don Riccardo Agresti al lavoro al tarallificio
don Riccardo Agresti al lavoro al tarallificio "Senza Sbarre"
Attualità

Forse una matrice dolosa nell'incendio a contrada San Vittore

Distrutti circa sette ettari di uliveto del progetto diocesano "Senza Sbarre" di don Riccardo Agresti e don Vincenzo Giannelli

Potrebbe essere di natura dolosa l'incendio che meno di 48 ore fa, ha mandato distrutti circa 30 ettari di superficie agricola in contrada San Vittore ad Andria, incenerendo anche un uliveto di circa sette ettari facente parte della masseria in cui è alloggiato il progetto diocesano "Senza Sbarre" di Don Riccardo Agresti e don Vincenzo Giannelli. Nel frattempo don Riccardo Agresti è tornato al lavoro con i ragazzi, tra detenuti ed ex detenuti, affidati dall'Autorità giudiziaria al programma di reinserimento e risocializzazione, impegnati nella produzione dei vari tipi di taralli.

- Al lavoro ma con qualche dubbio su quanto è accaduto: l''incendio dell'altro giorno ha mandato in fumo non solo un oliveto che portava olio EVO ma soprattutto un campo dove i ragazzi lavoravano per un progetto sociale.
"Lo stato d'animo è sofferente, come chi vede delle cose costruite e poi ad un tratto finite. L'esperienza dell'uomo è quella di chi si affezione al lavoro, ma anche a dei progetti che poi vengono distrutti. Vedremo nei prossimi giorni quello che accadrà".

- Una pagina dolorosa come altre vissute da lei e dal progetto Senza Sbarre, che dal 2016 il Vescovo Mansi le ha affidato. La Provvidenza l'aiuterà e gli uomini? Confida in qualche sostegno economico?
"Credo nella Provvidenza e di quanto ella potrà fare, con qualcosa di eccezionale per questo luogo che è di tutti: se amiamo questo luogo stiamo amando noi stessi e quindi la società. Parlare soltanto e non agire è un delitto. Appena si è diffusa la notizia mi hanno chiamato in tanti, ad iniziare dal Vescovo Mansi e da altre persone autorevoli. Ecco, io non solleciterò nessuno ma sono convinto che la Provvidenza muoverà la sensibilità del cuore di tante persone che così potranno restituire qualcosa, per questo luogo in cui coltiviamo la speranza".

- Il fuoco prima di arrivare alla masseria ha percorso numerosi appezzamenti, distruggendoli. Cosa pensa sia accaduto? I Vigili del fuoco cosa le hanno detto? A cosa lei pensa? Un incendio fortuito, accidentale oppure la mano cattiva di qualcuno?
"Ho chiesto ai Vigili del fuoco la natura di questo incendio, ma vi è stata una risposta evasiva, quasi senza impegno. Al di là della dedizione al loro lavoro, ho constatato in questo doloroso frangente, un intervento molto lento forse perché nelle stesse ore erano in corso molti incendi e l'impegno del personale dei Vigili del fuoco era su vari fronti. Credo che dopo la nostra telefonata vi fosse stato un maggior coordinamento dei soccorsi, forse avremmo evitato i danni che oggi constatiamo, ma è anche vero con i se e con i ma non si costruisce nulla. Dopo quanto accaduto vi è il nostro totale impegno a ricostruire quello che è andato distrutto, rendendo questo fortino della speranza, ancora più forte, ancora pieno di gioia. Ecco, quando ci sono queste tempeste, lo scoraggiamento non deve prevalere, ma deve prevalere su ogni silenzio. Non escludo che ci sia anche chi ci vuole del male. Non escludo nulla, perché abbiamo dei punti sensibili in Masseria. Certo che mi sono domandato come è potuto accadere questo incendio. Posso solo dire che in quello che è avvenuto ci sono delle cose che non coincidono e non escludo la natura dolosa dell'incendio", conclude don Riccardo Agresti.
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