La presidenza della CEI esprime vicinanza e affetto a Papa Leone XIV

La dichiarazione Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto e Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese

lunedì 13 aprile 2026 21.54
La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, rinnovando la piena comunione con il Santo Padre Leone XIV, esprime rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Unendosi a quanto affermato dal Presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, Mons. Paul S. Coakley, ricorda che il Papa non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace. In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Santo Padre vicinanza, affetto e preghiera, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero.
Anche i vescovi pugliesi, rappresentati di mons. Giuseppe Satriano, esprimono affetto e vicinanza al Santo Padre. De seguito il testo dell'Arcivescovo di Bari e presiedente della CEP:

«Di fronte alle recenti dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nei confronti del Santo Padre Papa Leone XIV, sento il dovere di esprimere, a nome delle Chiese di Puglia, profonda indignazione e ferma condanna.
Non si tratta di parole semplicemente inappropriate: si tratta di un attacco che ferisce non solo la persona del Pontefice, ma il significato stesso del suo ministero. Il Papa non è un interlocutore politico da contrapporre o delegittimare: è il Successore di Pietro, segno visibile di unità e voce profetica che richiama instancabilmente l'umanità ai sentieri della pace, della giustizia e della verità.
In un tempo lacerato da guerre, divisioni e fragilità globali, appare quanto mai grave e inaccettabile ogni tentativo di ridurre la parola del Santo Padre a una logica di schieramento».

La voce del Papa è oggi una delle poche che, con libertà evangelica, osa denunciare le ingiustizie, difendere i più deboli e indicare la via esigente della pace. Svilirla o screditarla significa rendere più fragile la speranza di un'umanità riconciliata.
Per questo, mentre rinnoviamo al Santo Padre la nostra filiale comunione, la vicinanza e la preghiera, chiediamo con forza che ogni espressione pubblica sia improntata al rispetto e alla responsabilità, specialmente quando in gioco vi sono la dignità delle persone e il futuro della convivenza tra i popoli.
Non possiamo tacere quando la parola, che dovrebbe costruire ponti, viene piegata a logiche che alimentano fratture. È tempo, invece, di riconoscere e custodire ogni autentico impegno per la pace ».