La buona sanità: «Colpita da una malattia rara, nell’ospedale di Andria ho ritrovato la vita»
La testimonianza di Anna Maria Barresi dopo la diagnosi di sindrome di Guillain-Barré
venerdì 13 marzo 2026
0.16
Una malattia rara, improvvisa e devastante che nel giro di poco tempo ha paralizzato il suo corpo. Ma anche una storia di rinascita, di competenza medica e di umanità. È quella raccontata da Anna Maria Barresi, che ha voluto condividere pubblicamente la sua esperienza con la sindrome di Guillain-Barré, una patologia neurologica poco frequente che può provocare una progressiva paralisi degli arti.
«Sono stata colpita da una malattia rara che mi ha improvvisamente paralizzata, prima agli arti inferiori e poi a quelli superiori», racconta Barresi. Un percorso drammatico, iniziato con sintomi inizialmente sottovalutati.
Il suo messaggio, infatti, è prima di tutto un appello all'ascolto. «Quando i primi sintomi sono comparsi - spiega - i sanitari del 112 arrivati a casa hanno attribuito tutto all'ansia, sottovalutando le mie parole. Ma il corpo non mente. Se fossi stata ascoltata subito, forse la diagnosi sarebbe arrivata prima».
La svolta è arrivata all'ospedale di Andria, dove Barresi racconta di aver trovato una vera eccellenza sanitaria. «La mia salvezza è stata lì - afferma - grazie al primario dottor Gianluca Masi e alla sua equipe: professionisti competenti, rapidi nella diagnosi e dotati di una grande empatia».
Parole di profonda gratitudine anche per tutto il personale sanitario del reparto. «Infermieri, OSS e ausiliari sono stati pilastri fondamentali: mi hanno fatto sentire in famiglia, con un sorriso e una mano sempre tesa». Un ringraziamento speciale è rivolto alla fisioterapista Nunzia Silvestre, che ha accompagnato Barresi nelle prime fasi del recupero: «Con dolcezza e sicurezza mi ha presa per mano in questo percorso così difficile».
Secondo Barresi, proprio il lavoro di squadra tra medici, operatori sanitari e terapisti rappresenta la vera forza che permette ai pazienti di affrontare la malattia con maggiore serenità.
Ora per lei si apre una nuova fase. «Domani inizierò il percorso riabilitativo: sarà un periodo intenso, ma necessario per tornare alla mia vita e riabbracciare i miei nipotini, che sono la mia vera linfa vitale».
Il suo pensiero finale è un ringraziamento sentito: «Grazie a chi mi ha curata e a chi saprà sempre ascoltare i pazienti. E grazie a tutti coloro che hanno sostenuto me e la mia famiglia con affetto sincero».
Il suo messaggio, infatti, è prima di tutto un appello all'ascolto. «Quando i primi sintomi sono comparsi - spiega - i sanitari del 112 arrivati a casa hanno attribuito tutto all'ansia, sottovalutando le mie parole. Ma il corpo non mente. Se fossi stata ascoltata subito, forse la diagnosi sarebbe arrivata prima».
Parole di profonda gratitudine anche per tutto il personale sanitario del reparto. «Infermieri, OSS e ausiliari sono stati pilastri fondamentali: mi hanno fatto sentire in famiglia, con un sorriso e una mano sempre tesa». Un ringraziamento speciale è rivolto alla fisioterapista Nunzia Silvestre, che ha accompagnato Barresi nelle prime fasi del recupero: «Con dolcezza e sicurezza mi ha presa per mano in questo percorso così difficile».
Ora per lei si apre una nuova fase. «Domani inizierò il percorso riabilitativo: sarà un periodo intenso, ma necessario per tornare alla mia vita e riabbracciare i miei nipotini, che sono la mia vera linfa vitale».
Il suo pensiero finale è un ringraziamento sentito: «Grazie a chi mi ha curata e a chi saprà sempre ascoltare i pazienti. E grazie a tutti coloro che hanno sostenuto me e la mia famiglia con affetto sincero».