istituzionale, a partire dal Tavolo Olio convocato dal Ministero dell'Agricoltura il 14 luglio scorso, al quale non hanno partecipato le rappresentanze delle imprese, cooperative e industriali di trasformazione. Una situazione riscontrata anche a livello regionale, nei tavoli dedicati ai prossimi interventi e bandi per il settore.
Le organizzazioni firmatarie chiedono pertanto la convocazione immediata di un tavolo di crisi alla presenza del ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida e degli assessori regionali competenti, per individuare soluzioni capaci di scongiurare il blocco dei ritiri e tutelare la stabilità economica delle imprese.
Tra le misure da esaminare con urgenza figura la richiesta già presentata al MASAF di promuovere presso l'ABI una moratoria sulle esposizioni bancarie dei frantoi.
"Non si può decidere il futuro dell'olio italiano senza ascoltare chi produce l'olio, custodisce il prodotto e sostiene direttamente il rischio economico della commercializzazione - conclude Amoroso - Chiediamo ascolto, responsabilità e risposte concrete. Salvaguardare i frantoi significa proteggere gli olivicoltori, l'occupazione e il futuro produttivo dei territori".
Il documento è sottoscritto da AIFO, FOA Italia, Assofrantoi, CNA Agroalimentare e Confartigianato Frantoiani, insieme alle rappresentanze regionali ASFO – Associazione Siciliana Frantoi Oleari, Associazione Frantoiani Oleari di Sicilia, Associazione Frantoi Oleari Calabria Citra, Assofrantoi Calabria, AFP – Associazione Frantoiani di Puglia, FIOQ – Frantoiani Italiani Olio di Qualità e Assofrantoi Puglia.
La saturazione dei depositi, ancora occupati dalle giacenze invendute della scorsa stagione, e la mancanza di liquidità stanno mettendo in difficoltà le imprese di trasformazione. L'immobilizzo dei capitali nel prodotto stoccato rischia, infatti, di impedire ai frantoi di acquistare e pagare la nuova produzione nei termini previsti dalla normativa.
La crisi nasce anche dal forte squilibrio registrato durante l'ultima campagna: i frantoiani hanno acquistato la materia prima a prezzi particolarmente elevati, mentre le successive quotazioni di mercato sono scese al di sotto dei costi sostenuti. Le imprese si trovano così costrette a scegliere tra mantenere l'olio nei depositi o venderlo subendo rilevanti perdite economiche.
A rendere ancora più pesante la situazione contribuiscono l'aumento dei costi dell'energia, della logistica e dei trasporti, oltre agli oneri legati alla movimentazione e alla gestione delle sanse e delle acque di vegetazione.
"Il rischio è concreto: senza spazio nei depositi e senza liquidità, molti frantoi potrebbero non essere nelle condizioni di ritirare e pagare le olive della prossima campagna", dichiara Alberto Amoroso, presidente di AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari - Non è una crisi che riguarda soltanto le imprese di trasformazione. Se i frantoi si fermano, gli olivicoltori restano senza uno sbocco per il raccolto e viene messa in pericolo la tenuta dell'intera filiera olivicola italiana. Per questo è necessario intervenire adesso, prima dell'avvio della nuova campagna".
Le associazioni denunciano inoltre il mancato coinvolgimento dei frantoiani nei principali momenti di confronto istituzionale, a partire dal Tavolo Olio convocato dal Ministero dell'Agricoltura il 14 luglio scorso, al quale non hanno partecipato le rappresentanze delle imprese, cooperative e industriali di trasformazione. Una situazione riscontrata anche a livello regionale, nei tavoli dedicati ai prossimi interventi e bandi per il settore.
Le organizzazioni firmatarie chiedono pertanto la convocazione immediata di un tavolo di crisi alla presenza del ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida e degli assessori regionali competenti, per individuare soluzioni capaci di scongiurare il blocco dei ritiri e tutelare la stabilità economica delle imprese.
Tra le misure da esaminare con urgenza figura la richiesta già presentata al MASAF di promuovere presso l'ABI una moratoria sulle esposizioni bancarie dei frantoi.
"Non si può decidere il futuro dell'olio italiano senza ascoltare chi produce l'olio, custodisce il prodotto e sostiene direttamente il rischio economico della commercializzazione - conclude Amoroso - Chiediamo ascolto, responsabilità e risposte concrete. Salvaguardare i frantoi significa proteggere gli olivicoltori, l'occupazione e il futuro produttivo dei territori".
Il documento è sottoscritto da AIFO, FOA Italia, Assofrantoi, CNA Agroalimentare e Confartigianato Frantoiani, insieme alle rappresentanze regionali ASFO – Associazione Siciliana Frantoi Oleari, Associazione Frantoiani Oleari di Sicilia, Associazione Frantoi Oleari Calabria Citra, Assofrantoi Calabria, AFP – Associazione Frantoiani di Puglia, FIOQ – Frantoiani Italiani Olio di Qualità e Assofrantoi Puglia.